Boom di immigrati, partenze dall’Italia verso la Germania

immigrazioneDestatis, l’istituto di statistica della Repubblica Federale Tedesca ha informato i Paesi dell’Eurozona del nuovo boom di immigrati che ha invaso il Paese in quest’ultimo anno.

Le partenze dall’Italia verso la Germania si sono incrementate del 40% e la nuova classe di immigrati non si sposta più dal Bel Paese in cerca di un posto in fabbrica, ma con una laurea in mano e le tasche piene di speranza.

Questa è l’ennesima conferma della tragica situazione che affligge i Paesi dell’Europa Meridionale, Italia compresa – con buona pace di Borghezio che dovrà accettare il fatto che ognuno di noi è il Sud di qualcun’altro-.

Come già accaduto nel secolo scorso i ragazzi italiani – stavolta dieci anni più giovani della media dei cittadini tedeschi- sono costretti a espatriare dal loro Paese, ad abbandonare la terra natìa i propri cari, a distruggere tutti i progetti che fin da bambini si erano costruiti nelle proprie menti in cerca di una nuova “America”.

Chissà cosa pensa la nostra classe politica, che tanto selvaggiamente si è accanita contro il Ministro Kyenge, di questa nuova disfatta made in Italy.

E se i nostri giovani venissero arrestati ogni volta che oltrepassano il confine senza avere un contratto di lavoro ad attenderli? Se la Germania decidesse di rinchiuderli, solo per il fatto di essere immigrati, in centri di accoglienza?

Che assurdità, gli italiani che emigrano non sono dei delinquenti, sono solo alla ricerca di un posto di lavoro migliore, di una vita migliore, non vanno in Germania sperando di rubare il lavoro a qualcun altro, ma solo per trovarne uno dignitoso per loro, e magari per i loro figli… 

La Destatis li chiama “i nuovi tedeschi”. Non immigrati, non ladri, non delinquenti. La Germania, come l’America, e credo come ogni altro Paese civile non ha paura di offrire lavoro a chi lo cerca, non ha paura di incrementare l’economia, sa che la ricchezza del proprio Stato è stata costruita anche dalle braccia degli stranieri che per anni e anni si sono spezzati la schiena nelle fabbriche tedesche.

Eppure anche i nostri connazionali sono stati discriminati e maltrattati dai tedeschi. Chi ha la possibilità di parlare con i primi migranti, quelli che  oggi sono rientrati in Italia dopo una vita passata all’estero potrà aprire la propria mente. Si sentirebbe dire quanto sia mortificante non essere considerato un tedesco, ma non sentirsi più tanto italiano perchè quarant’anni sono tanti, sono più di quelli che hai passato in patria se hai lasciato la tua terra a 20. Spiegherebbe che comunque è una soddisfazione essere riusciti a creare una famiglia, a mettere al mondo dei figli , ma che comunque resta una brutta sensazione quella di sapere che questi nonostante magari non dicano una parola in italiano ,vengano comunque additati perchè cognomi come “Caputo”, “Rossi”, “Brambilla”, di tedesco non hanno nulla.

L’anziano migrante direbbe anche che, nonostante gli ignoranti ed i razzisti siano ovunque, lo Stato, le istituzioni e la pubblica amministrazione tedesca, non gli hanno mai vietato di integrarsi con il resto della popolazione. Non gli hanno negato diritti, né hanno escluso loro ed i loro figli dalla possibilità di essere definiti tedeschi. Hanno preteso dei doveri, ma questo è quello che ogni buona nazione deve fare, insieme alla capacità di concedere possibilità di vita migliori a chi non ha avuto la fortuna di nascere in un posto altrettanto ricco.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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