Stati uniti d’Europa subito o Macron il tecnocrate non basterà

Né l’Europa della finanza, ma nemmeno la federazione leggera salveranno l’unione, ci vuole un sogno, ci vogliono gli stati uniti d’Europa.

Vince Macron e le cancellerie d’Europa festeggiano in modo acritico tirando un sospiro di sollievo che dimostra una drammatica debolezza politica. Il continente non sa trovare una strada da percorrere insieme e si gioca ancora una volta la carta della giovane promessa. Sembra un assedio tra euroscettici, nazionalisti e sovranisti, ma l’Europa Unita non riesce a farsi amare e spera che una svolta possa venire dai giovani tecnocrati dal viso pulito. In Italia abbiamo avuto Renzi, il massimo che ci potevamo permettere, e non è bastato se non a rischio di combinare qualche grosso guaio.

Ora tocca a Macron, e al di là delle ricette che potrà mettere in campo, alla prima crisi si troverà anche lui assediato. Poi seguiranno altri giovani, altre ricette miracolose -magari in Germania-, per un vortice perverso senza respiro.

Agonia Europa

Ma perché i giovani rampanti della politica europea sono destinati a fallire? Semplicemente perché non c’è un sogno europeo. La grande illusione è crollata alle prime crisi economiche e di sistema. Non basta la moneta unica e la politica dei tecnocrati se alla base non c’è qualcosa che lega gli europei tra loro e che resista ad ogni crisi e al di là di qualsiasi disastro. È vero, per avere gli odierni Stati Uniti d’America c’è voluta una guerra d’indipendenza nel diciottesimo secolo, una guerra civile nel diciannovesimo e due guerre mondiali nel ventesimo con annesse stragi e lutti. Anche noi europei abbiano avuto le nostre disgrazie fino alla mattanza del secondo conflitto mondiale, ma ognuno con la propria bandiera, e ognuno festeggia la sua liberazione, la sua festa nazionale.

Senza morti sotto lo stesso vessillo manca il sangue che faccia da collante?

Nel vecchio continente ci siamo scannati tra noi senza un vero ideale tranne l’ultimo conflitto mondiale, e proprio questo ha unito gli europei come mai prima. Proprio gli orrori della seconda guerra mondiale e la sconfitta del nazismo dovrebbero essere il più grande degli incentivi all’unità -senza dimenticare gli orrori dell’ultimo conflitto nei Balcani-, eppure né bandiera, né inno, né identità storica comune riesce a far legare il popolo al suo continente.

Le ricette inutili

In Europa hanno sbagliato la ricetta, pensando che liberi scambi, libera circolazione, moneta unica e crescita economica potevano fare l’impossibile: unire chi è stato diviso per secoli. L’unica ricetta che in qualche modo possa cambiare il destino altrimenti triste del nostro continente è quello di creare un sogno, un’idea che vada ben oltre finanza, banche, bilanci. La stessa forza che tiene insieme gli Stati Uniti d’America davanti ogni crisi a partire da un ideale codificato nella Costituzione.

E dopo una Costituzione che ci unisca serve una giustizia anche sociale che ci accomuni, un forza che difenda entrambe, una politica comune che governi, insomma servono gli stati uniti d’Europa che possano confrontarsi come entità unica davanti alle sfide del pianeta con propensione differente dalle pulsioni egemoniche che contraddistinguono gli altri grandi della terra che sia la Cina, il Nordamerica o la Russia. Un’Europa pacifica che sappia esportare ideali di libertà e fratellanza piuttosto che guerre regionali e vassalli, dove regni lo stato di diritto e non la realpolitik, il diritto alla conoscenza e non la menzogna di stato.

L’alternativa sono deboli stati nazionali che al tavolo dei grandi sperano di poter fare la voce grossa compiacendo il potente di riferimento, e che non sanno far sognare.

Diego Sabatinelli

Dal ’95 letteralmente “batto le strade” di Roma per promuovere le iniziative nonviolente radicali, a partire dalla raccolta firme su 20 referendum che si svolge proprio quell’anno…

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