Addio a Stefano Borgonovo, Esempio Di Forza E Dignità

Nella partita di semifinale della Confederations Cup contro la Spagna, l’Italia è scesa in campo con il lutto al braccio. Quella fascia nera portava il nome di Stefano Borgonovo, ex calciatore, che si è spento il 27 giugno, a soli 49 anni, dopo una lunga e dolorosa lotta contro la SLA.

CALCIO: BORGONOVO; BAGGIO, E' UN EROE MODERNO

Ha iniziato la sua carriera nel Como, Stefano Borgonovo, e negli anni successivi ha vestito diverse maglie, tra cui quella della Fiorentina, dell’Udinese, del Milan, e naturalmente quella azzurra della nazionale, per poi tornare nel suo club d’origine nel ruolo di allenatore, dal 2000 al 2005.

E’ stato un grande calciatore, che ha brillato soprattutto con la maglia viola sulle spalle, quando si è trovato a formare una coppia di goleador con Roberto “Il Codino” Baggio. Riesce a mettersi in mostra anche con il Milan, nonostante sole 23 presenze, condizionate anche da un grave infortunio al ginocchio, e alla presenza di nomi in grado di eclissare chiunque, come Marco Van Basten e Ruud Gullit. Ed è con i rossoneri proprio nella stagione in cui vincono  la Supercoppa Europea, la Coppa Intercontinentale e  la Coppa dei Campioni.

Nel 2005 è costretto a ritirarsi dalla scena per problemi di salute. Nel settembre 2008 Stefano Borgonovo annuncia di essere malato di sclerosi amiotrofica laterale. La SLA è una malattia degenerativa del sistema nervoso, che colpisce i motoneuroni e conduce lentamente alla morte. Stefano sa che il suo destino è segnato, ma non si perde d’animo.
Nello stesso anno, infatti, crea la sua associazione  per sostenere la ricerca contro “la stronza”, come la chiamava lui. E i giocatori delle sue due ex squadre più importanti, Fiorentina e Milan, si sono subito sfidati in un’amichevole, e hanno devoluto l’intero ricavato alla neonata associazione.

Dal 2008, la malattia se l’è preso, poco a poco, e l’ha strappato, tra dolori, al mondo del calcio, e all’affetto della famiglia.
Ma lui la sua serenità e la sua forza non le ha mai perse. E proprio per questo è diventato un esempio, per tutti, sportivi e non. E la sua morte ha lasciato un enorme vuoto nel cuore di tutti gli sportivi, soprattutto in quello di coloro che hanno avuto la fortuna di condividere con lui lo spogliatoio.

Con queste parole lo saluta l’amico Roberto Baggio. Parole piene di commozione e di rispetto.

“Caro Stefano, l’impresa più bella che sei riuscito a costruire negli anni è stata quella di trasformare il veleno della malattia in medicina per gli altri. Ciao amico mio, onorerò per sempre la tua persona. [..] Un’offerta la tua che non ha valore tanto è stata preziosa anche per altri. Stefano, anche per questa ragione lasci un ricordo e un’eredità fatto di grandiosa umanità e infinita dignità.”

Questo invece il saluto di Pippo Inzaghi, e poi del Milan:

“Ciao grande Stefano ci mancherai. Grazie per l’esempio di forza che sei stato. Per sempre nel mio cuore”

“Ciao Campione! Voleremo sempre con te sotto la pioggia di Monaco di Baviera. Anche nella malattia sei stato grande. Il campione di Giussano restera’ sempre con noi. La sua scomparsa di oggi ci fa stringere alla moglie e ai figli, una splendida famiglia. Forza e dignità, tutto questo è stato Stefano e tutto questo sono stati i suoi cari”

Non mancano anche le parole di cordoglio del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che lo definisce “un amico, un campione, un fiorino d’oro, ma soprattutto un grande Uomo.

Perché Stefano Borgonovo era questo. Era un uomo, prima di essere un calciatore. E ha vissuto la vita, e poi la malattia, con una dignità che solo in pochi possiedono. Il suo coraggio e la sua forza devono essere un esempio per tutti, non solo per gli sportivi.
Ed è anche nel suo nome che la ricerca per sconfiggere “la stronza” deve continuare.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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