Eisenhower, dalla guerra alla Casa Bianca

Dwight David Eisenhower nasce il 14 ottobre 1890 a Denison, Texas, terzo di sette figli di una famiglia di lontane origini tedesche, fortemente religiosa.

Dopo il percorso di istruzione, curiosamente il nostro lavora in un’industria casearia per tre anni. Successivamente entra nella prestigiosa Accademia Militare di West Point ma, al contrario di quanto si possa pensare per un futuro eroe di guerra, il suo percorso come cadetto è tutto fuorché particolarmente brillante. La vita personale di Eisenhower in compenso va meglio, dato che nel 1916 si sposa con Mamie Geneva Doud, con la quale resterà per tutta la vita ed avrà due figli, anche se purtroppo uno morirà di scarlattina ad appena tre anni di età.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Eisenhower richiede di partire per il fronte, ma non vedrà mai il campo di battaglia, rivelandosi comunque un eccellente e carismatico addestratore di truppe.

Negli anni ’20 e ’30 fa carriera sotto le armi, ma il ruolo che gli cambia carriera e vita è quello di consigliere militare presso il Governo delle Filippine, ruolo grazie al quale conosce anche molti personaggi politici influenti dell’epoca. Dopo l’attacco di Pearl Harbor, fino al 1942 Eisenhower ricopre ancora un ruolo organizzativo, per la precisione elaborando i piani di guerra contro la Germania nazista e l’Impero Giapponese, ma nel novembre dello stesso anno viene nominato comandante del corpo di spedizione alleato in Africa.

Dopo la capitolazione delle forze nemiche nel continente, il nostro supervisiona l’invasione della Sicilia e dell’Italia, la prima vera spallata alle forze dell’Asse. L’operazione cui lega per sempre il suo nome, tuttavia, arriva nel 1944, quando Roosevelt, peraltro un po’ a sorpresa, sceglie proprio Eisenhower quale comandante supremo delle forze alleate in Europa, con il preciso compito di condurre l’Operazione Overlord, vale a dire lo sbarco in Normandia. Benché ad un prezzo molto elevato, lo sbarco ha successo e consente agli Alleati di aprire un secondo fronte contro il nemico dopo quello già inaugurato ad est. Eisenhower continua a condurre validamente le truppe fino alla definitiva resa della Germania.

Dopo aver rifiutato di candidarsi nel 1948, Eisenhower si candida e vince nel 1952

da Presidente mantiene in vigore i programmi di sicurezza sociale e welfare, implementa l’integrazione razziale nelle forze armate e nella pubblica amministrazione già avviata da Truman, dà grande impulso alla costruzione di infrastrutture, in particolare autostrade.  In politica estera porta a compimento la Guerra di Corea con un accordo che stabilisce il confine fra le due Coree lungo il 38° parallelo e, se in precedenza era stato un convinto fautore della corsa agli armamenti, alla morte di Stalin nel 1953 pronuncia un celebre discorso nel quale tende una mano all’Unione Sovietica, cercando di porre un freno quantomeno alla corsa agli armamenti nucleari.

Nonostante i tentativi per giungere ad una pace stabile con il blocco orientale, Eisenhower resta pur sempre un fierissimo anticomunista e si dà da fare per combattere l’avanzata dell’ideologia rossa in tutto il mondo, supportando anche colpi di Stato in Iran e Guatemala.

Nel 1956 Eisenhower viene riconfermato a furor di popolo

Nel 1957, in risposta al lancio sovietico dello Sputnik, Eisenhower fornisce grande impulso al programma spaziale statunitense, in una corsa allo spazio che culminerà, oltre un decennio dopo, nello sbarco americano sulla Luna. In politica estera, durante il secondo mandato del nostro si svolge dapprima la crisi di Suez, con Francia, Inghilterra e Regno Unito che occupano militarmente l’omonimo Canale, rischiando di causare l’intervento militare sovietico al fianco dell’Egitto invaso; sempre nel 1956, la brutale repressione sovietica della rivoluzione ungherese causa la ferma condanna da parte di Eisenhower ed un sostanziale peggioramento delle relazioni, già non proprio idilliache, fra le due superpotenze.

Nel 1960, inoltre, un’ulteriore crisi mina i rapporti: un aereo spia statunitense viene infatti abbattuto mentre sorvola i cieli sovietici, causando forte imbarazzo negli Stati Uniti, che alla fine devono ammettere di aver spiato il nemico e sono costretti a scusarsi, con soddisfazione del Presidente sovietico Nikita Chruscev.

Al termine del suo secondo mandato, nel 1960, Eisenhower supporta convintamente il candidato Repubblicano Richard Nixon, che viene però sconfitto dal Democratico John Fitzgerald Kennedy. Eisenhower morirà infine di insufficienza cardiaca il 28 marzo del 1969 a Washington, all’età di 78 anni.

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Andrea Barricelli

Andrea Barricelli è nato nel 1990 a Roma, dove vive e lavora come avvocato. Appassionato di storia e letteratura, gestisce dal 2020 un podcast dedicato alla prima sulla Webradio Senzabarcode. Per quanto riguarda la seconda, invece, ha pubblicato un'irriverente parodia dell'Iliade, denominata “Troiade”, con Rupe Mutevole Edizioni, nonché “Dominio e Ribellione” e “Equilibrio e Cambiamento”, editi da CTL Editore nella collana editoriale SenzaBarcode.

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