Precarie scolastiche: la lotta per la difesa del posto di lavoro

Il posto di lavoro non si tocca, lo difenderemo con la lotta. Centinaia di corde vocali usurate, le precarie scolastiche, le insegnanti di ruolo, le educatrici. Ancora lotta senza tregua. Antivigilia di Natale al Tempio di Giove.

Le prime volte che le incontravo portavamo le maniche corte, la battaglia delle precarie scolastiche, le insegnanti, le educatrici e delle lavoratrici della scuola stava cominciando. Mi permetto di rivolgermi a loro al femminile perché oltre il 90% del personale è donna e perché sempre loro incontro. Hanno visi solari e tanta frustrazione nel cuore.

Il 23 dicembre le trovo al Tempio di Giove, loro sono la piazza, quelle che fanno “casino” col megafono e strillano, battono, cantano. Loro sono le precarie che incontrate a scuola e che i vostri figli adorano. Sono le maestre che hanno preparato la recita di Natale e le educatrici che nei nidi coccolano i vostri bambini che piangono quando hanno la febbre.

Queste sono le donne che reggono la società. Quelle che questa Amministrazione sembra non vedere o sentire. Per me ormai sono anche un po’ amiche che incontro tutte le settimane. Anche sotto al Tempio di Giove sono tante e faccio parlare tre di loro. Fabiana è una educatrice di ruolo del nido del Comune di Roma “noi siamo qui per difendere i nostri diritti e i diritti dei bambini” puntualizza Fabiana ” vogliamo continuare a lavorare in un ambiente che sia di qualità, così come abbiamo fatto per decenni anche grazie all’Amministrazione e alla formazione che ci ha permesso di migliorare la nostra figura e il nostro ruolo”. Anche per questo ritengo speciali queste donne, chiedono di poter lavorare al meglio per noi, per i nostri figli e per la nostra società. Certo che la lotta verte anche sul loro stipendio e sull’umiliazione di vedere il loro lavoro peggiorato, aumentato e pagato meno, ma non si possono scindere le due cose e loro non dividono i loro diritti con quelli dei bambini.

Rosanna è un’insegnante della scuola dell’infanzia usa parole dure “quello che sta succedendo è la distruzione, la polverizzazione del significato profondo dei servizi educativi. Quello che succederà se questo contratto unilaterale andrà avanti, sarà un ritorno indietro di cinquant’anni dove il ruolo era quello di mera sorveglianza”. Continua poi Rosanna tornando direttamente sui diritti dei bambini ” non dimentichiamo che i bambini sono a scuola per otto ore, e sono a scuola perché hanno delle necessità psicologiche e di sviluppo fondamentali. Tali necessità non sono minimamente, neanche in una riga, considerate nel documento prodotto dalla Giunta di Ignazio Marino“.

E sulle precarie scolastiche torna sempre Rosanna “non solo noi abbiamo questi compiti importanti di didattica e quindi rispettiamo e cerchiamo di lavorare su quelle che sono le necessità dei bambini ma ci vogliono far fare anche le supplenti. Questo significa bloccare la possibilità di carriera scolastica delle precarie” . Significa che più di tremila persone potrebbero perdere il lavoro, significa che le storiche precarie scolastiche che hanno acquisito capacità ed esperienza varranno quanto un kleenex e saranno semplicemente”dismesse

Un altro degli aspetti stupefacenti di queste donne è che tra di loro c’è unione, in piazza le insegnanti di ruolo difendono le precarie scolastiche e insieme difendono la scuola e il diritto di ogni bambini. Sono per questo tutte maestre, le mie, che trasmettono questo amore per il loro mestiere e per la città di Roma. Penso che se fossero loro alla guida della scuola romana io vorrei tornare una piccola alunna.

Serena rappresenta le precarie storiche “noi siamo una figura a sostegno delle insegnanti di ruolo che questa Amministrazione, con l’atto unilaterale, vuole togliere definitivamente” sono moltissime le domande che mi pongo ogni volta che ho a che fare con la “mestrine incazzate”, ma quelle più spontanee sono se qualcuno di questa Amministrazione ha dei figli che Serena e le altre conducono alla crescita, oppure se mai l’Assessore o chi ha stilato la proposta per la revisione del sistema scolastico è mai andato a vedere come lavorano o ha passato almeno qualche ora nelle classi. Perché a volte ho come l’impressione che parlino di qualcosa che non conoscono affatto. Il loro non è un lavoro a cottimo o da “un tanto all’ora” e non trattano con pezzi di legno, ma con bambini e la sicurezza in questo caso non è mai troppa, come non è in esubero il personale che si deve occupare di loro, la formazione dello stesso e l’estrema riconoscenza che tutti noi dobbiamo avere verso chi educa e aiuta a crescere le donne e gli uomini di domani.

Continua ancora Serena “questa Amministrazione è sorda, non ascolta nessun tipo di categoria e specialmente la nostra che è quella più toccata sia dal lato economico che nella qualità del servizio”. Se nessuno di questi membri dell’Amministrazione riesce a vederla in modo poetico/umano, la guardi dal punto di vista politico: i bambini -e pure le maestre- sono voti, magari non tutti di oggi, ma diluiti nel tempo sono voti e preferenze!

Chiudo questo articolo con qualcosa che ha detto ancora Serena, che deve far riflettere a fondo e che ha me ha strappato una serie di considerazioni “provocatorie”. A voi tutte Buon Natale, ci vediamo in piazza.

“Il problema di fondo è questo, che noi siamo entrate nel 2006 con un bando pubblico, solo che adesso loro ritengono che noi non siamo più idonee a svolgere questa professione perché alcune colleghe non hanno potuto partecipare al concorso pubblico”

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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