La BuonaScuola: partecipazione attiva, investimenti, autonomia e altre cose

La BuonaScuola di Renzi e del Ministro Giannini spiegata in 12 punti e in un dettagliato e colorato Pdf di 136 pagine dedicato: “a tutti gli innovatori d’Italia.” Riflessioni di una qualsiasi aspirante all’insegnamento.

Lo ammetto: la forma, gli specchietti di approfondimento, i grassetti, i colori, i disegni e la finezza retorica mi hanno conquistata. Inutile sparare a zero e criticare cercando virgole sbagliate e refusi. Questo documento si legge bene, è accattivante e alla fine pensi proprio di aver capito quasi tutto e pensi anche che quello che c’è scritto è concreto e affronta e propone un’opinione argomentata su tutti gli aspetti che da sempre stanno a cuore: a noi che abbiamo protestato e probabilmente protesteremo, a noi insegnanti da decenni o insegnanti da pochissimo, a noi che siamo presidi, a noi che siamo segretari, a noi che siamo giornalisti e dobbiamo scrivere un pezzo ma non abbiamo idea di cosa si stia parlando, a noi che abbiamo figli a scuola, a noi che siamo studenti e finalmente possiamo provare a contestualizzare le nostre lamentele e quelle dei genitori (insegnanti o non), a noi che forse ci piacerebbe insegnare, ma che non ci fidiamo dei sindacati e dei facili movimentismi che propongono scioperi e ricorsi su ricorsi dopo aver fatto finta di rappresentare i nostri diritti, a tutti noi! Per cui davvero complimenti, soprattutto all’Ufficio stampa. Si consiglia la lettura integrale che potete trovare qui.

La BuonaScuola sarà bellissima. Innanzi tutto, ci sarà un corpo insegnanti giovane e altamente qualificato, coeso e appassionato, tutto casa e scuola. Gli insegnanti potranno finalmente dimostrare al mondo quanto valgono attraverso la collezione di crediti didattici, formativi e professionali a cui saranno vincolati i loro scatti di stipendio. Per esempio se i tuoi alunni sono delle capre, e per questioni etiche non intendi dare voti alti a caso pur di avanzare di carriera, pare che tu possa comunque impegnarti continuando a studiare e a migliorare le tue competenze educative oppure partecipando attivamente alle attività organizzative e progettuali dell’istituzione scolastica.

La nuova BuonaScuola avrà tutto. Avrà i soldi per sistemare gli edifici e ammodernarsi, avrà dirigenze efficaci, il completamento dell’autonomia scolastica darà spazio alle esigenze locali e globali, ci si potrà avvalere di investimenti pubblici e privati trasparenti, le stesse regole saranno date anche agli istituti privati. Si migliorerà la competitività su tutti i livelli senza lasciare indietro nessuno.

Sarà bello frequentare una BuonaScuola dove ognuno si sente parte di un processo più ampio, quello formativo e educativo, grazie a cui le proprie aspirazioni e le proprie predisposizioni si trasformeranno nel lungo termine in benessere collettivo. Questo anno scolastico poi, sarà fantastico. Il Ministero coinvolgerà attivamente i rappresentanti degli studenti e i docenti che compongono le Consulte Nazionali, i Consigli di istituto, le assemblee di classe. L’invito è quello di elaborare critiche e suggerimenti, organizzare dibattiti, analizzare da più punti di vista la scuola per migliorare insieme la proposta. Un’occasione più unica che rara, bisogna ammetterlo, da non perdere.

Se mi fidassi della classe dirigente e politica italiana, direi senza riserve: si! evviva! Voglio che la BuonaScuola diventi realtà, voglio che questo sia il mio ambiente lavorativo, voglio insegnare, anche se mi costerà un sacco, anche se dovrò superare test e concorsi, anche se la mia sanità mentale potrebbe vacillare a causa degli sforzi e delle aspettative deluse. Voglio che gli studenti siano felici di vivere in una BuonaScuola, si sentano partecipi e stimolati a imparare anche le cose che sul momento non li attraggono, ma che capiscono essere utili per la loro formazione in generale. Che bello lavorare dentro questa BuonaScuola dove colleghi demotivati, che scelgono l’insegnamento perché non si immaginano cos’altro poter fare della loro laurea, o a cui l’educazione non interessa un bel niente, non ci saranno più! Il ruolo dell’insegnante tornerà a essere considerato importante! Il rispetto per le istituzioni educative delle famiglie e degli alunni sarà alto e fondato su basi concrete!

Sarà che la fiducia è davvero poca, sarà che cambiare i propri orizzonti di attesa significa brancolare nel buio, sarà il fatto è che ci troviamo in una “crisi perenne” che è diventata categoria interpretativa di ogni passo, di ogni scelta personale, di ogni discorso sul presente e sul futuro. Il risultato è che non sono molto ottimista. Anche perché su certe cose proprio non si proferisce parola, per esempio: le classi continueranno a essere composte da 30 alunni minimo? Si intende aumentare lo stipendio base o no? Forse dobbiamo farcene una ragione, nonostante le nostre amate intelligenze e buone maniere, e considerare l’ipotesi di sospendere il giudizio in attesa della grande consultazione pubblica in arrivo.

Cristina Di Pietro

Classe 1986. Laurea Magistrale in Lettere conseguita con il massimo della dignità. Citazione preferita: "se comprendere è impossibile conoscere è necessario" (P. Levi).

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