3 leggi per la Giustizia e i Diritti: tortura, carcere, droghe

3 leggi

Più di un terzo della popolazione carceraria italiana è in esubero. Dei circa 65mila detenuti conteggiati nelle carceri italiani dunque, all’incirca un terzo occupa un posto che in realtà non ci sarebbe. Per capirci, giacché siamo in epoca vacanziera, è come dormire in 6 (e mezzo, diciamo che qualcuno si è portato un cane) in una camera con 4 posti-letto. E se il pensiero già vi infastidisce, considerate che nella quadrupla ritoccata i vacanzieri ci dormono e basta, mentre nelle carceri i detenuti ci vivono h24 tutti i giorni dell’anno per anni interi, e che ovviamente non sono in vacanza. Non me ne vogliate per il paragone azzardato, ma bisogna prima di tutto avere un’idea seppur vaga della questione e solo poi affrontare il problema vero e proprio: il sovraffollamento delle carceri.

Non è solo questione d’umanità, ma di senso vero e proprio del diritto. Bisogna capir bene cosa intendiamo per pena detentiva. Se con ciò indichiamo una soluzione emarginante e punitiva, in fin dei conti potrebbe anche andar tutto bene così com’è. Ma da popolo civile qual riteniamo d’essere, dovremmo considerarla piuttosto nella sua funzione riabilitante e rieducativa, quella cioè d’impegnare gli anni previsti per la pena nel recupero del condannato cosicché possa essere reinserito nella società .

Ovviamente, in una situazione di sovraffollamento l’inadeguatezza del sistema riabilitativo si acutizza rendendo le recidive all’ordine del giorno. Indulti veri o paventati e aumento delle strutture carcerarie esistenti (aumento per altro rimasto sulla carta) non hanno per ora portato i risultati sperati ed il sovraffollamento rimane una drammatica realtà. E se la politica fin troppo spesso appare incapace di muoversi a riguardo, gli strumenti di democrazia diretta possono essere davvero essenziali per smuovere una situazione effettivamente insostenibile. Se alcuni dei quesiti del referendum proposto dai Radicali per una Giustizia Giusta sono più o meno riferibili alla situazione del sovraffollamento carcerario, un’altra iniziativa dal basso proprio su questa emergenza cronica si concentra totalmente: sono le 3 leggi di iniziativa popolare per la giustizia e i diritti. Promosse da un ampio ventaglio di associazioni, le 3 leggi sono una proposta studiata e concreta volta a migliorare “le condizioni inumane delle nostre carceri [che] mettono in gioco la credibilità democratica del nostro paese”, come si legge nell’appello del sito 3leggi.it.

La proposta, manco a dirlo, si articola su tre versanti distinti ma tutti riconducibili ad un’esigenza condivisa di rimodulazione del sistema punitivo e carcerario. Tre le vie da intraprendere:

quella di ripristinare la legalità internazionale e costituzionale, di contrastare in modo sistemico il sovraffollamento agendo su quelle leggi che producono carcerazione senza produrre sicurezza, di cambiare paradigma in materia di droghe.

Con la prima delle 3 leggi, si chiede innanzi tutto l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura. Sembrerà banale, ma un reato non codificato è difficilmente perseguibile, almeno in via diretta. Ed è questa una mancanza grave per un paese che si vuol definire democratico.

La proposta di legge numero due è invece più articolata e tratta direttamente del problema del sovraffollamento carcerario. Tra le modifiche richieste, spiccano l’abolizione del reato di clandestinità, la restrizione dell’applicazione della carcerazione preventiva, la conversione in arresti domiciliari della pena carceraria qualora non vi siano posti disponibili nella struttura detentiva relativa, modifiche sostanziali della legge Cirielli sulla recidiva.

La terza proposta si occupa invece nello specifico della legge sulle droghe, fonte inesauribile (e spesso onestamente poco giustificabile) di detenuti nostrani. La proposta di modifica della famigerata legge Fini-Giovanardi mira quindi sostanzialmente a depenalizzare il semplice consumo, consentire la produzione di cannabis per uso personale, avviare percorsi di recupero per i detenuti tossicodipendenti, sottolineare la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti e più in generale rimodulare la severità delle pene inflitte armonizzandole con le altre presenti nel Codice Penale.

In quanto leggi di iniziativa popolare, le 3 leggi necessitano di un totale di 50.000 firme per essere presentate in Parlamento dove potranno poi essere discusse, emendate ed infine eventualmente approvate. I sei mesi disponibili per la campagna di raccolta delle firme scadranno tuttavia già a fine agosto. Per chi volesse partecipare, bisogna dunque avvertire che il tempo stringe ma che si può firmare presso molti comuni (qui l’elenco) o i banchetti adibiti (qui il calendario). L’iniziativa ha per altro raccolto l‘adesione di molti volti noti della società civile come Elio Germano, Ilaria Cucchi, Ascanio Celestini, don Ciotti ed altri, che attraverso una serie di filmati spiegano il loro punto di vista sulla proposta delle 3 leggi.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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