Corea: economia della Guerra

Dietro una guerra ci sono sempre interessi economici. Le ideologie, le religioni o quant’altro si possa dichiarare per darne una motivazione sono solo dei paraventi. Quasi sempre si tratta di accaparramento di risorse, quelli che vengono definiti “gli alti costi dei conflitti” non fanno altro che movimentare grossi flussi di capitali, basti pensare agli alti profitti che ricavano le industrie belliche.

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Dietro la retorica anticapitalista del giovane leader nordcoreano Kim Jong-un che già da settimane minaccia intenti guerrafondai contro la confinante Corea del Sud, il Giappone e gli Stati Uniti si cela una situazione economica al tracollo che proveremo ad esaminare.

Secondo le stime presentate da Seul, il debito complessivo che Pyongyang ha contratto, secondo quanto riportato la versione inglese di Chosun Ilbo, il principale quotidiano della sudcorea, ammonterebbe (stime rilevate nel 2012) a 20 miliardi di dollari presi in prestito principalmente dalla Russia e dai suoi alleati prima del crollo del muro di Berlino nel 1989. il Paese risulta essere una delle economie più isolate del mondo con un Prodotto Interno Lordo che si avvicina ai 28 miliardi di dollari. Secondo stime della Cia, il redditto procapite di quella zona è di 1800 dollari, ponendo la Corea del Nord al 194° posto nelle classifiche mondiali e la sua economia rappresenta solo il 3% di quella di Seul che si avvicina invece a un triliardo di dollari.

Da quanto afferma il Dipartimento di Stato americano, lo stato del Nord, oltretutto ricchissimo di minerali, continua a mantenere il triste primato del 37% di bambini sotto la soglia della denutrizione (stima del 2004), mentre, sempre a quella data, destinava il 20% del Pil nel settore degli armamenti.

Il crollo dell’economia, iniziato negli anni ’90 ha messo la Corea del Nord nell’impossibilità di far fronte agli interessi e al debito accumulato.

La Russia, principale alleata, insieme alla Cina, del governo di Pyongyang ha cancellato 8 miliardi di debito in cambio, pare, della compartecipazione allo sfruttamento alle risorse naturali.

Altro tentativo di ridurre il debito con l’Ungheria, la Repubblica Ceca e l’Iran è stato quello di tentare una sorta di “scambio di prodotti” offrendo ginseng ai primi due e alcuni sottomarini all’Iran.

Infine, nonostante lo stato latente di guerra con Seul che dura da circa 60anni, un protocollo di collaborazione tra i due Stati aveva dato vita al progetto Kaesong Industrial Complex, dove la Corea del Sud, attraverso 123 aziende metteva a disposizione i capitali, mentre lo Stato del Nord partecipava con la mano d’opera, ma proprio in questi ultimi giorni, a causa della recrudescenza degli atriti fra i due Paesi, ha decretato, di fatto, la chiusura di ogni attività, creando a Pyongyang, un’ulteriore isolamento dalla comunità internazionale e un ulteriore “batosta” alla sua economia.

Secondo l’Institute of World Economy tra il 2021 e il 2030, la Corea del Nord potrebbe collassare con il conseguente assorbimento da parte dello Stato del Sud o con un processo di riunificazione.

Questi gli studi e le proiezioni che gli analisti avevano fatto fino a poco tempo fa, ma evidentemente, nelle mire di kim Sung-on, non sono presenti progetti di sviluppo economico di largo respiro che possano rimettere lo Stato, come già detto ricchissimo di risorse naturali, in competizione economica con la comunità internazionale.

Forse, il giovane dittatore si sente messo alle corde e con questa nuova mossa tenta di giocare il tutto per tutto non considerando che se le cose dovessero andare avanti su questa pericolosa strada di escalation militare, l’unico che ne trarrà, ancora una volta beneficio sarà proprio il capitalismo internazionale che la politica stalinista vorrebbe combattere.

Intanto i mercanti d’armi si fregano le mani

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