Boldrini: “Migliorerò le carceri e la situazione delle donne”

Non è un incontro facile, quello di Laura Boldrini con i carcerati di Nisida, l’istituto penitenziario per minori di Napoli. “Signor presidente”, comincia un ragazzino, Alessio. Laura Boldrini spende il miglior sorriso per correggerlo. “Signora, meglio…”. Allora lui, entrato in cella a sedici anni, ormai 27 mesi fa, affronta di petto il presidente della Camera, anche se con l’educazione del “voi”. “Datemi un motivo per credere che farete qualcosa per noi appena uscita di qui: per il lavoro, per le prospettive, perché qualcuno ci metta in prova. Ma anche per le condizioni carcerarie”.

Boldrini: "Migliorerò le carceri e la situazione delle donne"Laura Boldrini non si scompone. “Pensate, ragazzi, che almeno questa è un’isola felice. Avete laboratori, avete spazi meravigliosi”. Lui, secco, non è intimidito: “Felice? Siamo in sovraffollamento, quattro e anche cinque di noi in una stanza. E in un reparto non c’è neanche l’acqua calda per motivi di manutenzione. E gli stessi problemi più gravi li hanno i nostri familiari rinchiusi a Poggioreale. Tanti ne sono passati come lei di qua, a fare promesse…”. Boldrini. “Tanti chi? Dipende”. Lui la provoca: “Anche un tale Giorgio Napolitano. È un pezzo pesante, o no?”

Doveva essere un “incontro vero“, tra la presidente Boldrini, accompagnata dai parlamentari di Sel, Gennaro Migliore e Arturo Scotto, e i circa 70 piccoli detenuti guidati da Gianluca Guida, i responsabili Giustizia minorile del Ministero, Caterina Chinnici, e della Campania, Giuseppe Centomani e una pattuglia di instancabili educatori.

Pesa l’assenza del sindaco Luigi de Magistris, a differenza del governatore Stefano Caldoro, presente a tutte e tre le tappe svolte dalla terza carica dello Stato nella sua città: prima alla citta della Scienza a Bagnoli, e poi all’incontro con tutte le maestre degli 800 bambini di una scuola di periferia, la “Sarrio” di San Giovanni a Teduccio, ora Nisida.

Dragana, ragazza rom, le chiede: “Perché si continuano a uccidere le donne, perché non riuscite a fermarli? Ci vuole una legge, e perché non vi sbrigate?”. Proprio poche ore prima a Caserta, Rosaria Aprea è finita con la milza spappolata in ospedale. La presidente fa un lungo respiro, sceglie le parole: “Le leggi ci sono anche se sono sempre migliorabili. Il punto è: dobbiamo applicare quelle che abbiamo, fino in fondo. Invece molte donne non vengono prese sul serio, ma giudicate alle prime denunce che presentano. Quindi, applichiamo le norme che abbiamo. E poi, chiederei di dare più fondi ai centri anti-violenza, alle case rifugio. E soprattutto: rilanciare l’occupazione femminile, perché una donna che lavora è più libera di andarsene”.

E’ un tema caro a Laura Boldrini, che sta diventando la sua battaglia: “Ma voi ragionate mai su quello che ci mostra la pubblicità, su quello che passa nelle fiction o nei programmi tv? Fateci caso: avete presente quel tipo di programma serale con l’uomo sempre in cravatta e le vallette sempre in bikini vicino a loro? Donne plastica? Le avete viste le pubblicità con la donna che lava i piatti e il marito con i figli sul divano? Prendete la maggior parte delle fiction, io mi chiedo: ma dove sono le figure di donne della realtà? Una donna o è soubrette o è massaia-mamma? Ma che è? Ma dove stanno le donne insegnanti, le donne contadine, le donne magistrato, le donne operaie, le donne scienziato?“.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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