Buzzi sì, Buzzi no, la fiera delle banalità

A leggere questi presunti verbali d’interrogatorio emersi dalla stampa, Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative ci dispensa una serie di banalità che ogni italiano e romano già conoscono.

Da Buzzi scopriamo l’acqua calda, vere o non vere queste dichiarazioni quanto meno sono verosimili. Come i ladri di Pisa i partiti si scannano di giorno per spartirsi meglio la torta di notte, e la torta parla di un mucchio di soldi che transita dalle cooperative ai politici e dalla politica alle cooperative per far mangiare la mucca, e la mucca mangia per dare posti di lavoro, soldi e prebende varie. I soldi servono per le campagne elettorali, quelle costosissime a fronte di gettoni di presenza che permetterebbero solo ad un ricco magnate la possibilità di partecipare, oppure posti di lavoro che in questo periodo di crisi significano voti di preferenza da intere famiglie.

Ogni eletto ha un grande elettore e ogni grande elettore ha degli eletti, vere e proprie cordate di politici riconducibili a ben distinte “famiglie” con pacchetti di voti al seguito, favori fatti e da ricevere, e ogni “famiglia” -qualcuno le chiama correnti ma di politico hanno poco- deve avere la sua fetta di potere, di beni da gestire, di appalti da indirizzare, di imprenditori da soddisfare, perché questi ultimi foraggiano il sistema: oggi pago e domani ricevo, ma sempre soldi pubblici sono.

La concorrenza

La concorrenza esiste solo sul piano dei finanziamenti leciti o illeciti alla politica, perché è grazie alla politica che quei soldi rientrano, come i zecchini d’oro di Pinocchio si piantano nel terreno pubblico per far nascere rigoglioso l’albero. In tutto questo giro di soldi di privato non c’è nulla, anche i soldi pagati dagli imprenditori non sono altro che anticipazione o liquidazione di soldi pubblici avuti senza bandi, o con concorrenti già scelti in anticipo e gare già decise a tavolino. La cosa più penosa è che nei palazzi tutti conoscono come funziona il sistema, bastava ascoltare fin dagli anni 70 Marco Pannella per sapere come la ruota girasse, eppure il Marco nazionale fu relegato nel Pantheon dei diritti civili, guai a ricordare i suoi trascorsi di amministratore locale, soprattutto ad Ostia. Il sistema a Roma è stato foraggiato un po’ da tutti: dagli imprenditori ai centri sociali, ognuno ha dato il suo apporto.

Salvatore Buzzi ci dice negli interrogatori che se la procura non lo avesse arrestato il cerchio si sarebbe completato anche con questa amministrazione, già erano pronti 150 mila euro in mazzette e tanti altri sarebbero stati fatti circolare in consiglio e fuori da questo. Con buona pace dell’attuale sindaco Ignazio Marino che si prende il merito di tutto il buono -poco- e scarica agli altri tutte le sconfitte e le schifezze -tante-, difficilmente senza il lavoro della procura qualcuno si sarebbe “accorto” di qualcosa. Il sistema va cambiato e non si capisce come possa avvenire questo cambiamento se le regole che hanno portato alla elezione di questo consiglio comunale e regionale sono quelle descritte, frutto di anni di rodaggio: una cosa nata quadrata non diventa tonda solo per dichiarazione.

SenzaBarcode Redazione

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