Europa sconfitta nelle sue banlieue

Miliardi di euro spesi per armamenti sofisticatissimi, missioni internazionali, intelligence ma l’Europa crolla miseramente nelle banlieue delle sue capitali.

E’ nelle estreme periferie delle capitali europee, quelle più disagiate, abbandonate e monoculturali che l’Europa sta franando. Il panorama è quasi sempre lo stesso: agglomerati urbani completamente separati dal resto della città di cui non condividono beni, servizi, livelli occupazionali, eterogeneità, multiculturalismo: li chiameremo banlieue perché simili in gran parte d’Europa ma è oggi che ne viene imposto il coprifuoco a Parigi. Il coprifuoco come avveniva nelle capitali europee durante l’ultima guerra sotto il dominio nazista, come avviene ancora oggi in quei paesi lontani di cui conosciamo il nome a memoria perché ripetuto mille e mille volte nei TG o su internet. E’ il fallimento del modello di integrazione europeo, ma anche nord americano dove le problematiche sono le stesse solo con risvolti diversi, l’idea che segregare gli sfortunati ed i balordi del continente in banlieue ghetti dove dimenticarsi della loro esistenza, delle percentuali paurose di disoccupazione, della criminalità incontrastata, dello spaccio, del monoculturalismo, dove non penetra un raggio di sole, dove la sola voce udibile è il muezzin locale e l’imam detta le regole del gioco.

In queste banlieue l’occidente non entra, lo fa in assetto antisommossa e, da oggi, con il coprifuoco. A setacciare tutte queste banlieue europee si potrebbe trovare probabilmente un arsenale degno di una guerra civile: pistole, fucili automatici, occorrente per fabbricare bombe e tanta tanta droga che finanzia il legame tra i capi ed il territorio. Londra in certe zone è una polveriera pronta ad esplodere, Bruxelles -la capitale d’Europa- è stretta d’assedio, costretta a chiudere le metro e restringere le libertà personali.

Le banlieue hanno vomitato all’esterno il loro fetore perché nessuno ha mai provato a pulirle prima.

La soluzione non è armata

l’Europa ha fallito nella gestione dell’immigrazione e nelle politiche verso le sue zone più povere e disagiate, ha nascosto sotto il tappeto l’indicibile: l’indigenza e la criminalità. Ha immaginato l’opulenza vivendo nel pensiero che fosse solo quello l’obiettivo comune, così non è stato e in questo modo ha prodotto solo recriminazione, odio e ignoranza: non è un mistero che i più temuti in questa caccia al terrorista ed alle streghe siano proprio gli immigrati di seconda e terza generazione, ovvero figli di chi è immigrato con il sogno dell’opulenza morta nelle periferie. La risposta razzista della massa opulenta è una NON risposta, la stessa che ha creato in questi decenni ghetti e favelas a pochi chilometri dai centri storici pedonalizzati ad alto tasso di menefreghismo. Mentre avevamo fermi aerei e bombe intelligenti da miliardi di euro negli hangar i poliziotti di periferia non riuscivano nemmeno ad entrare in un quartiere se non a rischio di revolverate dai balconi. Banlieue dove lo spaccio libero, ma non legalizzato, fa entrare fiumi di denaro ma nessuna alternativa al regime dittatoriale e dispotico che si vive entro quei dieci o venti caseggiati.

la democrazia occidentale non esiste da tempo con buona pace di chi si scandalizza delle parole di qualche imam che certifica ufficialmente il dato di fatto con la richiesta di applicare la Sharia.

E’ il nostro concetto culturale di integrazione che ha fallito nel permissivismo più totale, abbiamo permesso che la povertà si concentrasse solo in alcune zone delle nostre Ville Lumière, che la criminalità vi facesse i suoi affari pescando nel disagio economico e culturale, che le scuole fossero estensione di queste sottoculture criminali, che la religione praticata fosse unica e dominante, che vi fosse una lingua ufficiale e poi una sola etnia, che fossero impenetrabili, ingestibili, che fossero mondi separati che non assomigliano nemmeno ai paesi di origine dei migranti: sono Little Italy o China Town senza il gusto pittoresco dell’esotico, assomigliano al Bronx impenetrabile degli anni ’70 e ’80 con aggiunta di fanatismo religioso e infiltrazioni di milizie estere.

Abbiamo sbagliato tutto, si può cambiare in corsa se siamo in tempo.

SenzaBarcode Redazione

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