Ottaviano Augusto, il primo princeps

Dopo esserci occupati di Giulio Cesare, oggi passiamo al suo erede, Ottaviano Augusto: quest’ultimo nasce col nome di Gaio Ottavio Turino il 23 settembre del 63 AC, a Roma, sul Palatino.

La sua famiglia è originaria di Velletri ed Ottavio, per parte di madre, è pronipote di Giulio Cesare, che lo prende in simpatia fin dalla giovane età. Quando Cesare viene ucciso, il 15 marzo del 44 AC, in molti si sorprendono quando il testamento del dittatore nomina Ottavio suo erede. Il ragazzo infatti ha appena 19 anni ed è letteralmente un illustre sconosciuto nella scena politica romana.

Ottavio sbarca presso Brindisi, raccoglie attorno a sé le legioni fedeli a Cesare e si reca a Roma, per ufficializzare la propria accettazione dell’eredità ed assumere da quel giorno il nome di Gaio Giulio Cesare Ottaviano. Qui iniziano i primi contrasti con Antonio, che dureranno per i successivi quattordici anni. Inizialmente Ottaviano è sostenuto dal Senato, che spera di farne il proprio campione contro Antonio: il giovane sconfigge infatti Antonio a Modena, ma successivamente volta le spalle al Senato e forma il secondo triumvirato proprio con Antonio e Lepido, un altro cesariano della prima ora.

Lepido ad ogni modo è fin da subito l’anello debole del triumvirato

ed a dominare la scena sono ancora i due rivali. Antonio ed Ottaviano marciano uniti contro i cesaricidi superstiti, Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino, sconfiggendoli a Filippi, in Macedonia, ma dopo sorgono nuovi contrasti fra i due, che per poco non arrivano ad un nuovo conflitto, scongiurato per miracolo. Nel frattempo Lepido, evidentemente stufo di essere considerato la ruota di scorta del trio, dichiara sostanzialmente guerra ad Ottaviano, ma le sue legioni lo tradiscono e passano dalla parte dell’erede di Cesare.

Giunge infine la resa dei conti fra Ottaviano ed Antonio

nel frattempo rifugiatosi in Egitto, da Cleopatra. L’Egitto tolemaico è un regno florido, ma non può nulla contro la flotta romana che, comandata dal braccio destro di Ottaviano, Marco Vipsanio Agrippa, nel 31 AC sconfigge quella nemica nella baia di Azio, in Grecia. Un anno dopo la vittoria di Azio, quando le legioni di Agrippa hanno ormai conquistato Alessandria, Cleopatra ed Antonio si tolgono la vita. Ottaviano, il ragazzo che il Senato si illudeva di poter manipolare a proprio piacimento, ad appena 33 anni è l’incontrastato padrone del mondo romano.

Nel 23 AC, dopo alcuni anni in cui era stato attento a non intaccare i meccanismi repubblicani (non formalmente almeno) Ottaviano riceve il titolo di princeps e quello di Augustus, che aggiunge al proprio nome. Il principato augusteo costituisce una vera e propria età dell’oro per Roma: non solo l’impero vive un periodo di pace mai conosciuto prima e dopo, ma Ottaviano riforma dalla A alla Z il mondo romano, riforma totalmente il cursus honorum; restituisce dignità all’ordine senatorio; crea nuove magistrature; riforma la giustizia; dà il vita ad innumerevoli opere edilizie sia a Roma, che in tutto il mondo romano. A livello finanziario riforma completamente il sistema fiscale e riordina quello monetario, fissando nuovi tassi di cambi fra monete; insomma non v’è settore dove il nuovo sovrano di Roma non intervenga. A livello culturale, è impossibile non ricordare il grande sostegno dato al cosiddetto circolo di Mecenate, un gruppo di abilissimi letterati, patrocinati proprio da Gaio Cilnio Mecenate, del quale fanno parte fra gli altri Tito Livio, Virgilio, Orazio, Ovidio e Properzio.

Augusto, infine, muore il 19 agosto del 14 DC a Nola, all’età di 77 anni. Si spegne così un uomo dalle qualità uniche, un politico ed amministratore come pochi se ne sono visti nella storia non solo di Roma, ma del mondo intero. Gli succederà Tiberio, ottimo generale, dal carattere però piuttosto scontroso ed introverso.

Andrea Barricelli

Andrea Barricelli nasce a Roma nel 1990, dove vive e lavora come avvocato. Appassionato di storia e letteratura, ha pubblicato due libri, intitolati "Dominio" e "Troiade", quest'ultimo con la collana editoriale SenzaBarcode.

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