D’Amore e d’Arte

Le  3 coppie più belle (e tormentate) della storia dell’arte. L’amore al di là della tela. “Omnia vincit amor et nos cedamus amori” scriveva Virgilio ne le “Bucoliche”.

E, se è vero che per il grande poeta latino la potenza dell’amore è così dirompente che dobbiamo inevitabilmente arrenderci ad essa, è altrettanto evidente che il sentimento che ha spinto poeti e scrittori di ogni epoca ad afferrare la penna e a riversare, con determinazione, su carta fiumi di parole nel suo nome non sempre è prevedibile o senza spine.

Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non ha provato il morso pungente del desiderio. La sofferenza di un amore ricco di ostacoli. Il tormento di non poter stare in compagnia della persona amata. Alcuni dei più grandi principi e principesse del disegno, maestri e maestre della storia dell’arte lo sanno bene.

Da Frida Kahlo e Diego Rivera a Salvador Dalì e Gala, ecco tre tra le coppie più belle e tormentate che hanno abitato l’universo artistico.

Frida Kahlo e Diego Rivera

“Ho avuto due gravi incidenti nella mia vita. Il primo fu quando un tram mi mise al tappeto, l’altro fu Diego”. Così Frida Kahlo ha definito quel sentimento tormentato, ineluttabile e ricco di passione che la legava a Diego Rivera.
Si conobbero nel 1922., sotto i ponteggi della Scuola Nazionale Preparatoria. Poi l’amore sbocciò e, sette anni dopo, i due pittori si unirono in matrimonio.

Ma fu una storia d’amore lunga e tormentata, costellata da tradimenti e gelosie. Rivera la tradì più volte e la Kahlo, in parte in conseguenza, ebbe esperienze omosessuali e rapporti con altri uomini. Tra questi figuravano la fotografa Tina Modotti, il critico d’arte francese André Breton e il rivoluzionario russo Lev Trotskij. Tuttavia, gli eventi che hanno costellato la vita di questi due grandi artisti messicani hanno testimoniato che il loro legame, per quanto tormentato, fu forte. Un binomio indistruttibile al di là delle implicazioni sentimentali dolciamare, come gli aborti di Frida Kahlo dovuti alle condizioni di salute e il divorzio.

Salvador Dalì e Gala

Due anime legate da un’alchimia amorosa, da un vero e proprio fuoco sacro. Questa è stata la relazione tra il principe del Surrealismo Salvador Dalì e la sua Gala. Si videro per la prima volta nel 1929, a Parigi. Al tempo Elena Ivanovna Diakonova – questo il nome di Gala– era sposata a Paul Eluard, amico di Dalì e vicino alla cerchia surrealista. L’incontro con Dalì segnò il destino di entrambi. Gala lasciò il marito e visse con Dalì tra New York, Parigi e la Spagna. Si sposarono nel 1958.

Nonostante i tradimenti e il carattere spigoloso di lei, possessiva, austera e manipolatrice, e il genio artistico senza freni di lui, il legame tra i due rimase indissolubile, una passione vorticosa dove la devozione, la dipendenza, la perversione, e il magnetismo la facevano da padrone.Prova dell’amore senza barriere di Dalì per la moglie è il castello a Púbol, che il pittore acquistò per lei e dove seppellì, una volta morta, le sue spoglie nel 1982. Salvador Dalì si spense sette anni dopo, divorato dalla depressione.

Dante Gabriel Rossetti e Elizabeth Siddal

Quando si tirano in ballo gli amori maudit, non si può non menzionare quello tra il pittore prerafaellita Dante Gabriel Rossetti, e la sua musa Lizzie, Elizabeth Siddal.
Conosciuta come l’eterea “Ophelia” del dipinto di Millais, la modella e poetessa dai capelli rossi celava un fisico e un animo fragile. Incrinata dai problemi di salute e piegata psicologicamente dal disagio con la famiglia Rossetti che non l’accettava e dal traccheggiare di Dante, che non si decideva a sposarla per paura che la situazione peggiorasse, la Siddal iniziò a ricorrere al  laudano. Dopo che, a causa di lunghe sedute di posa immersa nell’acqua per l’opera di Millais, venne ricondotta in fin di vita a casa e il padre richiese un risarcimento economico al pittore, Rossetti decise che era arrivato il momento di concretizzare il legame con la sua Beata Beatrix, sposandola.

Nonostante l’amore vivido tra i due, Elizabeth Siddal ebbe un tracollo nel 1861, quando la figlia che portava in grembo nacque morta. Mesi dopo, il corpo della giovane moglie di Rossetti fu trovato esanime a causa di un’eccessiva dose di laudano.

Leggenda vuole che Rossetti, in preda al dolore, anni dopo abbia riaperto la tomba per prendere il quaderno con le poesie di Lizzie da pubblicare. Il volto dell’amata però risultò in perfetto stato, con la lunga e bellissima chioma fulva cresciuta nel tempo.

Veronica Bisconti

Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate on line e cartacee. Ama viaggiare, il primo caffè della mattina e Paperino più che Topolino. Data la laurea in discipline storico-artistiche, è attirata da tutto ciò che è arte come una mosca dal miele

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