Elena Sofia Trimarchi, una donna che combatte e ha bisogno di aiuto

Mi chiamo Elena Sofia Trimarchi. Questo è il nome che si legge sulla mia carta di identità da 15 anni, dopo essermi sottoposta a un intervento di riassegnazione del sesso (RCS) a cui sento di appartenere dalla nascita.

L’intervento si svolse presso l’ Ospedale San Camillo di Roma e ad operarmi fu il Professore Aldo Felici. Mi sarei operata prima, ma l’iter previsto dalla legge 164/82 è lungo e le liste per un intervento in una struttura pubblica arrivano anche a cinque anni.
Tutto è andato bene fino al 2007 quando dopo un periodo di due anni senza avere rapporti sessuali (nel 2005 si era conclusa la relazione con l’ uomo che amavo e con cui avevo una relazione da 15 anni) mi accorsi che la profondità della vagina si era molto ridotta e non riuscivo più ad avere rapporti sessuali. Nel 2008 fui nuovamente inserita in una lista d’ attesa sempre al San Camillo per un secondo intervento per aumentare la profondità del canale vaginale.

Nel febbraio del 2013 venivo operata non da Felici ma dal Dottor Maggiulli, che aveva preso il suo posto. Dieci giorni dopo l’intervento mi accorsi di perdere feci dalla vagina, da una visita risultò che si era creata una fistola retto-vaginale. Se sia stata una complicanza o un errore medico, lo stabilirà un magistrato. Ho denunciato medico e ospedale. Ma torniamo a febbraio, quando si scoprì che l’ intervento mi aveva causato una fistola. All’ inizio mi fu detto di assumere solo liquidi per evitare di produrre feci, e la fistola si sarebbe chiusa da sola. Ma le cose peggiorarono, al punto che tre mesi dopo fui nuovamente ricoverata nello stesso ospedale per chiudere la fistola con dei punti.

Due giorni dopo questo intervento però avevo ancora perdite, così mi ritrovai di nuovo in sala operatoria cinque giorni dopo per una deviazione dell’ intestino.

La deviazione serviva a tenere pulita la zona della fistola e facilitarne la chiusura; avrei dovuto portare un sacchetto sul fianco sinistro per sei mesi e poi una volta che la fistola si fosse chiusa da sola (secondo le previsioni del medico) mi avrebbero rimesso l’ intestino a posto. Ho scoperto solo in seguito che la fistola aveva un diametro di tre centimetri e che il secondo intervento è servito solo a cancellare le tracce di quelli che a mio parere sono stati errori medici. Ho scoperto anche dopo che il tessuto della vagina era andato in necrosi e la vagina col tempo si è completamente chiusa. Ho denunciato l’ Ospedale San Camillo, non so come andrà a finire, ma forse è per via di questa denuncia che tutti gli ospedali a cui mi sono rivolta si sono rifiutati di curarmi.

Per anni mi sono sentita dire: ” Non mettiamo mani su interventi fatti da altri, il danno lo deve riparare chi l’ ha procurato “.

Dopo aver messo in atto diverse forme di protesta sono stata operata a Firenze all’Ospedale di Carreggi , aprile 2014 per la chiusura della fistola. Intervento riuscito. Bisognava aspettare che tutto si cicatrizzasse per rimettere a posto l’ intestino e poi ricostruire la vagina. In verità non sono mai stata inserita in una lista di attesa, non c’era nessuna intenzione di intervenire a meno che non succedesse qualcosa di clamoroso.E allora l’ ho creato io il clamore, rendendo pubblica la mia storia prima in un video realizzato da Saverio Tommasi per FanPage e poi con articoli che sono stati pubblicati su blog importanti.

La notizia è stata snobbata dai media a cui mi sono rivolta.

L’ Ospedale San Camillo è uno degli ospedali più importanti di Italia e gode di protezioni politiche importanti. Questo è quello che penso io e mi assumo la responsabilità di quello che dico. Il Professore Felici che mi aveva operata nel 2000 è andato in pensione e ha lasciato il posto di Primario del reparto al nipote Carlo e quello di chirurgo per gli interventi di riassegnazione al Dott. Maggiulli.
Io, dopo quasi tre anni, sono qui con l’ intestino deviato e la vagina atrofizzata e pare non ci siano strutture in grado di risolvere i miei problemi per quanto riguarda la vagina.

Per questo motivo ho lanciato un crowdfunding per operarmi all’ estero.

Moltissime persone transessuali hanno subito danni anche più gravi nell’ ospedale dove sono stata operata ma non denunciano per timore di ritrovarsi nella mia situazione: prive di assistenza sanitaria e abbandonate al loro destino.
D’altro canto il crownfunding, che ho avuto l’idea di creare, sta dando degli ottimi risultati.
E’ stato bello sentire la vicinanza e l’affetto delle persone che anche se non mi conoscono personalmente, vogliono aiutarmi a curarmi e a guarire.
A loro va, un grandissimo ringraziamento e la mia riconoscenza. Spero, in definitiva, di raggiungere presto il traguardo che mi consentirà di operarmi in Thailandia, dove ci sono medici specializzati in questo tipo di interventi.

Per sostenere Elena Sofia Trimarchi a migliorare le sue condizioni di salute affinché possa vivere una vita “normale” è possibile effettuare una donazione anche direttamente sulla sua Postepay naturalmente intestata a Elena Sofia Trimarchi, IBAN IT95G0760105138211250711254.
Il numero della carta per donare da un tabaccaio qualunque è 5333 1710 1307 9526
Per Paypal usare il numero sopra e l’ indirizzo [email protected] – Causale: Intervento Chirurgico o Aiutiamo Elena.

Se la raccolta supererà il costo dell’intervento ogni euro in avanzo sarà devoluto ad Emergency

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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