Corea del Nord, minacce concrete

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Dopo le minacce di questi giorni di fare ricorso alle armi nucleari contro le basi USA stanziate nel Pacifico nell’isola di Guam, a nord est delle Filippine e a quelle esistenti in Giappone, il governo stalinista di Pyongyang si fa ancora più arrogante posizionando un missile a testata atomica sulla costa orientale della penisola.

Le informazioni sono tuttora incerte: si parla di esercitazioni militari, ma sicuramente, dopo le affermazioni del governo nordcoreano di muovere un attacco contro gli Stati Uniti, lasciano posto a una certa preoccupazione.

Nel frattempo gli americani hanno provveduto a spostare il suo sofisticato apparato antimissile, il THAAD (Terminal High Altitude Area Defens), già destinato alla difesa dello stato di Israele, nella sua base nel Pacifico aumentando oltretutto il contingente militare con altre unità schierando, oltre gli F-22 e la difesa anti-missilistica, il proprio Battaglione Chimico.

A questo punto è chiaro che, anche se le diplomazie, in primo grado quelle americane, cinesi e russe, tendono a minimizzare la vicenda, affermando che la provocazione del dittatore Kim Jong-un è solo una maniera per aumentare il proprio potere, il rafforzamento delle truppe di Pechino presso la frontiera e l’aumento del contingente americano nell’area in questione destano una certa preoccupazione.

Il missile schierato dalla Corea del Nord, infatti, è definito a media gittata, ovvero potrebbe colpire in un area di 2400 Km, minacciando, ipoteticamente, le isole Hawaii, quindi il territorio degli Stati Uniti.

Nel frattempo, la situazione nel distretto di Kaesong, rimane in una posizione di stallo a cui si aggiunge la minaccia, da parte del governo di Pyongyang, di ritirare i 53000 lavoratori che operano in quella zona, mettendo così in crisi le 123 aziende sudcoreane che hanno investito in quella zona di cooperazione congiunta tra i due stati.

A tutt’ora dunque, la situazione è ingarbugliata mentre il mondo spera che le varie diplomazie riescano a trovare una soluzione a questa pericolosa e delicata situazione che agita le acque del Pacifico, per ora non ci resta che attendere l’evolversi degli avvenimenti e sperare che il buon senso prevalga sul fanatismo

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               

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