Il calvario delle periferie romane con Marino

Si sa che per Ignazio Marino ed il Pd romano ormai esistono solo Fori Imperiali, Colosseo e Ostia, tutto il resto è abbandonato alla desertificazione: soprattutto le periferie romane.

A Roma non c’è più nulla che funzioni decentemente, è crollato miseramente il “modello Roma” tanto vantato dal PD negli anni. Tralasciando la questione Mafia Capitale, perché non si può attribuire il crollo di una capitale solo ed esclusivamente a questo fitto intreccio di malaffare, altrimenti lo scioglimento di Giunta e Consiglio sono atti dovuti e non mera opinione; e facendo finta che solo una parte del sistema della Capitale sia stato devastato da questi moderni lanzichenecchi, viene in automatico farsi delle domande: che fine hanno fatto i servizi essenziali che dovrebbe avere una metropoli, anche nel terzo mondo?

Trasporto pubblico

Basta farsi un giro nelle periferie romane per capire la devastazione in atto in alcuni quartieri. Un esempio? La razionalizzazione secondo il piano Improta ha portato ad un taglio di 1.806.361 chilometri percorsi dai bus, quasi tutti in periferia: a patire di più sono le periferie romane a nord; già da un anno Primavalle paga un grosso tributo insieme a Labaro. Non solo soppressioni permanenti, ma anche temporanee: a Montespaccato due linee, 981 e 985, vengono “temporaneamente” soppresse lasciando anziani, giovani ed invalidi senza alcun mezzo pubblico: non si sa quando e se verranno ripristinate entrambe causa lavori sul manto stradale (???) che si annunciano lunghi, forse lunghissimi; e ovviamente nessuna alternativa e zero informazioni su tempi e modalità alla cittadinanza. Ne sanno qualcosa coloro che, sempre nella stessa zona, hanno avuto nel tempo problemi a Casalotti per frana con chiusura di via della Maglianella.

La cultura e un optional

Nelle periferie romane se togli i mezzi pubblici e disincentivi l’uso del mezzo privato almeno lascia intatta il più possibile l’offerta culturale. Invece no! Come volevasi dimostrare, teatri che hanno offerto concerti memorabili come sul Bel Danubio Blues, il concerto di capodanno 2015 del Teatro Tor Bella Monaca, rischiano la chiusura definitiva. Tra questi si può annoverare il Teatro Quarticciolo e Scuderie di Villa Pamphili. Alessandro Benvenuti, direttore artistico del teatro Tor Bella Monaca, si spinge a dichiarare: “Il dolore per la chiusura scaturisce proprio da questo, dal voler ignorare un ‘miracolo sociale’ che è avvenuto a Tor Bella Monaca”, parla di presidio culturale e di affetto della gente in un quartiere problematico.

L’incapacità di ascoltare la città

A noi cittadini non interessa solo sapere di bandi tarocchi, di imbrogli e di ruberie, interessa avere un minimo di trasporto pubblico decente anche se non abitiamo nel tridente, e vogliamo andare a teatro anche senza abitare a Torre Argentina o a via del Viminale. Sembra ci sia del sadismo nel far patire ai romani lacrime e sangue per responsabilità che non hanno. Prendiamo in prestito le parole di Ernesto Galli della Loggia su Marino:

“Quanto alla sua persona, prendo atto dell’invidiabile pedigree romanesco che egli vanta. Ma ai miei occhi ciò rende ancora più stupefacente la sua assoluta incapacità di entrare in sintonia con il cuore e le viscere della sua città, di ascoltarla e di farsene ascoltare”.

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