Aspetti psicologici: Le ragioni di una ricerca Emilia Rosati II° parte

 Aspetti psicologici: Le ragioni di una ricerca Emilia Rosati II° parte

Non c’è ricordo personale, ma neppure un’immagine che possa essere trasmessa dai ricordi di chi gli sta intorno. Non c’è una storia di famiglia, né possibilità di rappresentazione degli antenati come normalmente e naturalmente avviene attraverso le relazioni con chi circonda coloro che nascono e rimangono nell’ambiente che gli appartiene. E’ questo il contatto che manca, che è molto di più di una mera conoscenza storica.

cercare le proprie origini

Si tratta, come ritiene la dottoressa Silvana Lucariello, del contatto con il mondo emozionale delle proprie origini e della possibilità di una “riparazione”, come direbbe Melanie Klein. E’ possibile separarsi da qualcuno o qualcosa che si sa chi è, che si è riconosciuto nelle sue qualità distinte e differenti e solo se lo si può collocare in un luogo della mente.

E per questo risulta indispensabile la presenza amorevole del genitore adottivo per permettere di operare le distinzioni e fare ordine nella confusione che c’è nella mente di chi è stato adottato

E’ dunque necessario tener conto di un bisogno di sapere che non è necessariamente -anzi possibilmente non è mai- indice di una volontà di rottura con la famiglia di adozione o di ricostruzione, spesso impossibile, di legami con la famiglia di origine, ma risponde semplicemente ad una esigenza dello sviluppo umano, di completezza della personalità.

Eppure alcune associazioni delle famiglie adottive -si veda per tutte l’ANFAAAssociazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie– non hanno accolto con entusiasmo tali proposte di legge, anzi l’hanno aspramente criticata, vedendovi una forma di svilimento del tentativo di ogni famiglia adottiva di dar vita, attraverso l’adozione, ad “una genitorialità ed una filiazione vere”. Le associazioni avvertono come una minaccia il riconoscimento del diritto di accesso riconosciuto all’adottato, ritenendo che “riconoscere un ruolo ai procreatori che hanno abbandonato la loro prole, significa soprattutto disconoscere per tutte le famiglie, in primo luogo quelle biologiche, l’importanza dei rapporti affettivi ed educativi sullo sviluppo della personalità dei figli

La maggior parte delle obiezioni scaturiscono da una scarsa conoscenza dell’argomento e per la maggior parte di esse le risposte ci sono già, basterebbe leggere i documenti e prestare ascolto ed interesse alle esperienze. Ecco di seguito le più frequenti:

1) Verrebbero favoriti gli aborti e gli abbandoni nei cassonetti.

A tale proposito bisogna ribadire che non si vuole escludere la possibilità di partorire in anonimato, e, inoltre, che nessuna ricerca è stata fatta in tal senso, non esiste alcuna statistica, e comunque un’adeguata riflessione fa propendere a credereche oggi non sia certamente l’anonimato a porsi in alternativa ad una interruzione di gravidanza, ma altre e diverse considerazioni, e che un abbandono per strada sia collegabile ad una mente dolorosamente stravolta piuttosto che al timore di dover fornire le proprie generalità. (Vedi studio svolto dalla Confederazione Elvetica)

2) La mancanza di legame profondo con la famiglia adottiva.

Mi sento di sostenere con forza e con sentimento personale che l’affetto per la famiglia adottiva non ha nulla in comune con il desiderio di una conoscenza che non potrà mai sostituire emotivamente legami consolidati. Anzi direi che più è stata soddisfacente l’adozione più la personalità del figlio è equilibrata e pronta a sostenere il cammino verso l’approfondimento della propria identità.

E’ vero che molte persone adottate si fanno scrupolo ed iniziano le ricerche senza dirlo o dopo la morte dei genitori adottivi, ma questo solo per evitare loro timori del tutto ingiustificati, con ciò penalizzando ancora una volta se stessi.

A differenza dei bambini riconosciuti alla nascita, ed in seguito dati in adozione, per i quali comunque l’abbandono rappresenta l’interrompersi di una continuità di vita e di identità, ai figli non riconosciuti viene a mancare all’origine il principio materno che conferisce loro lo status di figlio e purtroppo le esperienze personali ci insegnano che questa mancanza originaria ci accompagnerà lungo l’intero percorso della nostra vita. Essa inoltre talvolta può essere legata a sentimenti di colpevolezza: è noto, infatti, come, nella cultura popolare, alcune volte i figli nati da relazioni illecite fossero anche noti come “i figli della colpa”. Tale dinamica può avere una notevole influenza sui nostri vissuti personali, quando (soprattutto nel passato), la nascita veniva accompagnata da sentimenti di clandestinità.

Riconoscere un figlio non ha solo una valenza giuridica, ma anche psicologica: attraverso il riconoscimento il genitore attesta che dentro di sé ha creato quello spazio mentale che accoglie le primissime rappresentazioni del figlio, spazio in cui il figlio stesso è identificato, contenuto, e in cui la sua esistenza acquista un senso. È questo l’aspetto di cui viene depauperato il bambino prima, adulto poi, se non riconosciuto alla nascita, contribuendo al “lutto originario”, che non potrà non avere un peso nella costruzione dell’identità personale e nella strutturazione della personalità, anche nel contesto delle più adeguate ed amorevoli condizioni famigliari.

