Sabrina Ferilli vota la Raggi, quel che pensano in molti

Sabrina Ferilli fa coming out e vota a Roma Virginia Raggi del Movimento 5 stelle, intenzionalmente sposta la questione lì dove va ricondotta: al Nazareno.

Solo Sabrina Ferilli poteva aprire le danze. Lei che è sempre stata fedele ad una certa sinistra, o forse sarebbe meglio dire ad una certa idea di sinistra, si rende conto che la rottamazione iniziata da Matteo Renzi è a buon punto, e il vecchio militante dopo aver tanto osteggiato, odiato, vituperato il Caimano, o più recentemente il Giaguaro, ora se lo ritrova in casa con l’allievo Renzi che ha superato il maestro di Arcore. Mentre una certa sinistra jet-setter opportunista fa finta di nulla bypassando la questione nell’attesa di un vincitore, a Roma la questione Renzi non è ignorabile per quanto il candidato Roberto Giachetti faccia di tutto per dissociarne il simbolo ed il nome dalla sua corsa elettorale. L’affaire PD a Roma si può riassumere in poche parole: un governo fallimentare della città ostaggio di capibastone rottamato con improbabili e goffe manovre tra il ridicolo e l’arrogante. Ridicolo il tentativo di Matteo Orfini in questi mesi di salvare il salvabile mentre tutto intorno crollava a partire dalla credibilità del PD che da Modello Roma passava a Mafia Capitale, arrogante la soluzione dal notaio del premier con la vicenda Ignazio Marino che doveva essere risolta prima e diversamente.

Sabrina Ferilli simbolo di un tradimento

Sabrina Ferilli è il simbolo di un elettore che è stato abbandonato e, frastornato, non trova più nelle parole, nelle proposte e nelle azioni del renzismo quella sinistra che ha in buona fede idealizzato. Lei cita il Partito della Nazione la cui nascita può apparire un tradimento, ma la realtà è forse peggiore: di quell’elettorato Matteo Renzi non sa più che farsene, lo ritiene  vecchio -non certo anagraficamente- ed ingombrante, legato a parole d’ordine che oggi vengono gettate nel fossato e di cui si può fare tranquillamente a meno. Tutto ciò che ha mobilitato le piazze nei decenni scorsi viene di colpo gettato nel cestino, difficile che ciò non venga vissuto come un tradimento profondo dei valori politici in cui ci si è riconosciuti per tanti anni, e anche se in quegli anni più di qualcuno avvisava dell’inganno che sottostava ad un’apparente contrapposizione ideologica, oggi il disorientamento ed il rifiuto nei confronti di Renzi da parte dei vecchi militanti è sincero, vero, esplode con tutta la sua virulenza e genuinità, non c’è peggior nemico del militante onesto e ingannato, sia esso il militante ignoto che il militante da palcoscenico. Sabrina Ferilli apre una breccia in un muro pieno di crepe, le crepe che hanno travasato tanti voti dai vecchi bacini elettorali al M5s, non basterà liquidare questo coming out come opportunistico o ingenuo.

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