Racconto breve: Il cerchio dell’elusione

Aveva finalmente superato quella soglia, seppur con il cuore in gola, ed era pronta a fronteggiare tutte le paure che l’avevano assalita fino a quel momento.

Era convinta che, una volta raggiunto il cerchio dell’elusione, avrebbe dovuto sopportare gli infamanti giudizi dei suoi simili.

Mi disprezzeranno per ciò che ho fatto. Pensava.
Mi detesteranno per il dolore che sto provocando ai miei cari. Temeva.
Nonostante quelle persone di fronte a me hanno fatto la mia stessa scelta… proprio per questo, mi biasimeranno. Credeva.

Gli sguardi eterei dei suoi simili si posarono sul suo volto terrorizzato: la sua paura di essere giudicata le chiudeva la gola, negandole qualsiasi possibilità di proferir parola. Il suo udito tentava disperatamente di intercettare i bisbigli dei suoi simili. <<Un’altra sorella… guarda com’è giovane>> sussurravano due signori di mezz’età. <<Perché non si presenta? Di cos’ha paura?>> mormoravano due giovani ed avvenenti ragazze, che in quel luogo erano finalmente riuscite ad esprimere la bellezza interiore che avevano represso quando erano in vita.

Notando il terrore della nuova arrivata, una giovane coppia si avvicinò alla ragazza, con sguardo sereno e rassicurante. <<Benvenuta nel cerchio dell’elusione. Non aver paura. Non hai nulla da temere. Non avevi nulla da temere prima, non hai nulla da temere ora>>.

La nuova arrivata riuscì inizialmente a proferire timidamente solo un semplice “grazie”, prima di essere circondata dai suoi simili. <<Ovviamente sai già il motivo per cui ti trovi qui, e spetta solo a te saperlo. Noi tutti abbiamo deciso di eludere le nostre esistenze, ritrovandoci in questo luogo d’incontro dove possiamo sorvegliare i nostri cari>>.

<<Che significa? E perché non v’interessa sapere il motivo per cui sono qui?>> disse allarmata la nuova arrivata.
<<Non siamo qui per giudicarti, sorella. Hai avuto i tuoi motivi, saperli non cambierà le cose, per nessuno>>.

La giovane ragazza aveva eluso di sua spontanea volontà il dono che aveva ricevuto, quello della vita. Quelle persone erano come lei e proprio per tale motivo riuscivano a capirla meglio di chiunque altro.

<<Che significa “sorvegliare i miei cari”?>> domandò.
<<Potrai continuare ad osservarli>>.
La ragazza non voleva. <<Non voglio osservarli. Ho paura di vederli soffrire per la mia scomparsa. Non voglio vedere la sofferenza che ho provocato nei miei cari>>.
<<Non sei obbligata a farlo. Se vuoi, puoi osservarli mentre loro sono ancora in vita. Oppure continuare a pregare per loro>.

La ragazza fu accolta senza alcun giudizio di sorta, senza sconforto. Con rispetto per la sua scelta. Non erano lì per puntarle il dito contro. Il nostro cuore è un pozzo, e solo noi siamo capaci di vederne il fondo. Forse.

La ragazza non aveva il coraggio di guardare. Invidiava infinitamente quei suoi simili, atti ad osservare i propri cari. A differenza di quella coppia che l’aveva accolta, lei voleva sapere perché quelle persone fossero lì. I due signori di mezz’età erano nel cerchio perché non riuscivano a vedere oltre il proprio presente: licenziati improvvisamente, la loro vita aveva ricevuto un fardello che non erano riusciti a sopportare. Le due giovani ragazze avvenenti avevano gettato al vento il proprio dono rifugiandosi in una felicità chimica, senza provare a trovare la forza di agguantare, con le proprie mani, quella naturale. La coppia di fidanzati, invece, si era conosciuta proprio nel cerchio. “Lui” aveva tutto, e per questo non riusciva a desiderare nient’altro. “Lei” credeva di aver perso tutto, ma in realtà aveva tutto da guadagnare.

La differenza tra l’esser vivi e morti, in realtà, non era la vera caratteristica che contraddistingueva il cerchio dell’elusione: ciò che era davvero diverso è che si sentivano tante voci. Le persone parlavano. Si aprivano. Raccontavano gioie e dolori del passato e del presente, dei propri cari. Ciò che erano riusciti a fare solo in parte quando ancora in vita.

Quando la nuova arrivata prese coraggio e cominciò ad osservare ciò che stava succedendo ai propri cari, si rese realmente conto di quella reale differenza tra i due mondi: in quel momento avrebbe voluto diffondere a chi si trovava lì giù quella nuova consapevolezza. Sapeva che ciò le era impedito, ma era sicura che un giorno avrebbero capito anche loro ciò che significava. Il suo cuore, nel caldo centro del cerchio, continuava a pulsare forte e vivo nel ricordo di chi era ancora laggiù, e ciò riusciva a darle finalmente conforto.

Dedicato a V.

Giuseppe Senese

Sono un laureando in Scienze e Tecnologie Informatiche, che nutre anche numerose passioni come la musica, il cinema e il calcio. Adoro il Rock Progressivo degli anni 70' (soprattutto quello britannico e quello italiano) e sono un tifoso sfegatato del Napoli.

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