Chiamò il figlio Adolf Hitler, in tribunale con la divisa del Führer

Nel 2008 Heath Campbell finì sotto accusa per un avvenimento che, all’epoca, destò parecchio clamore: l’uomo, infatti, chiamò il figlio Adolf Hitler.

Chiamò il figlio Adolf Hitler

Era il 2008 quando una notizia, proveniente dagli U.S.A., scatenò le ire dell’opinione pubblica, anche oltre i confini statunintensi: Heath Campbell, infatti, finì nell’occhio del ciclone visto che un negozio si rifiutò categoricamente di scrivere il nome del suo figlioletto sulla torta di compleanno. Un gesto che, all’apparenza, potrebbe risultare strano ed incomprensibile, ma una volta scoperto il nome del pargoletto, tutto è apparso più chiaro: l’uomo, infatti, chiamò il figlio Adolf Hitler.

Campbell non ha mai nascosto la sua indole nazista, sfoggiandola a tutto spiano alle telecamere e agli obiettivi delle macchine fotografiche. La moglie Deborah, in merito, commentò con disprezzo la notizia, esternando le seguenti dichiarazioni:

Non possono nemmeno fare una torta per un piccoletto di tre anni? È una cosa molto triste. Si deve accettare un nome; un nome è un nome.

Ovviamente l’opinione pubblica rimase letteralmente scossa da tali affermazioni: l’incubo delle ideologie naziste è ancora vivo nella memoria collettiva, nonostante siano passati decenni su decenni, ma la notizia si perse lì, come tante altre, come una bolla di sapone.

Il 4 giugno Heath Campbell s’è presentato in tribunale, a New York, provocando ancora sdegno ed ira: l’uomo, infatti, ha fatto la sua apparizione sfoggiando una divisa del Führer, con tanto di svastica in bella mostra disegnata sul collo. In molti hanno parlato di mera provocazione, ma la realtà, a quanto pare, è un altra: sia lui che la moglie, infatti, risultano vicini all’organizzazione Aryan Nation, e i tre figli rimanenti hanno tutti nomi d’ispirazione nazista.

Chiamò il figlio Adolf Hitler, e adesso ne paga le conseguenze: Campbell, infatti, s’è presentato in tribunale per chiedere di vedere un altro dei suoi figli, Heinrich, affidato ai servizi sociali poco dopo la sua nascita. Queste le parole dell’uomo:

Voglio dire al giudice che io amo i miei figli. Voglio fare il padre, lasciatemelo fare. Praticamente loro sostengono che, visto che sono nazista, gente come noi non ha alcun diritto costituzionale a combattere per i propri figli. Se sono buoni, i giudici sapranno andare oltre le apparenze.

Una diatriba che, a quanto pare, andrà avanti ancora a lungo.

Giuseppe Senese

Sono un laureando in Scienze e Tecnologie Informatiche, che nutre anche numerose passioni come la musica, il cinema e il calcio. Adoro il Rock Progressivo degli anni 70' (soprattutto quello britannico e quello italiano) e sono un tifoso sfegatato del Napoli.

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