PD, Matteo Renzi sfida Massimo D’Alema a Roma

A Roma va in scena la sfida tra Renzi e D’Alema mentre una parte consistente del PD sta in finestra rischiando si essere tagliata fuori.

Come prevedibile dopo le recenti esternazioni di Massimo D’Alema sul PD renziano è tutto un fiorire di editoriali al vetriolo contro quello che ancora viene definito il leader Massimo. La polemica da politica viene trasformata in fatto personale e ad essere sottaciuto è il malessere evidente e palpabile all’interno del PD che si appresta a diventare velocemente quel Partito della Nazione tanto voluto da Renzi. E’ in questa ottica che va vista la riforma elettorale e l’intesa a destra con una parte consistente degli avversari di un tempo -il mondo del Caimano-. E’ su queste premesse che si inquadra la pulsione scissionista che coinvolge una parte non trascurabile di quelli che dovevano essere rottamati ed asfaltati.

Le accuse

Sono tante le accuse che vengono rivolte a Renzi da parte degli oppositori interni, quella di sommare la carica di segretario e premier evidenzia maggiormente la novità contro la quale D’Alema punta il dito perché “non è un bene che segretario e premier siano la stessa persona, non è positivo. Il partito è abbastanza abbandonato a se stesso, anzi sta deperendo. Non è un bene nemmeno per il governo”. Il fatto è che Massimo D’Alema conosce in modo approfondito certe italiche raffinatezze politiche, sa che nei piani di Renzi la prossima rottamazione tocca al PD e l’approvazione dell’Italicum va in questa direzione, perché “costringerà” il Premier Segretario a creare un listone volgendosi a destra, mossa che per ovvie necessità elettorali precederà la nascita del Partito della Nazione, e in questa fase verrà fatta piazza pulita dei rottamati acquisendo a destra quegli estimatori  che ne puntellino la leadership marginalizzando definitivamente i dissidenti della sinistra dem. Gli italiani sono affascinati da sempre all’idea dell’uomo solo al comando per poi essere giudici implacabili dello stesso uomo mentre cade trascinando con sé anche la storia politica che rappresenta. Paradossalmente le critiche ed il sarcasmo di D’Alema sono indirizzati alla salvaguardia del PD in quanto storia ed eredità politica: al di là del giudizio politico su D’Alema la crisi interna al PD ha sostanza che va ben oltre i personalismi o le rottamazioni.

A Roma la sfida

E’ necessario non dimenticare la recente storia elettorale romana e il disastroso flop della candidatura di Rutelli a sindaco nel 2008. Anche allora le accuse furono tutte indirizzate contro D’Alema il quale avrebbe sabotato quella candidatura facendo franare il centrosinistra consegnando in questo modo nelle mani di Alemanno la città eterna. Ma le semplificazioni rischiano di far perdere di vista il dato politico di quella sconfitta: i calcoli che fa il potere non sempre sono esatti. La scelta di Rutelli per un terzo mandato dopo dieci anni dalla sua ultima vittoria elettorale, e senza fare i conti con quanto era accaduto nel frattempo, ha deciso il destino tragico di quella candidatura. A Roma è Renzi che ha sfidato la minoranza dem ed i fuoriusciti, non il contrario, ed in questo modo mette in difficoltà il suo candidato Giachetti che corre senza una sostanziosa fetta della coalizione che fece eleggere Ignazio Marino costringendo nel contempo gli avversari interni a reagire per evitare l’eclissi non solo del politico ma anche delle idee. Queste amministrative tracceranno una linea di confine ed a Roma sarà della partita anche D’Alema che non necessariamente agirà contro il PD.

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