Cronaca

Crisi energetica e soluzioni: intervista al CEO di EnerGred

Con l’ingegner Moreno Scarchini, CEO di EnerGred, società E.S.Co. (Energy Service Company) per conoscere la portata della crisi energetica e le soluzioni applicabili.

La salita del prezzo delle materie prime, iniziata già nel secondo semestre del 2020, e aggravatasi ulteriormente come conseguenza delle sanzioni relative all’invasione dell’esercito russo in Ucraina, sta coinvolgendo tutti i settori economici, che vedono con preoccupazione il presente e il futuro, dovendo fare i conti con la necessità di mantenere l’operatività delle proprie aziende, sostenendo un costo per l’energia crescente, con la paura di dover affrontare anche la peggiore delle ipotesi, vale a dire il razionamento.

Una situazione che, oggi più che mai, ci mette davanti alla sfida, intrapresa ormai da tempo, di renderci il più possibile indipendenti dalle fonti fossili e dai principali esportatori, abbracciando in via definitiva quella transizione energetica che non può più essere rimandata, essendo l’unica soluzione per la sopravvivenza economica del nostro Paese, specie per le tante realtà imprenditoriali presenti sul territorio italiano.

Per capire a che punto siamo e gli sviluppi futuri, abbiamo intervistato l’ingegner Moreno Scarchini, CEO di EnerGred, società E.S.Co. (Energy Service Company) italiana leader per quel che riguarda il fotovoltaico, con particolare focus sulle aziende. Ecco cosa ci ha detto.

L’aumento per il costo dell’energia sta mettendo in crisi molte aziende, soprattutto le PMI, che rischiano seriamente di non riuscire a soddisfare il proprio fabbisogno energetico, se non con grandi sacrifici a livello di produzione e occupazione. Come si può risolvere questa crisi?

Purtroppo i segnali di quella che oggi è diventata una crisi erano già desumibili in modo chiaro da report che la ENEA stessa aveva pubblicato all’inizio del 2021 e che guardavano ai numeri del mercato energetico mondiale. In particolare l’evoluzione della domanda di Gas Naturale aveva già assunto nella seconda metà del 2020 la configurazione della distribuzione dei volumi, sullo scacchiere mondiale, che oggi mette in enorme difficoltà le aziende del continente Europeo.

Quello a cui assistiamo è uno scenario strutturale, a cui nessuna misura momentanea, di natura assistenziale o fiscale, può porre rimedio: per chi ha già iniziato il proprio percorso di decarbonizzazione ed accesso a fonti di energia rinnovabili, o a metodologie di produzione più sostenibili ed efficienti, quella che molti sperano possa essere una stretta congiunturale, è in realtà un’opportunità a medio e lungo termine, perché permetterà loro di conquistare quote di mercato, grazie al duplice vantaggio legato a performance economiche stabili ed a prodotti e servizi che rispondono ad una chiara esigenza e domanda delle persone per il loro presente e futuro (oltre che in quanto consumatori).

La soluzione è quella di aumentare in modo drammatico la presenza delle rinnovabili, in modo diffuso, ovvero lì vicino a dove avvengono i consumi, nella forma del prosumer (auto-produzione e auto-consumo) e delle comunità energetiche rinnovabili. Questo avrebbe degli effetti positivi molto rapidi anche sul prezzo dell’energia di mercato perché diminuirebbe in modo sensibile la domanda da produzione centralizzata.

Ovviamente il tutto abbinato a politiche di sostegno allo sviluppo infrastrutturale di batterie per l’accumulo giornaliero e stagionale, ovvero in quegli ambiti dove è ancora distante la possibilità di creare una solida efficienza finanziaria.

Malgrado la crescita degli ultimi anni, l’Italia rispetto al resto d’Europa sembra essere ancora indietro a livello di diffusione delle energie rinnovabili. Come si può spiegare questo fenomeno?

L’Italia ha raggiunto prima degli altri gli obiettivi in termini di emissioni legate al settore della generazione di energia elettrica e, a mio parere, attraverso un processo di incentivazione che ha poi avuto come prima conseguenza una brusca e totale fermata dello sviluppo. In primis per motivi che definirei psicologici: raggiunto l’obiettivo “sistemico”, ci si è rilassati senza pensare a come creare un modello che portasse vantaggi diretti al sistema produttivo, in termini di sostenibilità economica ed ambientale e dunque di competitività. In secundis per motivi legati ad una forte speculazione di mercato legata alla pura “finanziarizzazione” delle rinnovabili, le quali hanno subito un’impennata dei costi di progettazione, materie prime e costruzione.

