Stepchild adoption i limiti e le sue applicazioni

La legge Cirinnà ha introdotto le Unioni civili senza stepchild adoption, ma cosa è cambiato e cosa è realmente permesso dalla legge italiana.

Stepchild adoption è un’istituto giuridico che in Italia consente l’adozione del figlio del partner, attualmente in Italia tale istituto viene applicato per le coppie eterosessuali unite civilmente e, la legge Cirinnà, la norma che riconosce i patti di convivenza tra coppie eterosessuali aveva cercato di modificarla inserendo l’emendamento sulle adozioni gay. Tuttavia sono stati diversi i tentavi di boicottaggio dei partiti più conservatori al fine di bloccare tali adozioni, tanto che si rischiava che non venisse adottata neanche la normativa sul riconoscimento delle unioni civili. Alla fine tutto è andato per il meglio sacrificando purtroppo  l’emendamento sulle adozioni omosessuali. Ma niente paura, il nostro paese è sempre stato stato pieno di risorse e infatti basta un buon Giudice e una corretta interpretazione della normativa per farci comprendere che è sempre il buon senso a prevalere.

Ma cosa sarebbe cambiato se fosse stata adottata  con la legge Cirinnà?

Oggi si può adottare il figlio del partner mentre con la proposta Cirinnà sarebbe stato possibile adottare anche il figlio del compagno nel caso delle unioni civili.

La sentenza apodittica che ha permesso la stepchild adoption anche per le unioni civili

Una recentissima sentenza emessa dal Tribunale dei Minorenni di Roma adottata dall’ex Presidente del Tribunale dei Minorenni  Melita Cavallo ha sbalordito tutti pronunciando una sentenza che ha permesso l’applicazione della stepchild adoption ad una coppia omosessuale che ha avuto un figlio tramite una maternità surrogata, ovviamente avvenuta fuori dal nostro stato.

L’intervista all’Avv. Sussanna Lollini

La medesima interpretazione sull’applicazione della stepchild adoption è condivisa anche dall’Avv. Susanna Lollini, del Foro di Roma che ha difeso le due mamme che sono riuscite a farsi riconoscere dal Tribunale dei Minori l’affidamento delle rispettive figlie.  Intervistata per Radio Radicale da Diego Sabatinelli e Alessandro Gerardi lo scorso 22 marzo -con orgoglio si fa chiamare avvocata- dice:

“il compito del tribunale è quello di verificare le condizioni familiari  l’ambiente e l’affidamento che i minori fanno sull’adulto che chiede l’adozione, valutare se è stato si creato un contesto idoneo per un bambino e quindi  se quei genitori possano garantirgli la cura e il godimento una una crescita serena più che un orientamento sessuale”.

Difatti, la Legge 184 sulle adozioni dice proprio questo, occorre verificare se si può creare un contesto idoneo e se i soggetti che chiedono l’adozione del minore possono creare un ambiente familiare idoneo.

Rosaria Spinello

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