Francesco La Licata e Attilio Bolzoni. Legalità alla Nuvola

Chiusa la XVI° edizione di Più libri Più liberi. Tra gli incontri che hanno parlato di legalità, quello con Attilio Bolzoni
e Francesco La Licata.

Nella cornice del Caffè Letterario de La Nuvola, Attilio Bolzoni, giornalista de La Repubblica e Francesco La Licata, editorialista de La Stampa e giornalista che ha passato diverso tempo a stretto contatto con il giudice Giovanni Falcone, hanno sviluppato il tema di questa edizione di Più libri Più liberi, la legalità, parlando di Mafia e partendo dal maxiprocesso contro Cosa Nostra, definito da Bolzoni e La Licata, lo spartiacque della storia d’Italia. Falcone e Borsellino dimostrarono così che Cosa Nostra andava processata in blocco, come se fosse un monolite, e non come era stato fatto fino a quel momento. Le storie venivano smembrate e ogni cosa processata come fatto a sé stante, finendo il più delle volte in un nulla di fatto. Con questa intuizione, Falcone e Borsellino, segnano l’inizio della loro fine.

Grazie ai pentiti, i due magistrati riuscirono a scardinare la Mafia, pezzo per pezzo. Capirono che l’associazione criminosa era dentro ai palazzi del potere, dentro la politica. Attilio Bolzoni e Francesco La Licata ricordano che un pentito disse che per i mafiosi la politica era come l’acqua per i pesci.

Il maxi processo ridusse Cosa Nostra ai minimi termini, e per questo furono organizzati gli attentati: Riina aveva bisogno di far retrocedere lo Stato.

Ora, dopo la morte di Totò Riina, per la Mafia si apre un nuovo capitolo: anche le donne stanno prendendo posti di potere, segno che i tempi sono cambiati.

La Mafia oggi non è più quella delle facce sconce, come quelle di Riina e Provenzano, ma al contrario “è una Mafia molto più pettinata, profumata e politicamente corretta”. Al contrario dei piccoli delinquenti, spiega Bolzoni, che vengono sempre braccati e spesso sgominati, Cosa Nostra è spesso aiutata dai poteri forti, e proprio per questo difficile da debellare.

Attilio Bolzoni ricorda inoltre che, con la designazione dei nuovi vertici che succederanno a Riina, ora si deciderà se Cosa Nostra può tornare ad essere la potenza che era negli anni ’80 e 90’. Per ora la qualità è molto bassa: non c’è stato un ricambio generazionale convincente, tanto che i vertici stanno riutilizzando come manovalanza i vecchi mafiosi che hanno finito di scontare la pena precedente.

Francesco La Licata chiude l’incontro rispondendo ad un paio di mie domande: ho chiesto se Falcone e Borsellino avessero o non avessero paura e se si hanno notizie della famosa agenda rossa.

Ha risposto che certamente ne avevano, ma sia Falcone che Borsellino, che non volevano essere chiamati eroi, dicevano che se c’è qualcosa da fare bisogna farla. Già solo questa risposta rende la giusta misura della loro grandezza. Riguardo all’agenda rossa, Francesco La Licata crede sia nella mani dei servizi segreti, insieme ad altre prove scomode, raccolte durante tutte le indagini che ad oggi, non si possono ritenere compiute.

Dopo un incontro di circa 40 minuti si congedano, lasciando nei presenti una certezza: di dibattiti così ce ne vorrebbero di più nel nostro Paese. La legalità, tema di Più libri Più liberi di quest’anno, in questa sede, ha davvero avuto giustizia.

Giuseppina Gazzella

Classe 1984, marchigiana di nascita, cittadina del mondo per natura. Scrive e canta con la consapevolezza, la voglia e la pretesa di fare meglio ogni giorno, e di crescere sempre, perché sentirsi arrivati equivale all’essere morti.

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