Cornelia, esempio immortale

DSC_0136 Jules Cavelier - Cornelia, mother of the GracquesScelgo questo ritratto oggi, 25 Febbraio, giorno di voto, lo scelgo oggi è non è un caso, lo scelgo per dire una cosa che per me è importante, oggi come sempre.

Questo ritratto, un vero ritratto non è. È uno schizzo a matita, lieve sulla ruvida carta, traspaiono nitidi lineamenti che parlano da soli, delicati, e linee di una grande forza morale.
Questo ritratto è un invito alla riflessione, un piccolo input per, mi auguro, profondi pensieri.

Oggi viaggiamo nel tempo, più di due millenni indietro vi porto; siamo nell’affascinante scenario della Roma Repubblicana fatto di toghe rosse e fervido di idee. Molti personaggi si muovono ivi, alcuni degni di nota, altri meno, tra tutti, una donna il cui messaggio etico sopravvive ancora.

La Roma di oggi la ricorda, a lei è dedicata una biblioteca, a lei una stazione della metropolitana, è bello cercare di capire le città, a seconda dei personaggi del passato che vogliono celebrare.
Parlo di Cornelia, nome assai diffuso all’epoca; non possiamo sbagliare, è la madre dei Gracchi, colei che sopravvive nella memoria.

Cornelia nacque nel 190 a.C. da Publio Cornelio Scipione Africano ed Emilia, per sposare poi Sempronio Gracco. Dei suoi dodici figli, ne sopravvissero solo tre, Tiberio, Gaio e Sempronia. Rimase vedova e rifiutò le nozze col Re d’Egitto, per occuparsi di essi e della loro educazione.

Erano quelli i tempi in cui le donne godevano di un certo prestigio, anche se costrette ad agire dietro le quinte. Non sappiamo se fu così anche per lei, ma, sicuramente, sulla formazione dei tre bambini influì molto quel carattere che contemplava le più grandi doti delle matrone romane per eccellenza. Saggezza e morigeratezza. Forza d’animo unita a grandi capacità di accettazione.

Morì nel 100 a.C. Molti le erano vicino, tra gli uomini illustri del tempo. Roma volle ricordarla con una statua nel Foro, recante la scritta
“Cornelia, figlia dell’Africano, madre dei Gracchi”.

Il suo lato materno mai viene meno. Ed è il lato materno, quello che la rende immortale, anche grazie ad una delicatissima leggenda.
Alle ricche amiche che le mostravano, vantandosi, i loro ori, lei, mostrando i figli, diceva
“Ecco i miei gioielli!”

Con questa piccola perla, che ogni volta mi commuove, vi saluto in punta di piedi.

Sheyla Bobba

Classe 1978.

È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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