Quello che a volte la teoria ci aiuta a chiarire corrisponde ad una sensazione di disagio profondo nella maggior parte di noi. Le differenze individuali fanno sì che ci sia chi ci convive, chi si ribella, chi cerca ossessivamente, chi ad intermittenza, chi manifesta la sofferenza, chi la cela, chi la condivide, chi non la manifesta. E ancora chi idealizza e chi non perdona, chi anela e chi rifiuta, chi pretende di sapere e chi afferma di non averne la necessità.

Per tutti è giusto che venga riconosciuto il diritto alla conoscenza delle proprie origini, onde ciascuno possa avvalersene nei tempi in cui lo ritenga opportuno, o anche mai.

Ciò che non può essere eluso ulteriormente è sancire il principio, e, con esso, dare l’opportunità della scelta.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

4 pensieri riguardo “Aspetti psicologici: Le ragioni di una ricerca Emilia Rosati II° parte

  • 21 giugno 2013 in 21:36
    Permalink

    Stò cercando il mio vero padre…i miei genitori non mi hanno legittimato, possiedo una cartella clinica di mia madre quella adottiva! Nel registro adozioni non esiste nulla…pare io sia figlia loro…tutto a posto fuorchè dopo 47 anni scatena il finimondo! le mie due sorelle vorrebbero in tutti i modi che io firmi questo o quello….mia madre è morta lo scorso 8 giugno13 mia zia dopo due giorni appresso a lei morendo con un gran segreto..non potendo parlare alla presenza dei suoi figli miei cugini!!! Atteggiamenti ambigui da parte dei miei parenti e miei nipoti…umiliazioni anche durante il loro riti funebri!! tutto così strano… apparentemente a posto???? mio padre morì quando avevo dieci anni lasciandomi dentro una famiglia con una madre e due sorelle che mi tormentavano, picchiandomi, e loro due le sorelle umiliandomi (loro hanno ottenuto tutto e di piu) oggi continuano con le loro vessazioni e d umiliazioni!!! che nemmeno i fratellastri e delle sorellastre si comporterebbero mai in questo modo!! Manco fossi un cane!!! Quando ero bambina molto bambina in casa mia entrò questo personaggio… che oggi ritrovando delle foto…mi sono riconosciuta in lui! Bello e straordinario..non so che dire! chi mi dichiarò alla nascita fu un maggiore dell’esercito o dell’aeronautica!Ma questo personaggio non faceva quel tipo di lavoro!! Forse era lui che mi ha dato questo nome Soraia!! La mia vera madre da quanto ho capito è mia zia..non mi resta altro che dover fare il dna! non so che cosa fare ai fini legali… sono stata anche forse sequestrata da dei genitori che erano solo i miei zii e le mie cugine.. ero solo il loro giocattolo fra le loro mani e ancora mi vogliono manipolare!! Datemi dei consigli e delle dritte per come muovermi…ho perso la mia identità in soli pochi giorni..nessuno vuole parlarmi di questa storia…vorrei anche poter incontrare qualcuno che conoscesse mio padre…perchè con il suo lavoro viaggiava di città in città molto spesso!! spero di poter fare le mie ricerche aiutatemi… sono molto disperata!!Cara Emilia Rosati non è che può contattarmi al più presto!! Arrivederci!!!

  • 21 giugno 2013 in 21:36
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    Stò cercando il mio vero padre…i miei genitori non mi hanno legittimato, possiedo una cartella clinica di mia madre quella adottiva! Nel registro adozioni non esiste nulla…pare io sia figlia loro…tutto a posto fuorchè dopo 47 anni scatena il finimondo! le mie due sorelle vorrebbero in tutti i modi che io firmi questo o quello….mia madre è morta lo scorso 8 giugno13 mia zia dopo due giorni appresso a lei morendo con un gran segreto..non potendo parlare alla presenza dei suoi figli miei cugini!!! Atteggiamenti ambigui da parte dei miei parenti e miei nipoti…umiliazioni anche durante il loro riti funebri!! tutto così strano… apparentemente a posto???? mio padre morì quando avevo dieci anni lasciandomi dentro una famiglia con una madre e due sorelle che mi tormentavano, picchiandomi, e loro due le sorelle umiliandomi (loro hanno ottenuto tutto e di piu) oggi continuano con le loro vessazioni e d umiliazioni!!! che nemmeno i fratellastri e delle sorellastre si comporterebbero mai in questo modo!! Manco fossi un cane!!! Quando ero bambina molto bambina in casa mia entrò questo personaggio… che oggi ritrovando delle foto…mi sono riconosciuta in lui! Bello e straordinario..non so che dire! chi mi dichiarò alla nascita fu un maggiore dell’esercito o dell’aeronautica!Ma questo personaggio non faceva quel tipo di lavoro!! Forse era lui che mi ha dato questo nome Soraia!! La mia vera madre da quanto ho capito è mia zia..non mi resta altro che dover fare il dna! non so che cosa fare ai fini legali… sono stata anche forse sequestrata da dei genitori che erano solo i miei zii e le mie cugine.. ero solo il loro giocattolo fra le loro mani e ancora mi vogliono manipolare!! Datemi dei consigli e delle dritte per come muovermi…ho perso la mia identità in soli pochi giorni..nessuno vuole parlarmi di questa storia…vorrei anche poter incontrare qualcuno che conoscesse mio padre…perchè con il suo lavoro viaggiava di città in città molto spesso!! spero di poter fare le mie ricerche aiutatemi… sono molto disperata!!Cara Emilia Rosati non è che può contattarmi al più presto!! Arrivederci!!!

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