Critiche al decreto legge anti femminicidio nell’ultima puntata della LID

Diego Sabatinelli parla di decreto legge anti-femminicidio intervistando Valentina Morana e Valerio Spigarelli.

radioradicaleNell’ultima puntata della rubrica a cura della LID (lega italiana per il divorzio breve) su radio radicale, Diego Sabatinelli ha condotto una lunga intervista con la psicologa investigativa Valentina Morana e il presidente dell’Unione Camere Penali Italiane Valerio Spigarelli, parlando diffusamente del decreto legge anti-femminicidio. Entrambi gli ospiti della trasmissione si sono scagliati duramente su quanto pervenutoci tramite il consiglio dei ministri che ha approvato il decreto, del quale ancora non è stato reso pubblico il testo cui sarà data lettura in Parlamento il 20 agosto. I punti fondamentali della normativa sono, però, trapelati tramite l’assemblea e poco o niente è sfuggito alle critiche dei due.

La Morana è la prima a lanciare pesanti bordate ai punti cardine della norma, lamentando un deficit di scientificità nei dati criminologici su cui il decreto si basa. Essendo un decreto legge costruito, per definizione, su situazioni straordinarie di emergenza, la psicologa critica con forza le cifre che il governo ha lasciato trapelare e sulle quali ha costruito la presunta emergenza, cifre a detta sua ritoccate ad arte. Anche Spigarelli individua lo stesso problema, ma lo fa accusando il governo di aver costruito il decreto (come tante altre precedenti normative penali) sul concetto di “sicurezza percepita“, affermando cioè che gli estensori della norma fossero consapevoli dell’assenza di una situazione emergenziale, ma che, essendo le violenze nei confronti delle donne percepite dalla società come un problema reale, anche in assenza di una reale emergenza la normativa servirebbe comunque a quietare gli animi. Secondo Spigarelli il concetto è talmente sfuggente e strumentalizzabile da non poter essere utilizzato come base di una normativa penale, sopratutto perché si finirebbe per legiferare in base agli argomenti cui i giornali, spesso in carenza di fatti su cui scrivere, danno maggior rilievo. “In campo penale si dovrebbe legiferare avendo di mira i beni costituzionalmente garantiti e non l’urgenza del momento e meno che mai quella della sicurezza percepita”, afferma il presidente dell’Unione Camere Penali.

Riguardo alla possibilità per la polizia giudiziaria di allontanare il coniuge violento dalla casa familiare, Spigarelli parla di “un potere che può diventare incontrollato e fortemente strumentalizzabile”, essendo la normativa anti-femminicidio comprensiva di un vasto range di casi, che possono sì essere a volte molto gravi, ma possono anche spesso riguardare situazioni di minore intensità risolvibili con metodi meno drastici. Anche l‘irrevocabilità della querela è duramente criticata dai due ospiti, sopratutto dalla Morana, secondo la quale finirebbe per essere un freno alla denunce, più che una tutela al buon esito delle stesse. Da tempo le associazioni a difesa delle donne premono perché i reati di violenza di genere siano procedibili d’ufficio, esonerando così la vittima dal gravoso onere di querela. Potenziare poi i centri di accoglienza renderebbe possibile, per le vittime di maltrattamenti, trasferirsi temporaneamente in un posto lontano dalle minacce e dai pericoli, finché la giustizia non elimini ogni possibile escalation di violenze.

La psicologa solleva poi il problema del permesso  di soggiorno per motivi umanitari conferito alla vittima di maltrattamenti che denunci gli stessi, che costituirebbe per le donne straniere più in difficoltà una ghiotta occasione per risolvere un problema, quello della permanenza sul territorio dello Stato, a detta di Spigarelli “fenomenale”, ma che comporterebbe un vero e proprio boom di denunce basate su fatti inconsistenti.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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