Landini politiche del lavoro risalenti anni ’80

Nel corso della kermesse organizzata a Roma dal Presidente della FIOM, Maurizio Landini, verrà presentato il “Workers Act” di “Sbilanciamoci!”

Riceviamo e pubblichiamo, da Jessica Verzulli, Coordinatrice Forza Italia Giovani Abruzzo e vice Coordinatrice Forza Italia Abruzzo

Un piano di lavoro che intende da un lato criticare il “Jobs Act” di Renzi, illustrandone le contraddizioni e i punti critici, dall’altro presentare un’ alternativa. La domanda è, un’alternativa non dovrebbe essere anche nuova? Landini ritiene davvero valide proposte che si rifanno ad un’idea di lavoro che risale addirittura ai tempi della crisi del 1983, quando nei cortei si gridava «lavorare meno, lavorare tutti!»?

Torna questo vecchio slogan, nel documento e in quella piazza, dove di innovativo e alternativo non ho visto davvero nulla, se non una politica già superata da un documento del 1985, dove il “contro-slogan” era “lavorare tutti, lavorare di più!”.

E’ la classica concezione del lavoro della sinistra, dove a farla da padrone nelle sorti del futuro dei lavoratori – ovviamente parliamo quasi esclusivamente di dipendenti -, è lo Stato e i finanziamenti pubblici. Il Workers Act prevede infatti la creazione di 250mila posti di lavoro pubblici, per un costo di 5 miliardi l’anno che a detta degli economisti che hanno contribuito alla stesura del progetto, possono essere coperti. Si chiede anche di implementare i fondi previsti per l’assunzione di giovani nel Servizio Civile Nazionale, coprendo 150mila ragazzi ogni anno.

Ancora nel corso del piano leggiamo molte volte le parole investimento pubblico, fondi europei, Cassa depositi e prestiti, fondi pensione e d’investimento… , segno che a parlare è una parte di sinistra che non ha cambiato atteggiamento, ma che crede ancora che il lavoro sia un diritto che si crea per mano pubblica, che fa parte di quell’Italia che ancora sogna per i propri figli “il posto pubblico”, che è di certo più sicuro, mentre il resto del mondo che funziona prepara i propri giovani per metterli in condizioni di generare lavoro ed esprimere il proprio talento.

Si passa poi all’organizzazione lavorativa. Il principio chiave è redistribuire il lavoro che c’è, calibrando il carico fiscale e contributivo sul salario, a seconda della durata dell’orario di lavoro: zero tasse sulla fascia dei lavoratori a orari ridotti e a salire in relazione alle ore lavorative, fino ad arrivare all’ammontare vigente per le 40 ore settimanali. Lavorare meno sarà quindi davvero più vantaggioso, come recita il vecchio slogan.

Fortuna che nella breve parte dedicata ai lavoratori autonomi si intravede uno spiraglio di buon senso, con la proposta di conferire a questi una tutela dagli abusi dei committenti, la protezione sociale per la disoccupazione, la gravidanza, la malattia e gli infortuni.

Se da una parte Landini ha il merito di portare in piazza un dibattito caro a tutti noi, giovani e non, come il lavoro, d’altra parte è tanta la delusione una volta appreso che le proposte messe in campo non sono tanto differenti da quelle di 30 anni fa. Nel frattempo l’Italia è cambiata ed è rimasta orfana di una sinistra che possa considerarsi davvero tale e che al contempo sappia guardare al futuro.

SenzaBarcode Redazione

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