Kombucha Elisir di lunga vita

Il Kombucha non è un fungo ma una colonia simbiotica di batteri e lievito,  il nome tecnico è zoogleal mat, a vederlo fa quasi impressione e spesso ci si domanda se proviene dal pianeta Terra, ma è buono, fa bene, è versatile … insomma, l’elisir di lunga vita!

kombucha

All’inizio dell’estate 2013 ho assistito ad una vera e propria mobilitazione, la corsa al kombucha era cominciata a Roma, il fermento era tanto. Lo cercavamo ovunque questo fungo/non fungo. Leggevo di gruppi in Sardegna dove non sapevano più che farsene, sembrava si moltiplicasse velocemente, tanto che nessuno era più in grado di “spacciarlo” (termine tecnico per chi si occupa di condividere il kombucha, ma utilizzato anche tra i possessori di grani di kefir e di pasta madre, presto articoli) e se lo mangiavano!cotti come frittelle, frantumati e sminuzzati come fertilizzante, frullati e spalmati come maschere per il viso, ma i nostri non funghi continuavano a non arrivare. Fino al giorno in cui una telefonata mi ha annunciato: “l’ho trovato, ne ho tre!” Sabina aveva ricevuto da me i grani di kefir e ora aveva gli Skuby (Symbiotic Colony of Bacteria and Yeast, colonia simbiotica di batteri e lievito). Quando andai a prenderlo ero entusiasta, poi uscì da casa di Sabina con  il “coso” nel barattolo di vetro da un litro, pieno di liquido giallino acetoso e viscido e mi domandavo perché mi era venuta quella fissa.

Il kombucha è il te fermentato da questo agglomerato, dello skubi se ne ha notizia sin dal 250 A.C., per l’esattezza dalla dinastia cinese dei Qin. Per loro era l’elisir dell’immortalità, erano convinti che creasse un equilibrio nel meridiano Ki (milza e stomaco) aiutando la digestione e permettendo al corpo di concentrarsi unicamente sulla guarigione o che comunque lo rinforzasse tanto da non farlo ammalare. Il “fungo” si fa largo nel mondo, arriva in Russia e nei paesi dell’est. Il nome pare arrivare dal medico Kombu, un coreano che curò l’imperatore Inyko. In rete si trovano tantissime informazioni sul kombucha e molti miti sulla sua provenienza. Quello che, però, pare certo è che siano state svolte diverse ricerche sul “fungo”.

Il Dottor Sklenar usò il Kombucha per il trattamento del diabete e con successo stando alle carte. Se ne servì anche per l’alta pressione sanguigna, per i problemi legati alla digestione, allo stomaco e all’intestino, reumatismi e gotta. Il campo più importante su cui lavorò il dottor Sklenar fu il trattamento biologico del cancro, pare che inserì il Kombucha  nel programma. I metodi sembra abbiano avuto così tanto successo da spingere diversi medici ad inserire il kombucha nelle loro prescrizioni; addirittura un’azienda porta il suo nome, si occupa di produrre la bevanda e le pastiglie di Kombucha.

Ma come si prepara? Qui le informazioni si sprecano e sono tutte e il contrario esatto! Sono partita usando solo delicatissimo e raffinato te verde o nero, lavando il fungo magico nell’aceto di mele, zuccherandolo solo con zuccheri raffinati. Poi ho capito che è il fungo stesso ad essere immortale! In questo periodo ho una piccola produzione di kombucha (due funghi nati in questi giorni) ad alimentarsi per diventare cicciona per la bevanda estiva. Con quelli donati dalla mia amica Sabina, che ora sono 5 dischi grandi quando il vaso che li contiene e pesanti circa un chilo, sto invece producendo aceto, partendo sempre da te classico (e molto economico) in bustina e usando zucchero semolato. Un gruppo facebook che per me è stato indispensabile è ” Tutto il kombucha del mondo“, vi insegneranno a prepararlo, a creare dell’aceto fantastico e a confrontarvi con altri “kombucini”.

La preparazione di base è per ogni litro d’acqua, mettete in infusione due cucchiaini (circa 5 g ) di tè nero o verde nell’acqua appena bollita. Si può utilizzare anche il tè in filtri. Lasciate le foglie di tè in infusione per 15 minuti. Filtrate ed eliminate le eventuali foglie, aggiungete circa 70 – 100 g di zucchero per litro d’acqua nell’infuso filtrato prima che si raffreddi. Unite un decimo di te starter, ossia della precedente produzione, vi sarà donato insieme al fungo o sarà il vostro nelle successive preparazioni. Lasciate fermentare il tutto per 8 – 12 giorni. Imbottigliate e lasciate maturare in frigorifero per almeno tre giorni. Avrete una bevanda fresca, dissetante e molto salutare. L’elisir di lunga vita è servito!

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Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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