Alla ricerca del diritto di famiglia. CasaPound

liberi a casapoundLe elezioni si avvicinano e noi di SenzaBarcode vogliamo scoprire in quali mani noi italiani siamo destinati a finire, per darvi il senso di quello che sta succedendo all’interno dei partiti, come si preparano a queste e lezioni che sicuramente sono più sentite che mai!

La prima tappa è Casapound. Il vicepresidente Simone Di Stefano ci accompagna in una traversata dello storico stabile di Via Napoleone III occupato dal 2003 sede sia degli uffici di Casapound ma anche una vera e propria casa per quasi venti famiglie che ormai vivono all’interno di esso.
Ci inoltriamo quindi all’interno della realtà Casapound tanto discussa, tanto criticata e anche poco conosciuta, e infatti mentre si percorrono i corridoi dello stabile tappezzati di manifesti, foto, scritte, viene naturale pensare quali siano i corsi e ricorsi storici di questa occupazione. Simone Di Stefano ci spiega per esempio da dove proviene il nome Casapound e scopriamo subito che si tratta di Ezra Pound – i corridoi sono infatti adornati da alcune sue magnifiche foto- un poeta il quale decise di usare la sua arte al servizio dei propri ideali, e soprattutto a livello economico concentrò i suoi scritti su quella che secondo lui era la causa di tutti i conflitti “l’usura” che è una delle cose contro cui Casapound si batte e lo possiamo ben vedere dal fitto programma politico, “La nazione italiana deve tornare ad essere un organismo avente fini, vita e mezzi d’azione superiori, per potenza e durata, a quelli degli individui, divisi o raggruppati, che lo compongono, Deve tornare ad essere una unità morale, politica ed economica, che si realizza integralmente nello Stato. Individui e gruppi devono essere “pensabili” in quanto siano nello Stato”.
Casapound non è solo politica è anche cultura, a partire da Ezra Pound fino ad arrivare al gruppo musicale di Casapound gli “Zetazeroalfa” la band nata nel 1997 che diciamo sono stati i fomentatori culturali del movimento perché d’altronde come diceva lo stesso Pound: “L’arte non chiede mai a nessuno di fare nulla, di pensare nulla, di essere nulla. Esiste come esiste l’albero, si può ammirare, ci si può sedere alla sua ombra, si possono coglierne banane, si può tagliarne legna da ardere, si può fare assolutamente tutto quel che si vuole”.

Una comunità Casapound sostenuta comunque da una gerarchia consolidata, che inizialmente nasce tra le braccia della destra radicale per poi distaccarsene e definirsi oggi come un partito solitario, con propri ideali che sta portando avanti coinvolgendo sempre più persone all’interno della propria realtà politica, sociale e culturale. A Casapound il senso comunitario è vivo più che mai visto che dal 2003 lo stabile ospita circa venti famiglie, le quali non per forza devono essere parte attiva del movimento politico e pagano solo il consumo della corrente elettrica, riguardo proprio a questo senso di famiglia che si prova mentre si immaginano i bambini che corrono per i corridoi di Casapound, il vice presidente ci spiega che presto sarà inserito all’interno del loro programma politico anche ciò che riguarda il “diritto di famiglia”, assente fino ad ora, concentrando l’azione sul’assegnazione di una casa a tutti i genitori che reduci dal divorzio non hanno più un posto dove accogliere i propri figli, parliamo soprattutto di padri, che in Italia sono le vere vittime dei divorzi – in Italia sono 4 milioni i padri separati e 800 mila, tra questi, incontrano serie difficoltà economiche..

Casapound dichiara di essere pronta ad aprire le porte a tutti i padri in difficoltà e non solo.

Sheyla Bobba

Classe 1978.

È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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