Carceri: Radicali in sciopero della fame. Emergenza anche a Latina

Carceri italiane, l’esempio negativo per eccellenza. Sovraffollamento, mancanza di tutela sanitaria, strutture fatiscenti. Renzi non si esprime e i Radicali sono in sciopero della fame.

I Radicali hanno cominciato il satyagraha (azione nonviolenta di dialogo) nella mezzanotte del 27 febbraio quando mancavano 90 giorni al 28 maggio, data ultima per l’Italia fissata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo come scadenza per regolarizzare la condizione di vita dei detenuti nelle carceri.

Tante volte SenzaBarcode ha ospitato le molte azioni del Partito Radicale sulla condizione di umiliazione e non vita che, Marco Pannella e Rita Bernardini in prima linea, denunciano da anni. La Segretaria dei Radicali Italiani aggiorna il suo blog, e il 28 marzo scrive:

Il mio sciopero della fame lo sto portando avanti da 24 giorni, contando i giorni che ci separano dal 28 maggio prossimo. Sono insieme ad altri “mille” che, a loro volta, si sono organizzati in digiuni a staffetta fino a quella data, o dando vita a manifestazioni davanti alle carceri o tampinando con lettere e mail i rappresentanti istituzionali di governo e Parlamento responsabili del mancato adempimento di quanto previsto dalla sentenza Torreggiani dell’8 gennaio 2013. Sentenza “pilota” diretta a censurare le violazioni strutturali da parte dell’Italia dell’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti Umani che ha come titolo “Proibizione della tortura” e che recita “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”. L’obiettivo della sentenza pilota è quello di determinare i conseguenti adeguamenti dell’ordinamento interno atti a far cessare le violazioni denunciate nelle migliaia di ricorsi presentati dai detenuti alla Corte di Strasburgo…

Mentre Matteo Renzi è impegnato con il presidente degli Stati Uniti, contro Grasso e il Senato, contro le auto blu e la spending review e anche un po’ contro il “povero” – considerando il mero fattore economico – sindaco di Roma Ignazio Marino, tace completamente sul tema carceri, indulto ed amnistia. Forse nella sua corsa al cambio delle “regole del gioco” – espressione usata in modo quasi compulsivo al programma “Bersaglio Mobile” condotto da Enrico Mentana – pochi giorni prima del 28 maggio provvederà con un colpo da maestro -spero non tirando i dadi – a ridare dignità e vita ai detenuti delle carceri italiane.  Il consigliere regionale di Forza Italia, Giuseppe Simeone, ha visitato nei giorni scorsi la struttura di Via Aspromonte a Latina, ed ha dichiarato:

“La severità della pena non può, e non deve, essere confusa con la mancanza di rispetto per la dignità delle persone recluse. La situazione del carcere di Latina è di massima emergenza…. Il carcere di Latina, che ho visitato in questi giorni, necessita di interventi mirati e degli strumenti adeguati per uscire da questa gravissima situazione. Anche la giustizia sta subendo gli effetti deleteri e negativi di quei tagli lineari che nulla hanno a che vedere con la spending review. Il contenimento della spesa, infatti, avviene con la cancellazione degli sprechi e con l’efficienza dei servizi erogati, si traduce nel taglio della burocrazia, che resta il male principale del nostro Paese, e si ricapitalizza in qualità. Ma tutto questo non avviene e la struttura riesce ad andare avanti solo grazie alla dedizione e alla passione di chi la dirige e di chi opera al suo interno

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano a proposto delle carceri italiana ha dichiarato: “è un problema da non trascurare nemmeno un giorno in più” era il 17 dicembre 2013. Per aderire all’azione non violenta in favore dei detenuti nelle carceri, potete seguire il collegamento al sito ufficiale del PRNTT –  Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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