Costi e benefici del Masaniello di Pomigliano

Di Vincenzo Olita. Riceviamo da Società Libera e pubblichiamo.
“Esemplare analisi di un’opera pubblica, a riprova che da migliaia di anni l’uomo si interroga su benefici e costi”.

Chi vorrà considerare con attenzione la quantità delle acque di uso pubblico, la distanza da cui viene, i condotti che sono stati costruiti, i monti che sono stati perforati, le valli che sono state superate, dovrà riconoscere che nulla nel mondo è mai esistito di più meraviglioso. Plinio il Vecchio intorno al 60 d.C.

Esemplare analisi di un’opera pubblica, a riprova che da migliaia di anni l’uomo si interroga su benefici e costi.

Nulla di nuovo quindi nella fantasiosa terza repubblica dei 5Stelle che, come un mantra, richiamano ossessivamente il binomio costi-benefici. Tralasciando i contrasti sull’utilità delle opere, come appassionati di cultura politica riteniamo altrettanto utile soffermarci sul rapporto costi-benefici anche per le risorse umane che si applicano all’agire politico.

Muoviamo dal cantore del binomio

il vice Presidente del Consiglio 5Stelle, ragionando sui costi che il Paese sopporta e i benefici tratti per la sua dedizione al futuro dell’Italia. Intanto sorge facilmente una similitudine con Masaniello; non volendo essere vaghi ed irriverenti, precisiamo che il giovane rivoltoso napoletano, anche con il confuso e contradditorio grido di libertà Viva il Re di Spagna muoia il malgoverno, depotenziò egli stesso dall’interno il movimento agitatorio, che poi si esaurì con il tradimento di alcuni capi della rivolta.

Quanta analogia con l’apprendista politico di Pomigliano il cui primo grande costo si è concretizzato nell’imporre al Paese, grazie ad una benevola interpretazione di Mattarella dell’art.92 della Costituzione, un pallido ed inadeguato Presidente del Consiglio che, al di là della stessa imperfetta e maliziosa costruzione del suo curriculum, manifesta comportamenti volti esclusivamente alla ricerca di benevolenza, anche screditando l’immagine di alleati ed amici, allarmante predisposizione a futuri cambiamenti di fronte.

Disorientante il costo sopportato per le roboanti e retoriche affermazioni del vice presidente 5Stelle: è iniziata la terza repubblica, l’era dei privilegi è finita, abbiamo abolito la povertà, sul deficit dal 2,4 non si torna indietro e non arretreremo di un millimetro, affameremo la camorra. Tralasciando il ritornello sull’onestà, al di là dell’affronto alla nostra cultura politica, possiamo complessivamente ritenerli solo degli innocui proclami.

Così non è, invece, per i costi che il Paese continuerà a caricarsi grazie alla soluzione cara ai 5Stelle

simile a quella già individuata da Forza Italia, che in effetti lascia la compagnia di bandiera in uno stato di seminazionalizzazione. Sulla Tav, che personalmente contrasto da un quindicennio come opera ridondante rispetto alle necessità e alla funzionalità da potenziare della linea esistente, il costo che l’operatività 5Stelle ha comportato è consistito nel far passare l’equazione: No Tav uguale contrarietà per le infrastrutture.

Sarebbe ingeneroso insistere solo sui costi, tralasciando i benefici che pur si sono generati in virtù dell’azione politica del leader 5Stelle. Credo che tra i più significativi, dopo l’evidente criticità della democrazia diretta, si debba annoverare la rivalutazione della forma partito quale strumento di partecipazione necessario in una democrazia liberale. Allo stesso modo siamo stati agevolati nella comprensione che, nel nostro contesto politico, il ruolo di leader non può non essere valutato sui risultati e non essere inamovibile per lunghi periodi, pena l’insorgere di difficoltà per la sua stessa organizzazione.

E come non considerare positivamente l’averci mostrato l’inconcludenza della connotazione:

non siamo né di destra, né di sinistra, siamo post ideologici, sulla scia tracciata dal leader di Forza Italia quando indicava nella politica del fare un suo riferimento culturale.

Per quanto possibile li ringraziamo entrambi per averci mostrato indicazioni e relativi fallimenti, lo faremo ancor più se, pur continuando nei rispettivi impegni politici, ci risparmiassero il ruolo di politologi.

SenzaBarcode Redazione

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