Giudici di Pace in sciopero. Negata natura giurisdizionale

Giudici di Pace in sciopero da oggi sino al 30 novembre, contro il disegno di legge di riforma organica della magistratura onoraria. Intervista a Rossella Barone, presidente distrettuale UNAGIPA di Napoli.

I sindacati Unione Nazionale Giudici di Pace (Unagipa) e l’Associazione Nazionale dei Giudici di Pace (Angdp), hanno indetto uno sciopero dal 23 al 30 novembre contro il disegno di legge di riforma organica della magistratura onoraria, ne parliamo con la dottoressa Rossella Barone, presidente distrettuale UNAGIPA di Napoli.

Le ragioni dello sciopero

Avevamo incontrato i Giudici di Pace a marzo 2015 in piazza Montecitorio per una protesta, oggi tornano in sciopero, dottoressa Barone, quali sono le ragioni:

Ancora una volta i Giudici di Pace vedono disattese totalmente le loro richieste, impegni che il Ministro Andrea Orlando aveva preso in sede di tavolo tecnico proprio a marzo 2015, invece il Disegno di Legge che sta all’esame del Parlamento e che è già passato in Senato, ha bocciato tutti gli emendamenti che garantiscono l’imparzialità e professionalità di un Giudice di Pace -del Giudice in particolare- a tutela in particolare dei cittadini”

I sindacati sostengono che questo DDL di fatto snaturi la loro figura e specialmente a danno degli utenti, con la loro protesta bloccano da oggi e per una settimana, il 70% del contenzioso civile e penale a livello nazionale e contemporaneamente creano un blocco delle convalide di espulsioni degli immigrati in un periodo decisamente sensibile.

La dequalificazione della figura del Giudice di Pace

Dequalificare la figura del Giudice di Pace come abbiamo visto porta ai cittadini diversi problemi anche a livello di lungaggine ma non solo, ecco cosa spiega ancora Rossella Barone:

Come ci ha qualificati anche il dottor Barbuto, capo del dipartimento Giustizia di questi vent’anni, siamo una Giustizia celere, riusciamo a chiudere i giudizi entro 10 mesi. Quindi abbiamo sempre dato un servizio a questo Stato così  come dovrebbe essere fatto. Abbiamo lavorato senza avere una garanzia previdenziale e assistenziale e sopratutto senza avere mai una continuità diciamo certa. Ciò che avevamo era l’autonomia, cioè noi siamo magistrati a tutti gli effetti perché la nostra competenza è regolata dal codice di procedura civile, dal codice di procedura penale, amministriamo la Giustizia dei cittadini… Oggi, con questa riforma all’esame del Parlamento, ci troviamo ad avere un magistrato dequalificato, diventeremo dei delegati nell’ambito dell’ufficio del processo quindi soltanto a coadiuvare, affiancati tra l’altro a tirocinanti a cui andremmo noi ad affiancare su delega del magistrato togato…

Una Giustizia farraginosa e senza un diretto responsabile, inoltre si vanno a dequalificare professionisti che da vent’anni si occupano della vita e diritto dei cittadini.

Compensi ed emolumenti

C’è altro che porta i Giudici di Pace a incrociare le braccia, ossia il regime dei compensi e degli emolumenti per l’intera magistratura onoraria, come accennava la dottoressa Barone e come avevamo letto anche in una lettera di un Giudice di Pace inoltrata alla nostra redazione, questi magistrati non godono di alcuna prevenzione, contributi o tutela garantita ad un lavoratore, è come se percepissero un salario “a nero” per un lavoro sostanzialmente a cottimo. Nessun piano pensionistico, malattia, tutela in gravidanza.

Senza assistenza, senza maternità, abbiamo avuto delle gravidanze -anche la sottoscritta precisa Rossella Barone- abbiamo dovuto riprendere il lavoro dopo i categorici 5 mesi in cui tra l’altro non abbiamo percepito alcuna indennità di maternità e siamo dovute tornare sul posto di lavoro dopo i mesi concessi altrimenti decadevamo quindi senza avere diritti come tutte le altre lavoratrici in maternità. La stessa cosa dicasi per coloro che si ammalano, abbiamo casi di colleghi in situazioni oncologiche che sono dovuti tornare dopo sei mesi, hanno dovuto sospendere le chemioterapie per ritornare e prendere possesso del loro posto.

La dove la Giustizia deve essere applicata, viene invece disattesa proprio dallo Stato. I Giudici di Pace, come ben spiegato nell’intervista telefonica a fondo pagina, si occupano anche delle cartelle Equitalia e aiutano i cittadini a non vedersi pignorata la casa per una cartella da 300€.

Viene spontaneo chiedersi perché “legargli le mani”, o forse no.

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Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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