Siamo tutti indietro, a parte qualche raro esempio internazionale (Marocco, Svezia, Danimarca, Costa Rica, Nicaragua).

Ma in Italia ciò che è preoccupante sono sia gli obiettivi, poco sfidanti in termini di percentuale di penetrazione delle rinnovabili (40% di potenza totale per la generazione di energia da FER al 2030), sia il ritmo con cui crescono (negli USA, il secondo Paese più inquinante al mondo, viene realizzato un impianto fotovoltaico ogni 2,5 minuti), troppo spesso frenate da un ecosistema imprenditoriale abituato all’assistenzialismo di Stato, o limitate da incomprensibili vincoli burocratici esercitati dagli enti locali.

Una delle soluzioni ampiamente caldeggiate per rendere il nostro Paese più sostenibile è quella della creazione di Comunità Energetiche. Come è messa l’Italia in questo senso e cosa manca per realizzarle pienamente? Quali sono i vantaggi principali nell’adottare questo sistema?

Oggi l’Italia ha finalmente recepito la direttiva Europea REDII che permette di creare comunità energetiche rinnovabili con un “peso” rinnovabile importante: è infatti possibile sfruttare questa formula di auto-consumo evoluto (seppure virtuale), associando i consumi di diverse utenze intorno a impianti della potenza unitaria massima sino ad 1MWp (il precedente limite a 200kWp rendeva troppo onerosi i costi di infrastrutturazione rispetto ai vantaggi, oltre a frammentare in modo drammatico la parte di sviluppo operativa).

L’opportunità è grande perché, secondo i nostri modelli di analisi e dimensionamento preliminare, e con la nostra metodologia Care&Share®, è possibile lasciare sino a 2,6mln€ di valore alla comunità energetica, per ogni megawatt realizzato.

Tale valore non è così importante se lo si rapporta ai costi energetici diretti (per ogni megawatt si devono associare più di 1.000 nuclei familiari, ai quali corrisponde una bolletta di circa 850.000€ annui totali), ma diviene una risorsa fondamentale che la comunità può reinvestire a favore delle fasce più deboli o per progetti di riqualificazione ambientale, o ad impatto, legati alla sfera dell’educazione, della formazione o della sostenibilità ambientale.

Le comunità energetiche, così pensate, divengono uno strumento a favore della diffusione mirata e ben dimensionata della generazione distribuita da fonti rinnovabili, comportando importanti risparmi nella gestione dell’infrastruttura di rete.

Gli obiettivi europei da raggiungere entro il 2030 per ridurre le emissioni e aumentare l’indipendenza da fonti fossili sono molto ambiziose e impegnative. Cosa deve fare l’Italia e su cosa deve spingere maggiormente il Governo per ottenere questi risultati?

A livello politico devono essere dati dei chiari obiettivi in termini di riduzione delle emissioni di CO2 a cittadini ed imprese. Il macro numero lascia spazio alla possibilità che i singoli, privati e imprese, si disinteressino alla possibilità di essere parte della soluzione, lasciandosi sfuggire anche i benefici che ne derivano. Gli incentivi ed i sostegni economici diretti devono andare nella direzione dello “storage”, mentre nel frattempo si deve sburocratizzare e favorire una vera liberalizzazione delle rinnovabili.

Si devono inoltre favorire gli investimenti industriali nella creazione di filiere “nostrane” per la produzione di tecnologia e per la ricerca, soprattutto nella direzione del recupero e del riciclo.

Il nostro suggerimento alle imprese è invece quello di affidarsi ad operatori che possano supportarle nell’introdurre il fotovoltaico, in primo luogo per auto-consumo, senza doversi appesantire di oneri finanziari ed operativi, facendosi dolcemente accompagnare lungo il percorso della sostenibilità: la formula dell’auto-consumo senza vincoli, ad un prezzo omnicomprensivo dell’energia tra i 120€/MWh ed i 160€/MWh, è ad esempio per noi una realtà con cui ci misuriamo quotidianamente, e con cui portiamo valore alle imprese che sanno guardare al futuro.

SenzaBarcode Redazione

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