Alberto Timossi e Simone Pappalardo, Spilli al Ex SNIA

Il giorno 17 febbraio Alberto Timossi e Simone Pappalardo presentano Spilli, installazione ambientale nel Lago Ex Snia a Roma.

Il Lago Ex Snia è la conferma che la Natura prima o poi si riappropria sempre e comunque dello spazio che le è stato tolto: nato nel 1993 in seguito agli effetti di una speculazione edilizia, mai riuscita, che aveva intercettato inavvertitamente una falda acquifera, ora il lago ha visto sviluppare un ecosistema straordinario, ricco di specie protette. L’area del lago è in parte di proprietà pubblica: il Forum del Parco delle Energie, che da due anni coordina l’apertura autogestita dell’area, sta lavorando per il suo riconoscimento come Monumento Naturale.

Il tentativo di costruire su un suolo evidentemente inadatto ha permesso alla Natura di recuperare l’area che le era stata tolta, e lo ha fatto con un grande effetto speciale: facendo nascere un lago. La mossa della Natura è astuta, non c’è possibilità di ritorno, la bilancia pesa dalla sua parte: così facendo, ha permesso al suo regno di attecchire, ricordandoci che è nelle sue possibilità continuare a stupirci.

In questo contesto, ad esaltare la sua potenziale magia, apparirà, all’improvviso, un canneto rosso, come una nuova piantagione. Si tratta tuttavia di un avvertimento: i margini sono quasi raggiunti; oltre, la Natura non osserverà più le regole. L’Antropocene è anche questo, il pericolo che il controllo ci sfugga di mano e il “progresso” prenda pieghe inaspettate e non calcolabili a priori.

Il canneto è sottile e folto; sulle punte sono inserite delle capocchie di spillo, sfere che come teste si rivolgono verso l’alto. Le canne ondulano al vento e cantano melodie appena percettibili, alimentando il corpus sonoro già presente nell’oasi urbana.

Gli spilli assumono anche la funzione di indicatori che segnalano ed indicano una realtà in mutazione proprio nell’acqua del nuovo lago: nell’acqua che è sinonimo di vita, di cultura e di civiltà, nell’acqua che comincerà a scarseggiare se il clima non fermerà la sua corsa eversiva.

Gli spilli, costituiti da materiali tratti dall’edilizia non pregiati e non inquinanti, verranno installati, con l’uso di gommone a remi e zattere, in un’unica zona del lago, visibile sia dal prospetto principale, dall’entrata del parco di Via di Portonaccio, sia dal passaggio laterale dove sono presenti le zattere. L’opera quindi si colloca in una zona lontana dalla riva, di fronte all’edificio non finito in cemento armato, senza interferire con i percorsi migratori degli uccelli.

Il 24 febbraio nello spazio dMake e il 3 marzo a Curva Pura, Simone Pappalardo e Salvatore Insana presenteranno “Lezioni timbriche di naufragio – 1. In un inghiotto galleggiare sul sopra del sotto”, live electronics audio-video sul materiale estratto dall’installazione Spilli, paradigma iniziale per il primo di una serie di interventi artistici sul tema dell’affondamento e del naufragio.

Il naufragio è, infatti, anche una condizione esistenziale, un processo in atto che opera sotterraneo nella stasi del nostro disagio quotidiano. I resti di strutture in cemento mai terminate, affioranti dalle acque limacciose del lago Ex Snia, i macchinari da lavoro sepolti dal limo, i mezzi tecnici erosi dall’azione delle melme e deformati dalle alghe sono dunque fotografie di un percorso di disfatta e di rinascita.

La prima lezione timbrica avrà la forma di un live electronics per macchine sonore di Simone Pappalardo e video di Salvatore Insana. I materiali audio e video nascono, in parte, da azioni parassite di appropriazione momentanea dell’opera di Alberto Timossi. Attraverso l’uso di tecnologie povere, microfoni-idrofoni autocostruiti installati nell’opera, obbiettivi artigianali e portatori di difetti, viene proposta un’operazione di assalto, di sabotaggio estetico.

Come far affondare la visione? Il naufragio dei sensi è questione delicata. Dare segnali che la resa estetica è un’arma a doppio taglio, tra resistenza alla rincorsa tecnologica e rinuncia alla spettacolarizzazione, tra attenzione al dettaglio, al laterale, allo scarto e disarmo dell’alta definizione, in ascolto della natura, del respiro degli esseri, ad altezza uomo.

