Che volto per la canzone italiana?

22da872b94_2599539_medHo pensato a questa cavolata mentre ascoltavo un album dei Beirut e leggevo notizie dal mondo. In realtà mi son posto una domanda a cui non so rispondere.

Allora ho cominciato a pensare agli altri paesi, agli usi, alle consuetudini dei popoli; insomma, l’ho presa alla larga, è così che faccio quando non trovo qualcosa, cerco.
Chi cerca, gira, anche solo col pensiero, e chi gira per definizione non sta fermo, si guarda intorno, scruta i paesaggi, i tetti, le piazze, le pubblicità e i volti. Si, i volti. I volti sono la cornice del pensiero… sarà per questo che siamo tutti così uguali essendo diversi. Sarà per questo che in Oriente gli occhi tendono a chiudersi, come fossero stanchi… stanchi magari del passato, delle rivalità, della storia.

O sarà per questo che ad ovest dell’oceano Atlantico i lineamenti sono così marcati, solo al nord, s’intende; come se la forza economica, la certezza dei diritti, le speranze e i sogni realizzati avessero modellato i volti. E noi? Come sono i nostri volti? Che accordi suoniamo noi? Che corde tocchiamo?

Mi sembra incredibile pensare che sia facile disegnare gli altri e non noi stessi.

E mi chiedo di nuovo, se noi fossimo una canzone? Potremmo essere “La valigia dell’attore” di De Gregori, quando “viene a vedere lo strano effetto che fa la mia faccia nei vostri occhi, e quanta gente ci sta, e se stasera si alza una lira per questa voce che dovrebbe arrivare fino all’ultima fila”, e potremmo essere la bellissima colonna sonora di “C’era una volta il west” del maestro Morricone. E potremmo essere anche “Bella Ciao”, o forse lo siamo stati, magari lo saremo ancora. Non lo so.

Mi piace pensare che la Musica sia fatta dagli uomini ma che non sia per loro, come un dono, ma mai ricevuto. Forse comincio a rispondermi. Forse è più facile di quel che credevo, meno sorprendente. Come ho potuto pensare di dare un nome a tanti volti? Sarebbe come tracciare differenze che in realtà non esistono. Io sono convinto che in questo stesso momento ci sono almeno un migliaio di noi sparsi per il mondo, nelle loro macchine, nel parco, a lavoro o sotto la doccia che stanno ascoltando “isn’t she lovely” di Stevie Wonder… che altrettanti si stiano chiedendo come si chiami quel pezzo famoso degli Smiths che la radio sta trasmettendo… e che altri ancora piangano e ridano per la fine di qualcosa lasciandosi accompagnare da un album di Neil Young.

Certo, è vero anche che ci sono due o tre miliardi di noi che ballano il Gangnam style… Eh! Quella è un’altra storia, o forse no. La stessa cornice, un pensiero diverso.
L’avevo scritto sin dall’inizio che avevo pensato ad una cavolata, mi rimetto ad ascoltare i Beirut. Meglio.

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