Un noir d’ambientazione romana. Una strage di Natale e un avvocato in fuga tra memoria, colpa e indizi. Senza spoiler. Selezionato per Casa Sanremo Writers 26.

Il romanzo si apre nella notte di Natale, in un appartamento dell’EUR. Una pistola semiautomatica disegna una linea perpendicolare sulla fronte di Attilio Spalla. I colpi seguono un ordine preciso. Il suono, l’odore, la caduta costruiscono la scena. Il corridoio trattiene il riverbero. Il presepe è travolto. La casa di via Sierra Nevada 22 diventa teatro di una strage. I nomi delle vittime compongono un elenco concreto. La chiusura della porta suggella un metodo narrativo: prima il gesto, poi l’impatto, infine il residuo materiale.

L’incipit stabilisce tono e campo. Il testo preferisce la cronaca minuta alla spettacolarizzazione. L’effetto è di prossimità sensoriale. L’orrore resta leggibile, non gridato.

Il narratore è l’avvocato Fermo Trimani. Parla in prima persona e sceglie una metafora netta: “pecora su uno scoglio”. La memoria è difettiva. Gli eventi non legati a emozioni svaniscono. Ritornano per immagini innescate. L’infanzia emerge in frammenti disincantati. Eva occupa una zona affettiva instabile. L’alcol e la cocaina sono nominati senza attenuanti. Il corpo resta al centro del racconto.

Le frasi cortano l’aria con ritmo irregolare ma controllato. Il campo di forze è chiaro: colpa, rimozione, riemersione. Il lettore entra in una mente che registra più di quanto spieghi.

La città è Roma, quartiere EUR

I luoghi esistono come quinte e traiettorie. La chiesa dei Santi Pietro e Paolo osserva dall’alto. Il palazzo Eni affiora nei percorsi. Il laghetto restituisce superfici e riflessi. L’indagine interiore si intreccia a un’indagine penale. Il sostituto procuratore Flavio Nevola sposta le linee di pressione. La telefonata di Natale introduce la controparte istituzionale. Una Giulietta ministeriale compare davanti al Sant’Eugenio. La pagina alterna interni domestici e uffici giudiziari. Gli oggetti assumono un valore indiziario. Le stanze trattengono odori, temperature, luci. La realtà materiale sostiene la credibilità del quadro.

Un Natale che non finisce

L’arma di scena è una Beretta 7,65. Il sospetto tocca il figlio superstite, Simone Spalla. La messaggistica introduce un piano laterale. Gli inglesismi entrano per necessità comunicativa. Il registro resta funzionale e asciutto. La relazione tra Trimani e Gabriella inserisce un filo clandestino. La città diventa personaggio silenzioso. Il romanzo dispone tracce invece di annunciare soluzioni. Ogni spazio descrive un gradino della caduta sociale del protagonista. Il ritmo si modula sul respiro della coscienza. La pagina sceglie inquadrature ravvicinate: cucinini, ingressi, vani di servizio.

L’opera è tra i selezionati per la vetrina letteraria di Casa Sanremo Writers 2026 e approda al salotto culturale di Casa Sanremo, nella Città dei Fiori, durante il Festival che sarà al centro delle cronache. La cornice sanremese apre il libro a lettori diversi.

Consigliato a: chi frequenta il noir urbano e riconosce valore ai dettagli concreti; a chi cerca un io narrante esposto, attraversato da memoria lacunosa e desideri contrari.

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By SenzaBarcode Redazione

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