Spring Awakening a Modena: recensione e impressioni

Il tour di Spring Awakening è sbarcato a Modena al Teatro Comunale Luciano Pavarotti con noi di SenzaBarcode nelle prime file. Ecco le nostre impressioni:

Spring Awakening

L’esplosione di energia di Spring Awakening on tour è passata anche da Modena, lasciando dietro sé un carico emozionale intenso, fatto di adrenalina, nostalgia e tante riflessioni. Spring non è un’opera teatrale convenzionale e ciò lo si capisce fin da subito, fin dal momento in cui si prende posto e si scruta con curiosità l’allestimento scenico preparato ad arte per suscitare i primi interrogativi. Dopodiché, a luci spente e riflettori accesi, la sua vera natura salta subito all’occhio dimostrando una cura maniacale da parte della regia per luci e scenografie, frutto quest’ultime di voluttuose proiezioni su di una lavagna vuota, immagini sempre in movimento che si amalgamano perfettamente a ciò che gli attori mettono in scena.

La scena stessa in cui si svolge l’opera muta al mutare dello stato d’animo dei personaggi e nasconde in sé tanti piccoli segreti: tante porte, porticine, finestre che i protagonisti sapientemente disvelano al momento più opportuno, dando vita, specialmente durante il primo atto, ad uno spettacolo ricco di dinamismo e senza la noia di pause inopportune.

La scenografia mutevole è certamente uno dei punti cardine dello spettacolo, ma non l’unico: altro elemento caratterizzante è dato dalla presenza di un’orchestra posizionata appena in penombra a lato del palco; quasi con se i musicisti facessero loro stessi parte della storia, essendo il cuore e l’anima delle canzoni che rappresentano non solo il terzo elemento caratterizzante dello spettacolo, ma anche e sopratutto il modo viscerale con cui i personaggi ci manifestano le loro emozioni. Ultimo pilastro di Spring Awakening sono proprio i personaggi, tutti perfettamente e nettamente caratterizzati l’uno dall’altro, ognuno con le proprie turbe, i proprio sogni ed il proprio particolare modo di comunicarli.

L’amalgama che fuoriesce dall’unione di questi elementi è uno spettacolo davvero piacevole, capace di far innamorare, ridere, piangere e cantare. La parte più intensa, divertente e varia dell’opera è senza dubbio la prima metà, dove si sviluppa a ritmo incalzante il climax che esplode all’inizio del secondo atto, aprendo la via ad un finale toccante e drammatico. Momenti divertenti s’alternano e scene profonde e toccanti, messe in scena da un cast giovane ma davvero preparato, tra cui spiccano senza dubbio non solo le indiscusse abilità delle due chiocce Gianluca Ferrato e Francesca Gamba (rispettivamente tutti gli uomini e tutte le donne adulte), ma anche la maturità che i protagonisti sono riusciti a portare in scena, con una nota di merito certamente rivolta a Flavio Gismondi, che con Moritz Stiefel si è trovato a dover interpretare un personaggio davvero complesso nelle sue tante sfaccettature, riuscendoci davvero egregiamente.

Al termine dell’opera un breve giro nel backstage, guidati dal direttore artistico Pietro Contorno, ci ha permesso di conoscere gli attori al di fuori del palcoscenico, dandoci l’impressione una volta di più che ragazzi così giovani siano riusciti a mettere in scena un’opera davvero complessa ed interessante. Da ultimo abbiamo raccolto le impressioni del regista Emanuele Gamba, che nel dovere di perfezionismo che il suo ruolo impone ci ha confidato di non essere stato del tutto soddisfatto di come l’opera è stata messa in scena, affermando che tanto lavoro c’è ancora da fare per portare il tour all’eccellenza che crediamo certamente gli competa.

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