Ancora arsenico, metalli pesanti e microcistine nella Tuscia

Riunione presso la sede di Accademia Kronos di Ronciglione. All’ordine del giorno la potabilità delle acque del viterbese ancora distribuite nonostante l’arsenico, altri metalli pesanti e in alcuni paesi microcistine cancerogene.

Il prof. Ezio Gagliardi, direttore del laboratorio di analisi sulle acque e sui cibi “Alimentazione Ambiente srl” di Roma, ha spiegato le patologie derivanti dall’arsenico nelle acque, quali tumori, diabete e ipertensione arteriosa. Gagliardi ha anche fatto presente che in alcune zone di Ronciglione nelle acque è stato trovato l’Uranio 238.

Raimondo Chiricozzi, presidente del Comitato provinciale AICS e del Comitato acqua potabile, ha parlato degli studi epidemiologici che parlano di gravi malattie derivanti dalla esposizione ad inquinanti e della insufficiente risposta delle istituzioni che hanno sottovalutato a lungo i problemi della potabilità. Riferendosi alla situazione di Ronciglione e Caprarola ha detto che le istituzioni nulla stanno facendo per il disinquinamento del lago di Vico avvelenato da diserbanti e concimi chimici. Ha chiesto di abbandonare l’ipotesi del prelievo delle sue acque a fini potabili, finché questi non verranno proibiti realmente e verrà disinquinato il lago e avviata l’agricoltura biologica. Ha anche detto delle iniziative del comitato acqua potabile appoggiato dalla ADUC. Fra queste la richiesta di rimborso del 50% rivolta a tutti gli enti gestori della Provincia di Viterbo; la causa per danni, affrontata con l’ausilio dello studio legale Pistilli per inadempienze contrattuali, per inosservanza delle leggi italiane ed europee, nei confronti degli enti gestori, vinta già a settembre 2013 e l’ottenimento per i cittadini ricorrenti di € 1000 (quota una tantum) e la condanna degli enti gestori alla riduzione della bolletta acqua del 50% .

La soluzione del problema acqua potabile, ha detto Chiricozzi, potrebbe essere quella indicata già da tempo dall’Università di Viterbo che ha esposto più volte gli studi effettuati sul sottosuolo viterbese. Le proposte quali quella del grande acquedotto, vanno esaminate per il lungo periodo, dato che allontanano nel tempo la soluzione effettiva del problema. Allo stato dei fatti la scelta disastrosa ed antieconomica dei dearsenificatori, fatta dal commissario all’emergenza Polverini, non può ora essere eliminata. I dearsenificatori debbono essere messi in funzione ed in fretta, data la drammaticità della situazione igienico sanitaria.

Bengasi Battisti sindaco di Corchiano, ha svolto il suo intervento sulla necessità che si prenda coscienza della gravità della situazione da parte della popolazione. Solo così è possibile farsi sentire a livello istituzionale. Ha anche spiegato lo studio fatto dall’Università della Tuscia sul territorio viterbese per individuare sorgenti e falde freatiche prive o con contenuti molto limitati di Arsenico. Quindi occorre utilizzare fonti dove l’acqua è con poca percentuale o priva di Arsenico è l’unica strada seria da intraprendere, in quanto i dearsenificatori attuali, oltre a costare molto nella realizzazione e nella manutenzione, non danno tutte le necessarie garanzie di efficienza.

I rappresentanti del Movimento 5 Stelle, hanno posto l’interrogativo sui 22 milioni di euro stanziati dalla Regione Lazio per i dearsenificatori, hanno detto di voler lavorare ad una campagna informativa dei cittadini e di aver chiesto ai propri consiglieri regionali e ai parlamentari del M5S di esaminare attentamente il problema a tutti i livelli.

Il presidente della coperativa castanicoltori e presidente del Comitato per il Parco Archeologico naturalistico della Tuscia, Angelo Bini, ha dichiarato di essere favorevole alla ricerca di alternative ai dearsenificatori, ed ha Parlato della necessità di un grande progetto per un acquedotto che porti acqua veramente potabile dalle sorgenti della provincia di Rieti, alla provincia di Viterbo.

A tal proposito Ennio La Malfa ha parlato di un progetto detto “Smart Water” che alcune nazioni europee hanno già avviato. Il progetto è composto da una grande rete capillare di condotte d’acqua che potrebbero interessare tutta l’Italia. Per Accademia Kronos questa è la strada da percorrere, scartare cioè la presa di acqua da pozzi con acqua cariche di Arsenico, Uranio 238, di altri metalli pesanti e microcistine.

Al termine della riunione tutti i presenti hanno convenuto sulla necessità dell’informazione corretta dei cittadini e quindi di organizzarsi affinché venga svolta con serietà.

SenzaBarcode Redazione

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