Atac, Tpl, concordato, referendum e altri dolori - SenzaBarcode

Atac, Tpl, concordato, referendum e altri dolori

Conversazione con Leone Lazzara, autista, segretario del Prc Trasporti di Roma per Potere al popolo. La situazione Atac, il concordato, il referendum e i disagi degli ultimi 25 anni.

Dici Atac, Tpl o trasporti a Roma e dici guai. Sappiamo che ci sono problemi, è evidente a tutti, ogni giorno. Ma sempre più spesso ci troviamo fermi ad una palina senza sapere esattamente perché l’autobus non passa. Siano linee cittadine Atac, periferiche Tpl, su ferro, gomma, sopra o sotto terra. Ho chiesto a Leone Lazzara di aiutarci a fare chiarezza rivolgendogli le domande che sento mentre aspetto alla fermata, con la mia tessera dell’abbonamento annuale in tasca. Ho chiesto a Lazzara cosa è il concordato, il piano che dovrebbe salvare Atac e perché, per alcuni, porterebbe l’azienda al fallimento. Abbiamo parlato degli scioperi, e i disagi che vivono giornalmente i passeggeri, tutto mentre c’è chi continua ad accusare gli autisti di essere dei fannulloni. In chiusura il referendum per la privatizzazione e i possibili effetti.

Leone Lazzara, autista, segretario del Prc Trasporti di Roma per Potere al popolo

Per precisa volontà politica del Centrodestra e del Centrosinistra, tutti i ministri dei trasporti degli ultimi 25 anni hanno cominciato a far mancare un poco alla volta le risorse, costringendo le aziende ad indebitarsi con le banche o le stesse proprietà comunali. Hanno messo alla direzione delle aziende persone incompetenti e arroganti per cercare di non far funzionare le cose, e quindi trovare il pretesto per appaltare.  Ed in fine hanno scaricato la colpa dello sfacelo sempre più evidente sui lavoratori, accusandoli di essere fannulloni e profittatori.

Si è dunque creata una condizione di perpetue clientele e sprechi in contemporanea con la riduzione delle risorse. Per queste due ragioni Atac ha accumulato 1.3 miliardi di debiti, non per colpa dei lavoratori che sono le vittime, al pari degli utenti, di questa gigantesca truffa. In ogni caso, Atac possiede un patrimonio di oltre 2.5 miliardi di euro. Dunque perché la Raggi è ricorsa al Concordato anziché cacciare i circa 60 dirigenti che sono la causa della drammatica situazione attuale?

La risposta arriva se si pensa che i suddetti dirigenti sono gli stessi di Marino, di Alemanno e dell’ultimo Veltroni: inevitabile concludere che la Raggi è prigioniera di chi opera lo sfascio.

Sfascio che è stato accollato a noi tranvieri come spada di Damocle per farci lavorare sempre di più e con sempre meno diritti per complessivi 800 euro lordi al mese (400 netti e 400 pensionabili), alimentando il Tormentone del “Privato è bello”. Sono 12 anni che in Atac la Pianta organica degli autisti segna –900 unità, con una media di 60 giorni di ferie accumulate.

Fra Alemanno, Marino e Raggi, Atac è arrivata insomma a risparmiare 50 milioni l’anno sul costo del lavoro, mentre i dirigenti hanno continuato imperterriti a fare disastri

I giudici hanno mandato a dire alla Raggi che, nel Concordato, di concreto e reale c’è solo il risparmio sul costo del lavoro (20 milioni di euro, altri 20 se li è presi Marino e 10 Alemanno), il resto è aria fritta. Stando così le cose, il 30 maggio il giudice respingerà la richiesta dichiarando fallimento. Ma anche se andasse tutto a buon fine, e i 300 milioni dovuti ai fornitori fossero pagati, rimarrebbe sempre 1 miliardo di euro da dare alle banche e al comune stesso! Ciò significa che di qui a poco si ritornerebbe alla carica, e i dirigenti accuserebbero di nuovo i lavoratori di essere i colpevoli dello sfascio da loro stessi perpetuato.

Si vuole arrivare a Dama convincendo i romani che Atac deve essere privatizzata

Gli spudorati fanno tutto ciò nonostante un quarto dei chilometri (103 linee per circa 25 milioni) sia affidato alla Roma tpl che da un servizio ancora peggiore di quello di Atac, sfruttando all’inverosimile uomini e mezzi. La Raggi, non solo si è guardata bene dal dire che il costo al chilometro del privato è maggiore di quello di Atac, ma ha deliberato un appalto uguale a quello già in atto nonostante avesse promesso che avrebbe riportato tutto in Atac. Stando così le cose, il Referendum consultivo voluto da Radicali italiani con l’appoggio più o meno dichiarato del Centrosinistra e del Centrodestra, può rivelarsi una mano santa per l’attuale sindaco, perché può far sua la vittoria del Si dicendo: vedete, io ci ho provato senza esito a salvare Atac, ma del resto i romani stessi la vogliono privatizzata!

Invece, quel che serve davvero è semplicissimo e richiama a rovescio l’apertura di questo intervento:

ci vogliono le risorse necessarie (che vanno pretese dal governo, o reperite ricontrattando il debito comunale o tassando le decine di migliaia di case sfitte dei palazzinari).  Bisogna mettere alla testa dell’azienda persone competenti e in sintonia con le cosiddette risorse umane. Cadrebbe quindi ogni pretesto per parlare male delle maestranze.

Votare No e nello stesso tempo protestare con la Raggi finché non si decide ad intraprendere la suddetta strada

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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