La Bella e la Bestia 2014: La recensione del nuovo film di Vicent Cassel

Dal 27 Febbraio 2014 Vincent Cassel sarà protagonista della nuova trasposizione cinematografica de “La Bella e la Bestia “, di seguito la recensione.

Perché “la Bella e la Bestia” è un fiaba che ha tanto successo? Sono ben dieci, con quella del 2014, le interpretazioni cinematografiche dell’opera, eppure questa è una storia che ben si può definire immortale. Da Apuleio che cantò nelle Metamorfosi di Amore e Psiche a Belle della Disney potere indomabile e protagonista è l’amore, un sentimento così forte da cambiare un’intera esistenza. Nei film, nelle fiabe, nei racconti riusciamo facilmente a coglierle queste sensazioni sui volti dei protagonisti, ma nella vita reale le cose sono piuttosto diverse. Nella vita di tutti i giorni ci aspettiamo di ritrovare emozioni esasperate, l’amore lo scambiamo per passione e così la storia della Disney dove la bella riesce a cambiare la bestia ci sembra anche accettabile, anzi desiderabile.

L’amore non ti cambia e non perché non esista o perché sia impossibile da trovare nella vita reale, ma perché l’amore è accettazione dell’altro. La Bella e la Bestia nella versione della Disney commette questo grande errore, confonde la realtà con la fantasia: un principe dispotico e viziato, divenuto bestia per mano di una strega, miracolosamente cambia grazie ai sentimenti puri di una giovane fanciulla. Nel 2014 come duemila anni fa l’amore è altro. Grazie a questo sentimento di comprensione l’anima umana è libera di esprimersi,è libera di essere, senza che l’uomo abbia il timore di esser giudicato, sfruttato, ferito. Allora l’amore non può non esser considerato raro, ma solo perché capire, aprire il cuore e la mente all’altro, è molto più difficile rispetto al celarsi dietro ad una maschera di indifferenza. La Bella e la Bestia di  Villeneuve e  Beaumont sono molto più vicine a questa interpretazione ed a queste versioni che si ispira Christophe Gans, regista del film di cui è protagonista nel ruolo della bestia Vincent Cassel.

La nostra recensione non può non soffermarsi sulla trama. Gans da ampio spazio al Padre e ai fratelli di Belle (Léa Seydoux) e quindi all’antefatto che precede la cattura della giovane donna. Nel 1810 il padre di Belle, un facoltoso mercante, dopo aver perso il proprio patrimonio a causa di un naufragio, scopre il castello della bestia da dove ruba una rosa. Per l’oltraggio la Bestia condanna a morte l’uomo. La giovane figlia sentendosi in colpa, essendo la rosa a lei destinata, decide di sostituirsi al padre. Al castello la Bestia decide di salvarle la vita. Scena dopo scena vedremo i due conoscersi e gradualmente innamorarsi.

Come nelle precedenti opera, è la bella ad essere il cuore e l’anima del racconto. In ambiente cupo ed oscuro Belle è una stella luminosa, piena di vita. Le scelte di fotografia esaltano le caratteristiche del personaggio: l’ambiente è quasi sempre in penombra e la figura della donna domina grazie ai colori sgargianti degli abiti ottocenteschi, la pelle diafana, i capelli color oro.

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Clelia Tesone

E m'abbandono all'adorabile corso: leggere, vivere dove conducono le parole. La loro apparizione è scritta; le loro sonorità concertate. Il loro agitarsi si compone, seguendo un'anteriore meditazione, ed esse si precipiteranno in magnifici gruppi o pure, nella risonanza. Una delle più belle citazioni di Paul Valery per molti, come me, che crescono tramite una pagina, che sia letta, scritta o studiata.

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