Referendum costituzionale, Flick e Cerulli Irelli a confronto

Referendum costituzionale, confronto organizzato dal Think Tank Trinità dei Monti tra Giovanni Maria Flick e Vincenzo Cerulli Irelli.

Nella splendida cornice del Giardino Segreto presso l’Hotel Palazzetto a vicolo del Bottino il Think Tank Trinita’ dei Monti e  il presidente Pierluigi Testa, hanno organizzato un interessantissimo ed esaustivo confronto -moderato dalla giornalista Annamaria Graziano– sul referendum costituzionale che si terrà il prossimo 4 dicembre.

Ad esporre le ragioni contrarie alla modifica costituzionale Giovanni Maria Flick, ministro di grazia e giustizia del primo governo Prodi e presidente emerito della Corte costituzionale, mentre favorevole alla riforma il professor Vincenzo Cerulli Irelli, ordinario di diritto amministrativo presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma “Sapienza”.

Tesi a confronto

Invitiamo caldamente i lettori chiamati alle urne per il referendum costituzionale del 4 dicembre a vedere interamente il video del confronto per una maggiore consapevolezza sul voto da esprimere. I relatori hanno saputo chiarire in modo esemplare dubbi e perplessità da due punti di vista differenti che possiamo chiamare le ragioni del Sì e del No.

Ragioni del No

Ci scusiamo per le forzature dovute alla necessità di contenere tutto in poche righe ma sintetizzando al massimo per Giovanni Maria Flick questa riforma costituzionale, oltre a creare un potenziale rischio di continuo conflitto di attribuzione tra Camera e Senato, non mette in condizione questo ultimo di lavorare in modo efficace essendo composto da eletti nei consigli regionali che già svolgono per mandato il loro lavoro nell’ente locale.

Inoltre, dopo la riforma del titolo V della Costituzione avvenuta nel 2001 che aveva dato autonomia agli enti locali non senza eccessi, si torna ad accentrare nello Stato molti poteri senza cercare una via più equilibrata. Di fatto la riforma costituzionale penalizzerà le regioni a statuto ordinario dicriminandole ulteriormente rispetto alle regioni a statuto speciale.

La critica nei confronti di questa riforma costituzionale è rivolta anche alla luce del sistema elettorale attualmente in vigore – c.d. Italicum – non tanto per un attuale rischio di svolta autoritaria nel Paese voluta da Renzi, ma perché consentirebbe un’occasione in tal senso nel futuro ad opera di altre formazioni o movimenti politici. Più che una riforma che unisce questo referendum costituzionale sta dividendo il Paese, il modo peggiore per cambiare la costituzione.

Ragioni del Sì

Vincenzo Cerulli Irelli vede nel referendum costituzionale l’occasione per consentire al nostro Paese di avvicinarsi alle altre democrazie europee ed occidentali che non hanno lo stesso nostro bicameralismo perfetto che prevede sempre un doppio passaggio nell’attività legislativa tra Camera e Senato con annesso potere di sfiducia al governo.

Di fatto la nuova costituzione ci consentirebbe di snellire e rendere più efficace sia il processo legislativo che l’attività dell’esecutivo. Aver distinto l’attività della Camera da quella del Senato permette a quest’ultimo di rappresentare i territori come avviene in altre democrazie come quella tedesca attraverso il Bundesrat.

Nel passato più volte si è provato a cambiare il sistema del bicameralismo perfetto in Italia, ma la politica ogni volta ha fatto saltare il processo di riforma, ora si presenta l’occasione per i cittadini di decidere direttamente, occasione che non va sprecata altrimenti ci vorranno altri decenni prima di poter nuovamente tentare una riforma istituzionale di questa portata.


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