Benny Moschini: intervista al cantautore napoletano

Intervista a Benny Moschini per SenzaBarcode.

Dal 12 gennaio il cantautore napoletano Benny Moschini è nelle radio con il suo ultimo singolo, “Il Senso”, tratto dal CD “Sono qui ancora”. L’album è stato curato dall’etichetta musicale bolognese SanLucaSound di Manuel Auteri, con la direzione artistica del Maestro Renato Droghetti in collaborazione con il chitarrista Luca Longhini. Questo giovane artista, con i cinque singoli che hanno preceduto “il Senso”, ha già dato prova delle sue abilità. La voce profonda e ruvida contraddistingue ogni brano, dà carattere ed espressività ad ogni nota e sicuramente sarà l’arma che lo condurrà al successo.

Quando e come ti sei approcciato alla musica? 

Per caso! Un caso davvero fortunato, direi. All’età di quattro anni i miei genitori mi regalarono una tastiera giocattolo, aveva solo un’ottava. Quell’ottava è bastata per segnare il mio destino. Non ho mai capito se si fossero accorti quanto fosse stato importante quel regalo… Però parte tutto da lì!!

Quali sono le tue maggiori fonti di ispirazioni ed influenze musicali? 

Amo la musica, ne ascolto tantissima. Per questo è difficile parlare di influenze… Ho scoperto Jamiroquai che mi ha “introdotto” dal Funk, Jazz e Latin fino al Rock dei Deep Purple, l’elettronica dei Muse ed una passione per il Pop Italiano. Ma non è tutto! Ogni viaggio che faccio, ogni paese che visito aggiunge un tassello, una linea al grande disegno della musica. Cerco sempre di assimilare la musica che ho intorno… E’ proprio fame!! !

Affermarsi nel mondo della musica in Italia non è un’esperienza semplice. Qual è stato il percorso che ti ha condotto fino alla pubblicazione del primo album? Quali sono i mezzi o le manifestazioni grazie alle quali un giovane artista può farsi spazio in questo settore?

Innanzitutto serve umiltà e voglia di imparare, mi fa ridere chi vuole fare musica e ascolta solo i propri pezzi. Internet, oggi, è senza dubbio la piazza più importante per cominciare a farsi conoscere perché se non crediamo in noi stessi per primi nella nostra musica non possiamo andare lontano. I concorsi aiutano ma “siamo in Italia” quindi sappiamo come va. Quello che mi appaga è l’estero, infatti sono partito con solo la mia musica e sono andato via, per poi tornare. “Sono qui, ancora”

Con quale artista vivente o meno avresti voluto collaborare? 

Domanda interessante!! In realtà ce ne sono tantissimi, però sai sono napoletano e per scaramanzia non parliamo dei “viventi”, non si sa mai! Per il resto mi sarebbe piaciuto moltissimo vivere fra gli anni sestante e i settanta… Lì si va sul sicuro, avrei voluto conoscerli tutti (i musicisti) e sarebbe stato un sogno poterci lavorare insieme!!

Quale canzone avresti voluto scrivere e quale invece non potrebbe mai far parte del tuo repertorio musicale?

Ce ne sono davvero tante, la musica è bella e di gradi successi è piena la discografia. Una fra tutte? Sally di Vasco. Emozione pura! Credo sia impossibile non rispecchiarsi in questa canzone! E’ uno dei pezzi che avrei voluto scrivere io… Spero un giorno di potermi riuscire ad esprimere così!

Clelia Tesone

E m'abbandono all'adorabile corso: leggere, vivere dove conducono le parole. La loro apparizione è scritta; le loro sonorità concertate. Il loro agitarsi si compone, seguendo un'anteriore meditazione, ed esse si precipiteranno in magnifici gruppi o pure, nella risonanza. Una delle più belle citazioni di Paul Valery per molti, come me, che crescono tramite una pagina, che sia letta, scritta o studiata.

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