Nonostante la repressione il movimento No Tav non si ferma

Renzi diserta Chiomonte. Dopo la chiusura estiva ricomincia l’attività della magistratura e riparte un’altra stagione No Tav.

Nonostante la grande attesa, le televisioni, il numero sempre ben nutrito di forze dell’ordine, i No Tav, tra cui pensionati e pacifici giocatori di bocce, riescono a far fare dietro front al Presidente del Consiglio Renzi che aveva annunciato la sua visita al cantiere di Chiomonte. Le scuse ufficiali sono state altre, naturalmente, ma il risultato non cambia: “Renzi la faccia non ce l’ha messa”. A quanto pare si tratta di un appuntamento che viene solo rinviato e tuttavia, date le ultime e continue contestazioni, forse è il caso di riflettere sull’utilità di queste passerelle politiche.

Sempre più persone oggi si stanno rendendo conto che i No Tav (tanto famosi, brutti e cattivi) avevano ragione quando prevedevano e denunciavano una serie di mali che affliggono la nostra società e soprattutto il nostro sistema di potere. Il disagio sociale aumenta per motivi economici, certo, ma anche perché in molti stanno sperimentando sulla propria pelle le soluzioni proposte dallo stato: grandi opere, grandi decisioni prese alla faccia della salvaguardia del bene pubblico, grandi truffe, grandi sfratti, grandi arrivederci – non abbiamo più bisogno di lei.

I No Tav, quei montanari, contadinotti, stupidotti, sporchi, brutti e cattivi, stanno spiegando e facendo notare da qualche tempo anche un’altra cosa. L’obiettivo politico di ogni governo oggi al potere sembra quello di stroncare alla base ogni dissenso. Per fare questo si manipola l’informazione pubblica, per lo meno quella a larga diffusione, si utilizzano le forze dell’ordine non per “servire” i cittadini ma per terrorizzarli, si fa fronte al dilagare dell’indignazione tramite strumenti coercitivi di ogni tipo che costringono al silenzio, oppure isolano, interi gruppi persone.

Per esempio, mettiamo il caso del processo a 53 attivisti No Tav per i fatti del 27 giugno e 3 luglio 2011, giorni in cui venne sgomberata la Libera Repubblica della Maddalena, nata per difendere l’area archeologica dalle speculazioni del cantiere. Le accuse sono di: resistenza, lesioni e devastazione. Eppure si è deciso che il processo si svolgesse presso l’aula bunker di Torino, perché fosse chiaro alla maggioranza non informata che si tratta di pericolosi terroristi e potenziali capimafia. Per esempio, prendiamo il caso dei quattro detenuti dal 9 dicembre come pericolosi terroristi. Le accuse riguardano i fatti del maggio 2013, durante i quali un gruppo di circa 30 persone tentò il sabotaggio del cantiere armato di tenaglie, bengala e fuochi d’artificio. Nel dubbio, mentre ancora si discute in tribunale circa la reale pericolosità di questi ordigni, ti ritrovi in custodia cautelare a tempo indeterminato.

I No Tav comunque non retrocedono di un passo e, nonostante tutto, moltiplicano gli sforzi. Non si fermano e continuano a lottare sia “mettendoci la faccia”, sia promuovenodo l’informazione, denunciando senza paura corruzioni, falsità e omissioni.

 

Cristina Di Pietro

Classe 1986. Laurea Magistrale in Lettere conseguita con il massimo della dignità. Citazione preferita: "se comprendere è impossibile conoscere è necessario" (P. Levi).

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