Cronaca

Radicalizzazione e jihadismo

Giornalista, attivista e presidente dell’associazione Acmid-Donne, Souad Sbai è anche Segretario Generale della Confederazione dei Marocchini in Italia. Parliamo di Nizza e di radicalizzazione, di jihadismo e Covid-19. 

I recenti fatti di Nizza, non nuova ad attacchi da parte del terrorismo islamico, impongono nuovamente una riflessione accurata e per Souad Sbai quello che serve è un fronte comune per contrastare le forze che promuovono la radicalizzazione

Come sempre non risparmia nulla a quelli che definisce i professionisti dell’Islamofobia. Già parlamentare nelle liste di centrodestra punta il dito contro chi si nasconde dietro alle parole del Profeta per applicare la violenza più efferata come le recenti decapitazione e gli accoltellamenti. È una trappola, dice, nella quale possono cadere in molti, ma un fronte comune contro il terrorismo è la soluzione per impedire che il fenomeno continui ad allargarsi a macchia d’olio.

“Non dobbiamo dimenticare che il terrorismo è uno strumento messo a disposizione di una ideologia radicale, integralista e jihadista” sottolinea Souad Sbai. “Sono tutte grosse parole, ma ormai siamo abituati a sentirle nei telegiornali… È di questa ideologia che bisogna conoscere le radici e analizzare le sue manifestazioni con uno strumento adeguato e anche coraggioso…”

Riferendosi a quanto successo pochi giorni fa a Nizza spiega “il ragazzo che arriva Lampedusa poi va in Francia e uccide delle persone in un mese e mezzo significa che è arrivato radicalizzato all’islamismo estremista e jihadista. È arrivato in Italia prima, in Francia poi, per fare male…”

Poi continua considerando ambigua l’Italia che ha rapporti persistenti con Erdogan

Per Souad Sbai sarebbe necessario prendere le distanze da certi Paesi e non avere più alcun tipo di rapporto. Parla dei giornalisti incarcerati in Turchia e della mancanza di diritti umani in quel Paese. “Siamo ambigui e siamo in ginocchio davanti a questa ondata terroristica non nuova. Più noi facciamo un passo indietro e offriamo l’altra guancia più questi avanzeranno…”.

Insiste su un monitoraggio minuzioso di tutti quelli che arrivano in Italia individuando eventuali radicalizzati e allontanandoli dal nostro paese. Nella lunga conversazione, Souad Sbai, racconta anche alcuni aneddoti che ha vissuto in prima persona occupandosi di alcune donne in difficoltà. Arriviamo poi a parlare di Roma e delle prossime elezioni comunali. Attende di conoscere i candidati per decidere chi sostenere e nella sua visione spiega che “serve qualcuno che fa uscire Roma da questo impasse disastroso. Un disastro che c’è stato in questi anni, un disastro totale…Serve una persona che lavori per Roma, ami Roma, che la conosca e che conosca i romani…”.

Prima di ascoltare l’intervista di sabato 31 ottobre consiglio di ascoltare la conversazione del 13 febbraio 2020 con Souad Sbai quando il covid era solo una parola non ancora bene identificata.

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Sheyla Bobba

Classe 1978. Appassionata di comunicazione e informazione fin da bambina. Non ha ancora 10 anni quando chiede una macchina da scrivere come regalo per il sogno di fare la giornalista. A 17 anni incontra un banchetto del Partito Radicale con militanti impegnati nella raccolta firme per l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti e decide che avrebbe fatto comunicazione e informazione, ma senza tesserino. Diventa Blogger e, dopo un po’ d’inchiostro e font, prende vita il magazine online SenzaBarcode.it Qualche tempo dopo voleva una voce e ha creato l’omonima WebRadio. Con SBS Comunicazione e SBS edizioni si occupa di promozione editoriale e pubblicazione. Antipatica per vocazione. Innamorata di suo marito. Uno dei complimenti che preferisce è “sei tutta tuo padre”.

4 pensieri riguardo “Radicalizzazione e jihadismo

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