Theodore Roosevelt, non solo riformatore

Theodore Roosevelt Jr. nasce a New York il 27 ottobre 1858: bambino di salute malferma, ma dalla curiosità vorace, studia prevalentemente con precettori prima di laurearsi con lode nel 1880 in materie giuridiche.

Nello stesso si sposa, si avvicina al Partito Repubblicano e nel 1882 viene eletto deputato del Parlamento dello Stato di New York, dove si distingue fin da subito per la lotta feroce alla corruzione. Sembra destinato da subito a grandissime cose, ma nel 1884 perde in poche ore madre e moglie e, sconvolto, abbandona momentaneamente la politica per la vita da cowboy.

Torna in politica nel 1886, quando viene però sconfitto alle elezioni per il posto di sindaco della città di New York e nello stesso anno si sposa in seconde nozze. Dal 1889 ricopre il ruolo di Presidente della Commissione Nazionale per il Servizio Civile, mentre nel 1895 Theodore Roosevelt viene nominato capo della Polizia di New York, rivoluzionando totalmente il corpo. Nel 1897, sotto la Presidenza McKinley, Roosevelt ricopre l’incarico di Assistente Segretario alla Marina Militare e l’anno dopo parte volontario per la guerra contro Cuba, nella quale diviene un eroe nazionale.

Al ritorno viene eletto Governatore dello Stato di New York, ruolo che ricopre per due anni perché nel 1900 si candida come Vicepresidente, venendo infine eletto assieme a McKinley, già Presidente Uscente

Il 6 settembre del 1901, tuttavia, McKinely subisce un attentato che lo porta alla morte otto giorni dopo e Roosevelt diventa Presidente all’età di 42 anni, il più giovane della storia. Si rivelerà  uno dei Presidenti più attivi ed energici della storia degli Stati Uniti: si distingue per la sua lotta molto aggressiva nei confronti dei trust, quindi tutti quegli accordi fra imprese e corporazioni volti a monopolizzare il mercato ed imporre i propri prezzi. La sua intenzione è quella di evitare che i grossi poteri finanziari decidano come vogliono, mirando a ricondurli all’interno della politica e facendosi dunque promotore di una sorta di capitalismo di Stato.

La sua politica economica, delineata nel corso degli anni, viene definita “Square Deal”, che potremmo tradurre con politica del far quadrare le cose: Roosevelt vuole infatti tutelare la classe media dai grandi monopoli finanziari, ma vuole anche combattere lo strapotere dei sindacati e tutelare le risorse naturali dall’eccessivo sfruttamento. Tutto ciò, ovviamente, senza rinunciare all’impulso dato alle infrastrutture, in particolare alla rete ferroviaria ed alla lotta contro corruzione e crimine organizzato.

In politica estera, Theodore Roosevelt si dimostra un convinto nazionalista ed imperialista: riprendendo la vecchia dottrina Monroe, la estende sostenendo l’esistenza di un vero e proprio diritto degli Stati Uniti all’intromissione negli affari dell’America Latina, qualora questi avessero potuto turbare gli interessi nazionali: a titolo meramente esemplificativo, è uno dei più ferventi sostenitori della costruzione del Canale di Panama e, sotto la sua Presidenza, la marina militare cresce in maniera esponenziale, fino a divenire la seconda più grande al mondo dopo quella britannica.

Nel 1904 Roosevelt viene confermato per un secondo mandato e porta avanti l’agenda politica già portata avanti nel primo mandato, specialmente in campo economico e come sempre con grande impulso alle riforme

Ad ogni modo, il suo secondo atto come Presidente è caratterizzato dalla sua grande attività diplomatica: nel 1905 si offre infatti di fare da mediatore nelle trattative fra Russia e Giappone, che si combattono in una guerra sanguinosissima: la pace, anche grazie a lui, viene firmata il settembre e, proprio grazie a tale attività diplomatica, Roosevelt nel 1906 riceve il Premio Nobel per la Pace.

Nel 1908, alla scadenza del secondo mandato, Roosevelt decide di non ricandidarsi e si gode una pensione avventurosa andando a caccia in Africa e viaggiando per l’Europa. Tuttavia, anche in questo caso non riesce a stare lontano dalla politica troppo a lungo e nel 1912, in polemica con il suo Partito, fonda un suo movimento, il Partito Progressista, anche detto Bull Moose Party, candidandosi ufficialmente; nonostante un attentato subito, Roosevelt prosegue la campagna elettorale, pur non venendo eletto. Imperterrito come sempre, Roosevelt riparte allora per una nuova avventura, stavolta in Sudamerica, dove compie diverse spedizioni fin nel cuore della Foresta Amazzonica. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Roosevelt è un convinto sostenitore della necessità dell’intervento militare americano.

La sua salute è però ormai malferma e lo porta alla morte il 6 gennaio del 1919, all’età di 60 anni. La sua ultima eredità politica è un progetto embrionale di una organizzazione sovranazionale che si occupi di evitare i conflitti, idea che darà poi luogo alla Società delle Nazioni, antenata della moderna Organizzazione delle Nazioni Unite.

Ascolta Theodore Roosevelt e la politica del grosso bastone

Andrea Barricelli

Andrea Barricelli è nato nel 1990 a Roma, dove vive e lavora come avvocato. Appassionato di storia e letteratura, gestisce dal 2020 un podcast dedicato alla prima sulla Webradio Senzabarcode. Per quanto riguarda la seconda, invece, ha pubblicato un'irriverente parodia dell'Iliade, denominata “Troiade”, con Rupe Mutevole Edizioni, nonché “Dominio e Ribellione” e “Equilibrio e Cambiamento”, editi da CTL Editore nella collana editoriale SenzaBarcode.

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