Alberto Timossi (Napoli 1965), si è formato fra Genova e Carrara, dove ha frequentato l’Accademia di scultura

Vive a lavora a Roma. Agli inizi lavora il cemento e la pietra (Simposio internazionale di scultura di Wei-Hai, Cina,1993, e Horice nella Repubblica Ceca,1994), poi si dedica alla scultura in ferro che lo porta a esporre nella Plaza Gallery di Tokyo (1997 e 2000), nel “Periplo della scultura italiana contemporanea” a Matera (2000), nella rassegna “Giovani artisti all’inizio del nuovo millennio” presso il Chiostro del Bramante di Roma (2000), all’Accademia Nazionale di San Luca (2002) e nel parco dell’Albornoz Palace Hotel di Spoleto (2003).

Quindi progetta e realizza inserimenti nel tessuto urbano: installazioni site specific sono alla Fondazione Pastificio Cerere di Roma (“Innesti”, 2006), poi nel 2008 nella galleria Tralevolte di Roma e nel Musma di Matera (“Parti del discorso”). Si interessa alla scultura sonora, nasce il sodalizio con Simone Pappalardo e si serve di azioni di danza contemporanea per realizzare performance quali “Anywhere” (nella Galleria Trebisonda di Perugia e nel Teatro Furio Camillo di Roma, 2005), “Crisalide” (Conservatorio Santa Cecilia di Roma, 2009), “Variazioni sull’albero” (Conservatorio Respighi di Latina, 2012),“Voci” (Galleria Interno 14, Roma, 2014). Espone nella Collezione Manzù di Ardea (“Flussi”, 2013), e nel Palazzo dei Consoli di Gubbio (2014). È presente nella Biennale di scultura di Piazzola sul Brenta dal 2013, nella sesta Triennale di Bad Ragaz, in Svizzera e a Beelden in Gees in Olanda (2015).

Negli ultimi anni la scultura ambientale è al centro della sua ricerca: “Illusione”, un grande tubo lungo 75 metri, che attraversa l’anfiteatro delle Cave Michelangelo di Carrara (2015), “Panta Rei” sul Fiume Crati durante i Bocs Art di Cosenza (2017). In “Fata Morgana/Dentro l’Antropocene (2017), su un laghetto glaciale del Monte Rosa, a 2722 metri di quota, dichiara il suo allarme per l’ambiente modificato dall’uomo e dai cambiamenti climatici in atto.

Simone Pappalardo. Da anni crea composizioni elettroniche, performance multimediali con strumenti elettronici d’invenzione e installazioni sonore interattive

Attualmente è docente di informatica musicale  presso il conservatorio di Perugia e di Sound design presso la Rome University of Fine Arts .Sue opere sono state eseguite ed allestite in numerosi festival e musei internazionali: Maxxi, Macro, Globe Theatre di Buenos Aires, Musicacoustica di Pechino, Ars Electronica di Linz, Hudderfield Contemporary Festival, Arte Fiera di Bologna, Emufest di Roma, Accademia Americana per il Festival Nuova Consonanza, la Filarmonica del Lussemburgo, Istituto Svizzero di Roma e molti altri. Con la composizione “hyde, per pianoforte preparato sollecitato da impulsi elettromagnetici” ha vinto una menzione speciale al Premio Nazionale delle Arti. Con l’installazione “murmur.lc Librans” ha vinto il premio Media art Festival al Maxxi di Roma.

Dal 2015 dirige un’orchestra d’improvvisazione (Fields Orchestra) il cui organico strumentale è interamente costituito da strumenti elettronici e acustici costruiti a partire da materiali poveri e di recupero. Ha collaborato fra gli altri con Mauro Lanza, Giancarlo Schiaffini, Gianni Trovalusci, John De Leo, Pedro Reyes, con la Iato Orchestra diretta da Alvin Curran, David Ryan, Valerio Magrelli, Ascanio Celestini, Alessandra Cristiani, Alberto Timossi, Dehors Audela, Antonio Capaccio, Médéric Collignon, Andrea Valle e molti altri.

Salvatore Insana ha frequentato il Dams dell’Università di RomaTre concludendo il suo percorso magistrale nel 2010 con un elaborato sul concetto di inutile. Porta avanti la sua ricerca tra immagini in movimento, fotografia, arti performative e altre forme di revisione ed erosione dell’immaginario, in lotta sulla soglia tra lirismo visivo, dissoluzione dell’orizzonte più didascalico degli eventi e ricombinazione dei codici e delle strutture linguistiche.

Nel 2010 ha creato con Elisa Turco Liveri il collettivo di ricerca interdisciplinare Dehors/Audela. Nel costante tentativo di superamento dei generi, dei luoghi e degli strumenti “deputati”, ha dato vita a opere video-teatrali, progetti di ricerca audiovisiva, installazioni urbane e percorsi d’indagine fotografica, workshop sperimentali.

Per maggiori informazioni: dMake e CurvaPura

Inaugurazione installazione sabato 17 febbraio ore 11, Lago ex Snia in Via di Portonaccio – Roma

SenzaBarcode Redazione

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