Siamo ufficialmente e nuovamente in campagna elettorale

Nel Paese dei balocchi le promesse di fanno al ribasso, si diminuiscono le tasse, si cancellano le leggi, si riducono gli sprechi e contemporaneamente l’età pensionabile.

Al contempo si aumentano gli stipendi, i sussidi di disoccupazione, gli incentivi per le imprese. In questa nuova campagna elettorale si segue il trand della moda. Gli anni ’90 non sono solo sui manichini dei negozi. Silvio Berlusconi con i suoi piccoli aiutanti, un papabile Salvini come ministro degli interni, perché va bene tutto, ma pensare di dargli il Ministero del lavoro è impensabile, anche per chi in piena crisi vedeva i ristoranti pieni. Una Giorgia Meloni magari alla Farnesina. Un’Europa più unita, con muri e barriere e con dazi sulle importazioni.

Una comunità europea senza la moneta unica e senza negri che ci rubano il lavoro

Un Di Maio contro le alleanze, ma disposto a fare una gran bella colazione il 5 marzo. Antivaccinisti costretti a cancellare un profilo Facebook, perché se non è scritto sui social allora non esiste. Candidati spariti, altri non accettati perché magari nel 1945 hanno osannato i comunisti. Comandanti mai stati in politica, ma dimentichi di coprire il ruolo di assessore in una lista Pro PD.

In questa campagna elettorale, non dimentichiamoci però di un Matteo Renzi disperato e dispotico, circondato dai suoi amici e con una gran voglia di imparare il tedesco. Di una Bonino radicata e poco radicale e gli inguaribili romantici che, non avendo avuto il tempo e forse la lungimiranza di spostarsi verso LEU, si ritrovano spediti al confine.

Abbiamo i comunisti dell’ultima ora, quelli che fino a pochi mesi fa erano moderati, e poco moderatamente attaccati alla poltrona. Che ora invece riscoprono “bella ciao” e la giustizia sociale, perché siamo tutti liberi e uguali (di restare ancorati ai nostri posti).

Abbiamo una campagna elettorale a quattro gambe e un segno della Croce, pugni alzati contro il 41bis e marce su Ostia senza braccio destro teso

Il vero vincitore di questa campagna elettorale 2018 sarà però il partito dei delusi, degli illusi, dei nauseati che non hanno mai creduto nel “meglio il meno peggio”. L’astensionismo responsabile, perché non si può ridurre tutto al diritto dovere se tutto ciò che ci ruota intorno è fumo, puzza e bugie.

Non cambierà niente anche questa volta, perché non sono cambiate le persone, non sono cambiati gli slogan e non si è fatto altro che mescolare i candidati (imposti), come quando stai giocando a tombola e dopo 30 numeri la tua cartella è ancora totalmente sgombra dalle bucce di mandarino.

Marika Massara

Nata e cresciuta in provincia di Milano, emigrata in Calabria, adottata da Roma, non posso che definirmi italiana. Amo la mia Calabria, il mare d'inverno e il Rock. Da sempre attenta alla politica (più che ai politici), non posso che definirmi assolutamente di sinistra. Segni particolari: Milanista sfegatata.

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