Crowdfunding e finanza green: l’esperienza Ener2Crowd

Il mondo degli investimenti ha ormai da tempo intrapreso la strada della sostenibilità, sono sempre di più i capitali che vengono indirizzati per finanziare progetti basati sulla green economy

in virtù delle tante opportunità presenti sul mercato che rendono questo comparto uno dei più profittevoli a fronte di un profilo di rischio contenuto. Tra gli strumenti che stanno vedendo una grandissima adesione c’è sicuramente il crowdfunding che, specie negli ultimi anni, è divenuto un metodo affidabile e sicuro per tutti quei risparmiatori che intendono investire al riparo dalle tante incertezze, con un occhio all’aspetto etico, sempre più centrale a livello globale.

Per comprendere al meglio questo fenomeno abbiamo intervistato Giorgio Mottironi, cofondatore e responsabile della strategia di Ener2Crowd, la prima piattaforma italiana di crowdfunding interamente dedicata agli investimenti 100% green. Ecco cosa ci ha detto.

Negli ultimi anni il crowdfunding ha visto trend di crescita incredibili, anche a fronte della crisi economica globale scaturita dall’emergenza da Covid19. Come si spiega questo fenomeno?

Il crowdfunding cresce per due motivi: il primo legato agli enormi spazi che può ancora conquistare. In Italia, così come in Europa, meno dello 0,5% (in Italia siamo sullo 0,01%) della ricchezza privata liquida è impiegata attraverso strumenti di finanza alternativa. Il secondo legato alla reale appetibilità delle opportunità che sono proposte, con tassi di rendimento dal 6% al 13% lordo annuo, con possibilità di partecipazione estremamente inclusive (il taglio minimo va dai 20€ ai 300€ ad operazione), e con (almeno in alcuni casi) la massima trasparenza sugli obiettivi e sugli impatti legati agli investimenti, i quali costruiscono per le persone un nuovo ruolo ed una nuova prospettiva di decisori del modello economico.

L’Italia si è imposta come capofila per quel che riguarda il crowdfunding all’interno dell’Unione Europea. Quali sono i motivi di questo primato e cosa c’è ancora da fare in questo senso?

In realtà l’Italia è uno dei Paese dove il crowdfunding è meno diffuso, ma è anche uno dei Paesi da cui sono partite alcune tra le più belle storie di piattaforme che hanno conquistato il mercato Europeo.

Un aspetto su cui siamo più indietro è certamente quello delle regole in materia di tassazione: a breve in Italia sarà meno conveniente investire che nel resto dell’Europa, potenzialmente spingendo le persone a valutare piattaforme estere. Noi ci occupiamo quotidianamente di questi temi con la nostra comunità di investitori.

La Green Economy sta rappresentando un elemento fondamentale per la crescita del settore del crowdfunding. Quali sono i principali vantaggi di questa binomio? Perché sempre più investitori stanno optando per questa soluzione?

La Green Economy è forse il miglior spazio verso cui far crescere il settore del crowdfunding, e per un motivo molto semplice: non si tratta di investimenti speculativi ma di creazione di ricchezza che poi viene condivisa con gli investitori.

Cosa significa? Mentre nelle stragrande maggioranza degli investimenti il processo è quello di prestare fondi ad un operatore qualificato che gli impieghi attraverso la produzione di beni o servizi che ne moltiplichino potenzialmente il valore, qui di si tratta di andare a finanziare progetti che generano enormi benefici economi diretti ed indiretti che possono essere retrocessi come una condivisione di valore “liberato”.

Dunque gli interessi erogati sono molto puntuali e stabili e non legati a fluttuazioni di mercato o a scossoni dovuti ad eventi improvvisi. Inoltre non dobbiamo dimenticarci che sono gli unici investimenti che, grazie alla generazione di benefici ambientali, sono in grado di contribuire alla crescita delle ricchezza ecosistemica e collettiva.

La diffusione delle rinnovabili in Italia verrà spinta nei prossimi anni anche dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che ha riservato la fetta più consistente a questo settore. In che modo si inserisce il crowdfunding energetico e quale è il suo potenziale di crescita e le sue prospettive?

Il crowdfunding rappresenta una necessaria quantità di risorse complementare agli investimenti pubblici che oggi può essere destinata all’economia reale per essere resa rapidamente più sostenibile. I grandi investimenti pubblici hanno lo scopo di trasformare nel tempo la dimensione in cui si sviluppa l’impresa, tramite grandi infrastrutture, sviluppo di nuove tecnologie, probabilmente con la capacità di guardare a ritorni in un orizzonte temporale molto più ampio.

La ricchezza delle persone può essere invece impiegata per sostenere la diffusione di tutte quelle soluzioni tecnologiche e pratiche già disponibili ed incredibilmente impattanti per ridurre le emissioni e avvicinarci il più rapidamente possibile verso gli obiettivi 2030 (fit-for-55) e 2050 (net-zero).

Il termine finanza sostenibile o “alternativa” è sempre più diffuso. Quali sono le sue principali caratteristiche e differenze con la “classica”?

La tassonomia della finanza ESG è molto ampia. Tutta la parte che riguarda iniziative che impattano direttamente sulla riduzione delle emissioni, su interventi di mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, e sugli ecosistemi è considerata green.  Quando si integrano aspetti sociali come le condizioni di lavoro, il coinvolgimento delle comunità locali, la salute ed il benessere delle persone, crisi umanitarie, relazioni con dipendenti ed inclusione, viene definita anche sostenibile.

La finanza alternativa, con la sua facilità di utilizzo, ha dunque il grande merito di poter potenziare la finanza green, funzionando da collettore per enormi quantità di risorse che possono raggiungere le tante opportunità da costruire, e di renderla sostenibile, rendendola inclusiva, trasparente ed orientata verso l’accoglienza delle necessità delle persone.

La finanza sostenibile è spesso afflitta dal problema del “greenwashing”. In che modo può essere depotenziata, evitando di mettere rischio i grandi risultati ottenuti fino ad oggi?

Uno degli elementi più importanti nello scegliere prodotti finanziari definiti “green” è quello di poter verificare con esattezza gli impatti che questi vogliono arrivare a generare. Con Ener2Crowd abbiamo creato un indicatore (ISI) di intensità sostenibile di investimento, che permette di correlare ogni euro finanziato con una certa quantità di benefici ambientali prodotti, ogni anno, espressa in kgCO2 abbattuti.

Richiedere a chi ci sta proponendo di investire in modo sostenibile misure accurate, anche preventive, dei risultati che si vogliono raggiungere è già un ottimo primo passo per smascherare eventuali tentativi di greenwashing.

Chi ha la possibilità di generare un beneficio ambientale non solo ha il dovere di farlo sapere agli investitori, ma sa benissimo che è un valore che va comunicato.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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