Richard Nixon, l’uomo del Watergate

Richard Milhous Nixon nasce il 9 gennaio 1913 a Yorba, California, secondo di cinque figli di una famiglia non particolarmente benestante.

Dopo il fallimento del ranch di famiglia nel 1922, i Nixon si spostano a Whittier, nella contea di Los Angeles, dove il capofamiglia apre un negozio di alimentari. Di salute non particolarmente brillante, Richard si dimostra ciò nondimeno un ottimo studente, dotato fra le altre cose di un carattere carismatico e di una notevole parlantina. Nel 1934, dopo la laurea, riceve una borsa di studio per frequentare la scuola di legge della Duke University, dove si specializza nel 1937.

Nel 1938 conosce l’insegnante Thelma Ryan, della quale si innamora a prima vista, tanto da sposarla due anni dopo e con la quale avrà due figlie.

Nel 1942 la neo-famiglia Nixon si trasferisce a Washington e, poco dopo il trasferimento, Richard viene chiamato a servire nella Marina militare; al ritorno dalla guerra, in ragione della sua esperienza legale, viene impiegato a lavorare sui rapporti contrattuali del personale della Marina. Una volta lasciata la Marina si avvicina al Partito Repubblicano, nelle cui fila fa rapidamente carriera grazie al carisma, all’abilità oratoria, ma anche grazie ad una certa mancanza di scrupoli. Nel 1946 viene già eletto alla Camera dei Rappresentanti, dove si fa notare per il suo spiccato anticomunismo, mentre nel 1950 entra in Senato.

Quando Eisenhower viene eletto, Nixon al suo fianco interpreta il ruolo di Vicepresidente con maggior vigore rispetto alla tradizione del ruolo, svolgendo in particolare diversi viaggi all’estero e battendosi con forza contro il nemico comunista.

Nel 1960 Nixon subisce un’inaspettata sconfitta contro il rampante John Fitzgerald Kennedy e deve aspettare il 1968 per divenire Presidente

Soprattutto il suo primo mandato vede l’approvazione di una serie di provvedimenti di grande importanza: Nixon impone innanzitutto una decisa decentralizzazione delle competenze, concedendo maggiori poteri ai singoli Stati rispetto al Governo federale; per tutelare l’ambiente, Nixon crea una apposita Agenzia federale; esprime il suo sostegno al programma spaziale, che vede infine il suo culmine nel 1969, quando la missione Apollo 11 porta per la prima volta l’uomo sulla Luna.

Nel 1971 abolisce il sistema di cambio fisso fra dollari ed oro allo scopo di abbassare l’inflazione, obiettivo che porta a termine con successo; dichiara pubblicamente guerra alle droghe ed al cancro, stanziando ingenti somme per la lotta alle dipendenze ed alla suddetta terribile malattia. Sul piano dei diritti civili, Nixon porta avanti la politica dei predecessori, favorendo l’integrazione razziale nella scuola e nella pubblica amministrazione. Queste ed altre conquiste gli valgono, nel 1972, una maggioranza schiacciante alle Presidenziali e, quindi, un nuovo mandato.

Il secondo mandato del nostro è caratterizzato dalla politica estera, dove il suo comportamento è ben più spregiudicato: ad esempio, pur essendo ferocemente anticomunista, promuove una distensione dei rapporti con la Cina e l’Unione Sovietica.

Pur facendosi portavoce di una dottrina di realpolitik che preveda l’intervento militare solo ove gli interessi statunitensi siano realmente messi in pericolo, Nixon sostiene con mezzi e risorse la controversa Operazione Condor, un vasto programma della CIA che mira a combattere con ogni mezzo l’avanzata comunista in Sudamerica.

In Vietnam, nonostante l’intenzione dichiarata di giungere ad una pace onorevole, il Presidente non esita ad autorizzare bombardamenti a tappeto contro il nemico

Nel 1973, peraltro, i trattati di Parigi segnano effettivamente la fine della guerra per gli americani, che lasciano il Vietnam del Sud nelle mani dei suoi abitanti e soldati, i quali però due anni dopo verranno sconfitti dal Nord.

La notte del 17 giugno 1972 segna l’inizio della fine per Nixon: cinque uomini vengono arrestati per essere entrati illegalmente nella sede del Comitato nazionale democratico, la principale organizzazione di raccolta fondi e promozione elettorale dell’omonimo Partito, che occupa il sesto piano di un edificio dove si trova anche il Watergate Hotel, a Washington.

Se inizialmente l’effrazione sembra una cosa tutto sommato da nulla, fra gli oggetti in possesso degli arrestati viene rinvenuta strumentazione tecnologicamente all’avanguardia nel campo dello spionaggio e delle intercettazioni; nel corso dei mesi successivi, grazie anche ai reporter del Washington Post Bob Woodward e Carl Bernstein, si scopre che l’effrazione costituisce solo una parte di un piano di spionaggio degli avversari politici e non solo di cui Nixon non solo è perfettamente a conoscenza, ma che anzi conduce da anni al fine di assicurarsi la rielezione e di sapere in anticipo le mosse di avversari e persino di alcuni suoi stretti collaboratori.

Il Presidente resiste per ben due anni al crescente scandalo che monta, ma nel 1974 il suo coinvolgimento viene pubblicamente svelato e lo costringe alle dimissioni per evitare una messa in stato d’accusa.

Per diversi anni, dunque, Nixon cade nell’oblio e viene additato come uno dei peggiori Presidenti della storia americana. Solo dopo parecchio tempo il nostro inizia ad essere rivalutato e viene spesso consultato in quanto apprezzato consulente di politica estera. Muore infine a causa di un ictus il 22 aprile 1994 a New York, all’età di 81 anni.

Foto di WikiImages da Pixabay

Ascola

Andrea Barricelli

Andrea Barricelli è nato nel 1990 a Roma, dove vive e lavora come avvocato. Appassionato di storia e letteratura, gestisce dal 2020 un podcast dedicato alla prima sulla Webradio Senzabarcode. Per quanto riguarda la seconda, invece, ha pubblicato un'irriverente parodia dell'Iliade, denominata “Troiade”, con Rupe Mutevole Edizioni, nonché “Dominio e Ribellione” e “Equilibrio e Cambiamento”, editi da CTL Editore nella collana editoriale SenzaBarcode.

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