Maps to the stars – L’impossibile libertà delle farfalle

Recensione: Maps to the stars. Tossicodipendenza, alcolismo, rapporti umani basati solo sul denaro, l’ascesa sociale associata alla pochezza etica e morale.

Quello di Cronenberg sembrerebbe un film di critica sociale. Il denaro può pagare gli ampi spazi ordinati e le case di design di una Hollywood in pieno sole. Il dottor Weiss (John Cusack) e sua moglie Christina (Olivia Williams) sono una coppia di successo. Lui è una sorta di guru motivazionale, lei segue la carriera del figlio Benjie, stella cinematografica tredicenne e problematica. In Maps to the stars, il dottor Weiss ha in cura Havana Segrand (Juliane Moore, premiata a Cannes), famosa attrice in fase declinante. Sembrerebbe una (tipica) critica al mondo delle celebrità.

Vladimir Nabokov, uno dei riferimenti dichiarati del regista, oltre al mestiere di scrittore ha esercitato quello di entomologo professionista presso il museo di Harvard. Seguendo il suo esempio prendiamo le pinzette e una lente di ingrandimento. In Maps to the stars potrebbe capitare di vedere una splendida farfalla o un bruco peloso, e non è detto che il bruco non sia più bello della farfalla. (Attenzione, seguono spoiler).

Cronenberg cerca, come il telepatico del suo film Scanners, di entrare nella nostra testa. Da questo punto di vista Maps to the stars diventa una riflessione sulla possibilità di essere liberi. Libertà è il titolo di una poesia di Paul Eluard, il cui testo é il giuramento d’amore tra il giovane Benje e la sorella Agatha (Mia Wasikowska), allontanata anni prima dopo aver drogato il fratello e dato fuoco alla casa. Il tema dell’incesto viene triplicato, gli stessi genitori di Benjie sono fratello e sorella, mentre l’attrice Havana Segrand, in un edipo rovesciato, vuole a qualsiasi costo interpretare sua madre in un film. Coerentemente con la teoria psicoanalitica (A Dangerous Method, 2011), il rimosso é una potenziale minaccia per il nostro barcollante equilibrio e può riemergere e tormentarci. La figlia tornerà, scatenando una serie di eventi degni di una tregedia greca.

E’ come se il regista di Maps to the stars volesse beffardamente mostrarci il fatale impasse della libertà assoluta; anche chi apparentemente può fare ciò che vuole, deve fare i conti con i propri fantasmi, con la propria Ombra. Con ironico distacco, Cronenberg ci guida alla visita della sua collezione di farfalle, inchiodate in una teca per nostro divertimento e orrore.

Alberto De Paulis

Informatico cinefilo e viceversa, osserva il mondo dall'interno di Genova e della sua testa. Alla trasgressione preferisce la digressione. Indeciso esiste, a volte desiste.

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