The Tempest: il potere magico del perdono

Il Silvano Toti Globe Theatre di Roma è stata la perfetta scenografia per questa versione in lingua originale di The Tempest.

Parcheggiando ai margini di Villa Borghese una breve passeggiata nel parco vi conduce all’unico teatro elisabettiano d’Italia. Stasera  tuoni e fulmini accompagnavano copiosi scrosci d’acqua. In queste condizioni l’accesso al teatro, seguendo un sentiero sterrato e scosceso,  si fa disagevole. Chiediamo all’amministrazione capitolina che si faccia di più.  Sono pochi metri e basterebbe un atto di volontà. Una volta entrati, improvvisamente e fortunatamente, smette di piovere. The Tempest si sposta allora dalla realtà del cielo romano alla finzione di un teatro comunque a cielo aperto. Con tuoni finalmente registrati,  lo spettacolo ha inizio.

La storia

Prospero, il legittimo duca di Milano, è stato spodestato dal fratello Antonio ed esiliato su una piccola isola insieme alla figlia Miranda. Questo isolamento forzato offre all’uomo il tempo e la solitudine necessarie a perfezionare le sue arti magiche. Con l’aiuto dello spirito Ariel invoca una tempesta e fa naufragare sull’isola i colpevoli del suo confino. Il mago tesse avvenimenti e destini affinché la vera natura di tutti i personaggi catturati venga alla luce. L’epilogo di The Tempest è anche la trasmutazione della vendetta di Prospero.  A manifestazione della vera forza, la storia approda al perdono e all’amore. Prospero riprenderà il suo legittimo ruolo nel grande ducato di Milano. E affinché non si dica che un mago manipolatore è tornato ad amministrare la cosa pubblica, il Bardo ci offre un finale politacally correct: Prospero spezza il suo bastone scegliendo di rinunciare all’uso delle arti magiche.

La regia e gli attori

La regia di Chris Pickles rispetta ampiamente le tradizioni per quanto riguarda l’interpretazione del Prospero di Jonathan Kemp. La sua bella voce  risuona amplificata, calda e cadenzata sulla metrica di battute che sembrano scritte apposta per un tale classico, e consueto, stile recitativo. Eppure ci si emoziona anche di più quando entra in scena il giovane Ariel (George Caporn), sorprendendoci con canti di particolare complessità. Brevi e occasionali licenze attualizzano solo i momenti più brillanti e dinamici dell’opera e sono le benvenute. Tra queste situazioni segnalo le perfomances del panciuto mostro Calibano (Cory English) e dei due personaggi che, insieme a lui, formano un terzetto di talentuosi sbruffoni: Trinculo e Stefano, rispettivamente Oliver Lavery e James King.  Le coreografie, con danze quasi tribali,  curate da Emma Chrispin  e altri interventi cantati sullo stile del musical rialimentano, nei momenti giusti,  la caldaia del ritmo. Questo, insieme alla grande espressività degli attori, rende l’opera fruibile anche per chi non abbia una perfetta conoscenza dell’inglese.  Bravi anche tutti gli altri attori: Edward Andrews, Ben Higgins, Illona Linthwaite, Eleanor Russo. Evocative le musiche di Paul Knight e suggestive le luci  modellate da Derek Carlyle.

Scenografia: il coraggio di semplificare

L’impianto scenografico è assente perché la struttura del Globe è già la migliore scenografia possibile. Un nastro tenuto in tensione a “V” dagli attori è già nave ed il suo movimento concertato è già tempesta. Più essenziale di così non poteva essere.  Dunque coraggioso,  intelligente e apprezzabile.

Il momento più bello?

Il momento più bello è durato alcuni secondi. Un problema tecnico ha spento i microfoni in scena. E per alcuni memorabili istanti abbiamo potuto ascoltare la voce naturale degli attori: pulita, perfettamente udibile da tutti. È stato un ritorno alle origini del teatro. La magica impressione di un maggior contatto tra attore e spettatore. Il Globe lo consente, ovviamente, essendo la perfetta riproduzione del piccolo teatro londinese a pianta circolare. Perché le compagnie sentano, in questo caso, ancora la necessità di andare in scena microfonate resta uno sgradevole mistero.

Alessandro Simonini Direttore Accademia Arti Sceniche Olistage

Autore, regista, insegnante di recitazione e tecniche di comunicazione. Tra le sue allieve anche una giovanissima Paola Cortellesi. A Roma dirige l'accademia OliStage e collabora con il Centro Studi Musical di Franco Miseria come responsabile del corso di recitazione.

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