Berlusconi condannato in appello

Silvio Berlusconi condannatoBerlusconi condannato in appello dopo sei ore di camera di consiglio. La  seconda sezione della Corte d’Appello di Milano ha confermato  la condanna a Silvio Berlusconi a 4 anni di reclusione per frode fiscale per quello che attiene i diritti tv per le reti Mediaset. A cio si e’ aggiunta la condanna del cavaliere  a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e di 3 anni dagli uffici direttivi.Si sa, in Italia ci sono tre gradi di giudizio, quindi, dopo la corte di appello si dovra attendere la sentenza  dalla Corte di Cassazione.

Solo in seguito ad un giudizio a lui sfavorevole, Berlusconi, dopo il via libera della giunta autorizzazioni del Senato, dovrebbe abbandonare la politica in modo definitivo. Questo sarebbe per lui sicuramente un duro colpo, considerato che ha dominato la scena nazionale e internazionale per circa vent’anni.

I giudici hanno anche confermato la provvisionale di 10 milioni di euro che Berlusconi dovrà versare in solido con gli altri condannati all’Agenzia delle entrate. Il Presidente di mediaset,  Fedele Confalonieri, è stato, invece, assolto.

L’unica speranza di Berlusconi resta, dunque, la Cassazione.Una decisione a lui  favorevole  potrebbe costringere i giudici a rifare completamente, o in parte,  il processo d’appello con la possibilità che la prescrizione stravolga la sentenza di condanna pronunciata.

Intanto Berlusconi, come sempre, rimane sotto i riflettori e, infatti, lunedi  dovrà tornare in aula per rispondere del tanto discusso “caso Ruby”, l’accusa è pronta a chiedere la condanna dell’ex premier per il reato di concussione e prostituzione minorile.

Il Pdl, compatto, sabato (11/05/2013) organizzerà, in piazza a Brescia,  una manifestazione contro la “magistratura politicizzata”, ritenendo che la condanna in appello di Silvio Berlusconi rappresenti “l’ ennesimo atto di ostilita’ politica rivestito di formule giuridiche e contro ogni altro tentativo di espellere dalla scena pubblica uno statista come Silvio Berlusconi”.

Ai giudici l’ardua sentenza.

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